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Von Der Leyen al 50%

di Roberto
Musacchio

360 su 720. Questi sono i numeri con cui il Parlamento europeo ha respinto la sfiducia alla Presidente della Commissione Von Der Leyen. Un numero veramente risicato a fronte di una risoluzione che, partendo dai banchi di una delle estreme destre presenti ed avendo racimolato le 72 firme necessarie, veniva data per puramente simbolica o addirittura un “favore” che avrebbe rafforzato Von Der Leyen. Non è stato così. La mozione, il cui focus stava negli addebiti mossi alla Presidente sulla trasparenza nella gestione dei contratti sui vaccini su cui erano arrivate le iniziative degli organi di sorveglianza UE, era scritta male e piena di argomenti complottisti di destra. Peggio però ha fatto Von Der Leyen che più che rispondere agli addebiti si è andata andare ad accuse di putinismo. E poi lei, con il suo modo di fare ondeggiante tra maggioranze ma fermo sulla bussola del riarmo, scavalcata però dal 5% NATO, ormai è in calo tra molti. Soprattutto tra socialisti e verdi, ormai ridotti a portatori d’acqua, cioè di voti. Che questa volta non sono arrivati tutti, visto che anche sette Mep del PD sono risultati tra i non votanti. Come la maggioranza di The Linke, contro Von Der Leyen da sempre ma contro le destre. Che però nella parte della ECR, il gruppo di Meloni, hanno anche loro non partecipato al voto. Al quale hanno partecipato i Cinquestelle votando Sì alla sfiducia come alcuni altri del gruppo The Left. E come avrei fatto io, per chi interessa. Perché alla fine si votava sì o no alla fiducia. E sulle trattative sui vaccini Von Der Leyen non se la merita come ha dimostrato per anni The Left incalzando su tutto, contratti e brevetti. Per non dire del resto. Peccato che questo lavoro di opposizione da sinistra a Von Der Leyen non sia riuscito ad arrivare ad una sfiducia da sinistra. Per i numeri. E per la complicità e subalternità socialista. La “presa” socialista su Von Der Leyen, ma anche sul PE e in generale sulla politica UE è ai minimi termini. Addirittura il gruppo popolare ha ceduto il proprio posto sulla guida degli obiettivi climatici per il 2040 ad un rappresentante della destra del gruppo dei Patrioti. Mossa del capogruppo Mansel, un’altra delle leadership tedesche che gioca la sua partita. E Von Der Leyen più che applicare l’agenda verde la va smontando. Ancora peggio fa la Spd in Germania sostenendo il Cancelliere Merz che dichiara che il governo di Israele fa il lavoro sporco per tutti e che con il riarmo la Germania tornerà al suo posto nella storia. Da brividi. Non per quei quattro MEP della ECR polacca che hanno presentato un emendamento, approvato, alla ennesima risoluzione bellicista sulla Ucraina per inserire l’uso dei missili Taurus tedeschi contro il territorio russo. Cosa che va bene a Trump che dice che le armi all’Ucraina le devono pagare gli europei. Una bella guerra Russia Germania/UE sarebbe manna per gli USA che già adesso incassano in armi e in energia. E nonostante ciò Trump manda letterine per i dazi al 30%. Cui Von Der Leyen risponde pigolando. In realtà dazi e liberoscambismo sono due facce dello stesso potere capitalista, per altro saldamente in mano alla globalizzazione finanziaria. Due facce della lotta di classe rovesciata, entrambe da far pagare alle classi sociali dominate. Lo sapeva bene Marx che parlava di critica dell’economia politica. E il movimento alter globalista, contro la finanza, i liberi scambi e il protezionismo e per i diritti sociali e ambientali e l’economia dei beni comuni e della cooperazione. Qualche pigolio la UE lo spende sull’attacco subito dalla relatrice ONU Albanese da parte dei governi di USA e Israele. Dal governo italiano neanche i pigolii. 

Roberto Musacchio

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