Voto donna

di Nicoletta Pirotta – Non è stato facile trovare dati significativi sul voto delle donne alle elezioni europee del 26 maggio scorso. La categoria del genere pare non costituire, anche in questo caso, un elemento di particolare interesse e dunque viene in larga misura rimossa.
Qualcosa comunque ho scovato. Relativo esclusivamente alle forze politiche che hanno superato la soglia di sbarramento del 4%.
Prima di “dare i numeri” (relativi al nostro Paese) e proporre qualche riflessione mi pare utile ricordare la composizione del precedente Parlamento nel quale le elette rappresentavano il 36,1% del totale, in assoluto 271 deputate su 751, un buon numero dunque.
Nel corso degli ultimi decenni la situazione ha subito un’evoluzione a favore delle elette. “La percentuale è cresciuta gradualmente andando ad affiancare in maniera equilibrata il numero dei ‘colleghi’ uomini. Partendo dal 1979 – anno in cui sono state istituite le elezioni europee – dove la percentuale di donne era solo del 16,6%, si è poi assistito a un aumento della stessa. Ad oggi la rappresentanza femminile più numerosa è detenuta da Malta con il 67% di parlamentari donna. Prendendo in considerazione e come punto di riferimento la media UE che si attesta al 36,1%, si può dire che quasi tutti i più grandi Paesi presentano una percentuale di presenza femminile al di sopra della media, Italia compresa. Subito dopo c’è l’Italia con una percentuale del 40%, seguita dalla Gran Bretagna (41%), dalla Spagna (41%) e dalla Francia con il 42%” (https://quifinanza.it/).
I dati aggiornati della composizione del nuovo emiciclo riguardo alla presenza di donne non sono ancora disponibili.

I numeri in Italia
È utile ricordare che le elettrici e gli elettori chiamati al voto, lo scorso 26 maggio per eleggere il nuovo Parlamento Europeo, sono stati circa 50 milioni. Il dato generale dell’affluenza è risultato in diminuzione rispetto a quello del 2014 (58,7%), attestandosi al 56,3%. Si tratta del risultato più basso della storia repubblicana per una consultazione europea ed in netta controtendenza rispetto al resto d’Europa.
A fronte di 26,2 milioni di donne con diritto di voto ha votato solo la metà di esse e quindi circa 13 milioni di donne non sono andate a votare. Un dato sconfortante.
Fra le donne che hanno votato, come spiega Andrea Viscardi, project manager di You Trend in base a un’elaborazione su un campione di 5.000 interviste realizzate tra il 25 e il 26 maggio e sui risultati scrutinati) il tema più sentito è quello del lavoro (il 10,1% delle donne l’ha indicato come l’elemento centrale nella loro scelta di voto, contro “appena” il 4,6% degli uomini). Mentre per gli uomini è il tema della sicurezza quello più “caldo” (9,2%).
Le donne che hanno votato hanno scelto la Lega e, come seconda scelta, hanno preferito il PD. In particolare secondo un’analisi del voto delle elezioni europee curata da SWG il 37% delle donne che hanno votato hanno scelto di votare la Lega, in misura superiore dunque al risultato generale (34,3%).
Tenendo conto del dato percentuale dato e trasformandolo in voti assoluti, la Lega fra le donne prende circa 4,8 milioni di voti, PD e Siamo Europei 2,8 milioni, il Movimento 5 Stelle 2,2 milioni, Forza Italia 1,1 milioni, Fratelli d’Italia 788 mila voti.
Veniamo ora alle e agli eletti. I dati che riporto sono stati elaborati dall’Istituto Cattaneo.
Ricordo che i partiti avevano l’obbligo normativo di predisporre delle liste in cui fosse obbligatoriamente garantita la parità di genere nelle candidature. L’Istituto Cattaneo fa giustamente notare che nonostante l’obbligo si sono registrate “delle piccole variazioni tra le diverse forze politiche a causa del fenomeno delle candidature plurime (lo stesso candidato veniva riproposto in più circoscrizioni) che ha ‘alterato’ parzialmente la parità di genere”.
Le e i parlamentare da eleggere erano complessivamente 73 o meglio 76 perché 3 verranno“congelate/i” fino alla conclusione delle procedure relative alla Brexit.
Ebbene a dispetto della normativa, in Italia sono stati eletti all’Europarlamento un numero maggiore di uomini rispetto alle donne, come si vede dalla tabella 1. Forza Italia elegge soltanto due donne su otto; Fratelli d’Italia la sola Giorgia Meloni; Lega e Movimento 5 Stelle eleggono quasi lo stesso numero di donne ed uomini mentre il PD si sbilancia verso la componente maschile con 12 uomini e 7 donne.

Tab. 1 – Genere dei candidati e degli eletti alle elezioni europee 2019 per lista (valori assoluti)

N. donne candidate N. uomini candidati Donne elette Uomini eletti
Movimento 5 Stelle 39 37 7 7
Lega 37 35 14 15
Fratelli d’Italia 32 39 1 5
Forza Italia 38 34 2 6
Partito democratico 39 36 7 12
Totali 185 181 32 44

Fonte: elaborazione Istituto Cattaneo

Sulla base della tabella si vede bene come nonostante l’obbligo di liste elettorali paritarie rispetto al genere delle e dei candidati tra i nuovi eurodeputati continua a prevalere il genere maschile. Con la sola eccezione dei due partiti di governo, che eleggono equamente tra i generi.

Alcune riflessioni
1) L’alta astensione fra le donne è un dato preoccupante per almeno tre motivi : il primo è che una così alta astensione fra le donne è indice di una generalizzata sfiducia nei confronti dei partiti; il secondo è che le donne scelgono di non esercitare un diritto, quello al voto, conquistato solo nella metà del secolo scorso, il 10 marzo del 1946 per la precisione e grazie al quale si venne riconosciute pienamente cittadine; il terzo è che se le donne sono sfiduciate nei confronti dei partiti è anche perché questi ultimi sembrano non avere interesse ad entrare in relazione con loro per comprenderne la loro condizione materiale e simbolica.
2) Le donne che hanno votato hanno scelto in larga parte partiti “machisti”, in particolare la Lega. Servirebbe riflettere, e lo dico prima di tutto a me stessa, sul perché la scelta delle donne sia caduta su forze politiche che hanno proposto il disegno di Legge Pillon che rende difficile la vita delle donne che vorrebbero separarsi, approvato un decreto sicurezza che stigmatizza la figura del migrante considerato come invasore, che vorrebbero rimettere in discussione la legge 194/78, che esaltano la famiglia “tradizionale” tanto da aver ospitato il convegno di Verona organizzato dal gotha del fondamentalismo religioso mondiale, che sospendono insegnanti e diffondono paura.
Certo si può pensare alla fascinazione per un “leader” maschio, forte e determinato, ma questo credo che spieghi solo in parte il successo della Lega fra le donne.
3) Il numero dei parlamentari eletti è maggiore di quello delle parlamentari. Nonostante la parità di generi fra le e i candidati.
Anche su questo si dovrebbe riflettere. A partire dalla constatazione che le donne quando votano tendenzialmente non votano donna. La millenaria dominazione patriarcale e quindi la concezione seconda la quale le donne non siano altro che il “secondo sesso” è dura a morire, anche fra le donne stesse. Eppure e di contro sul piano non elettorale assistiamo oggi ad un importante protagonismo delle donne che ha consentito la nascita di un nuovo ed internazionale movimento femminista ed ha riportato sulla scena politica e nelle piazze di tutto il mondo rivendicazioni e lotte inedite, a partire dalla proclamazione dello sciopero globale femminista.
4) Tutto ciò detto credo che forse sarebbe utile una grande e scientifica inchiesta su “donne e la politica”, che cerchi di indagare quali sono gli ambiti privilegiati della partecipazione delle donna alla politica, quali gli atteggiamenti nei confronti del diritto al voto, quanti e quali ostacoli incontrano in un contesto politico (ed anche economico, sociale, culturale) che rimane ancora, sostanzialmente, “a immagine e somiglianza degli uomini” (come ebbe a scrivere Cinzia Sciuto in un articolo comparso qualche tempo fa proprio su Transform!).

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