La guerra e la scelta di alzare la spesa militare fino al 5% del PIL, oltre a perseguire una scelta politica e morale discutibile, agisce sul piano economico, ridefinendo priorità e investimenti.
Certo molto dipende dalle differenti situazioni nazionali. Per questo abbiamo promosso un incontro specifico durante le giornate dell’università estiva, promossa da transform! europe e dal Partito della Sinistra Europea, che abbiamo tenuto a Parigi dall’11 al 13 luglio, per analizzare e conoscere tre campioni rappresentativi della varietà delle situazioni in Europa.
Che impatto hanno le politiche di riarmamento in paesi come Polonia, Italia e Germania?
La Polonia è un paese che già spende più del 5% in spese militari e conta un esercito di 400.000 unità, paragonabile all’esercito francese. Qui gli elementi storici di sottomissione e o spartizione tra Russia e Germania, sono stati utilizzati per fomentare un nazionalismo esacerbato dal rapporto non sempre facile con l’UE. Un rapporto spesso conflittuale dovuto anche dal ruolo stretto che gli USA hanno giocato, usando spesso la propria influenza sul paese usandolo come testa di ponte per gli interessi nordamericani nel continente e con il fine di ostacolare la UE.
Di tutt’altra vicenda parliamo quando trattiamo l’impatto che avrebbe questo innalzamento delle spese militari in Italia. Visto che molta parte di queste spese andrebbero a pesare ulteriormente su un debito già alto, sembrerebbe ai più una spesa insostenibile. Un innalzamento che dovrebbe essere articolato in 10 anni con il provabile ricorso a trucchi contabili per far rientrare spese indirizzate ad altri capitoli di spesa, come spese dedicate al dual use quando non direttamente militari. Chiaramente questo costo ha solo due vie per essere perseguito: aumento delle entrate o taglio delle uscite e visto il mantra della riduzione delle tasse che la destra, non solo in Italia, persegue, mi sembra inevitabile che l’impatto cadrebbe sulla riduzione della spesa pubblica.
Più complessa è la vicenda tedesca, dove la propaganda anti russa ha macinato molto e si è espansa ben al di là dei settori sociali più direttamente coinvolti, spingendo le politiche interne ed estere, al limite dall’essere contro gli stessi interessi nazionali. L’illusione di trovare nel riarmo la soluzione alla reindustrializzazione che deve affrontare, non solo in Germania ma tutta la filiera produttiva dell’auto, si scontra con gli studi che dimostrano il basso impatto che ha la spesa militare ha sui livelli produttivi e di impiego. Al contrario di quanto la fanno investimenti in cultura, welfare e spese per l’ambiente e riconversione energetica.
La questione della pace e del rifiuto di percorrere il riarmo resta dunque un punto di partenza per le politiche che la sinistra in Europa deve mettere al centro per dare la sicurezza ai propri cittadini e cittadine. Una sicurezza che si basa su un lavoro dignitoso, una protezione sociale e una riconversione ecologica che, come dimostrano le temperature fuori da ogni normalità stanno investendo l’Europa e il globo.
A questo hanno fatto riferimento Marga Ferrè, presidente di transform! europe e Walter Baier presidente del Partito della Sinistra Europea nei loro interventi conclusivi dell’università estiva.
Roberto Morea
