Quello che abbiamo

Raffaella Bolini – “Abbiamo un problema: la costruzione di un progetto di società alternativa implica un progetto di cittadinanza e di polis, che lo sia altrettanto. Un progetto che sia fino in fondo convincente anche sul piano del consenso politico. Tanto più che le destre hanno un progetto e un’idea di società. E non mancano certo di spregiudicatezza, né di brutalità nel perseguirlo. In Italia, e in giro per il mondo. Senza un progetto, saranno riassorbiti, normalizzati, anche i buoni fatti, anche la creazione di spazi di libertà, di economia sociale e solidale, anche le esperienze di giustizia”.  Lo scriveva Tom Benetollo nel 2002. Due anni dopo, quando credeva fosse il momento di provarci, è morto.

Il fatto è, caro Roberto, che siamo ancora inchiodati lì, quasi due decenni dopo. Venti anni sono niente, rispetto alla storia. Sono però abbastanza per aver creato un gigantesco vuoto politico e culturale occupato dal male – mentre un sistema suicida ci porta a mille all’ora a schiantarci contro il muro dell’auto-distruzione umana.

Parto da qui per interloquire con te.

Tu ti chiedi se esista ancora uno spazio autonomo per un progetto alternativo all’esistente. Io credo che prima di tutto bisogna chiedersi se il progetto esista. Ne esistono tanti frammenti ma isolati e disconnessi, e quindi non leggibili come credibile disegno di altra società, al punto di essere spesso percepiti come corporativi e in contrapposizione gli uni con gli altri.

Non ha più neppure un nome, la società diversa che vogliamo: per definirla dobbiamo usare molti aggettivi, uno a fianco all’altro, e la lista non è mai completa.

L’innesto fra culture è dentro ciascuno di noi – sinistra, culture indigene, beni comuni, femminismo, pacifismo, ecologismo, papa Francesco – ma fino ad ora non ha prodotto sintesi. La produrrà mai? Forse il tempo dell’ideologia scritta sui libri come la Bibbia è finita, forse è il tempo del pensiero a rete – ma della rete abbiamo ancora solo i punti, non il filo che le tiene insieme.

Se, come credo, esiste un potenzialmente forte pensiero anti-sistemico, il tema è come connetterlo perché sia comprensibile, condizione per ricongiungere la catena spezzata della nostra rappresentanza. Ma i frammenti nel sociale non pare abbiano la forza o la voglia di farlo, e nella politica non c’è nessuno che pare avere l’autorevolezza di proporglielo. Qui c’è il corto circuito – chi lo può fare? come? Mi pare varrebbe la pena discuterne.

E’ un periodo in cui peraltro questo lavoro avrebbe senso: il pensiero unico ha scavato a fondo, ma per la prima volta dopo il muro di Berlino iniziano ad emergere dubbi in molti che se lo fecero cadere in testa. Quando facemmo Genova non ne avevano neppure uno. E’ una breccia che andrebbe allargata.

E qui, per non essere troppo lunga, salto molti altri passaggi e mi tuffo dal generale al particolare – all’Italia e alla sinistra alternativa, e al PD.

Io spero abbia ragione chi confida che Zingaretti sposti il PD più a sinistra. Sarebbe un bene per le persone di questo paese. Non ho idea se succederà. Ma a chi ci spera credo farebbe assai comodo un interlocutore anti-liberista autonomo, forte abbastanza, intelligente almeno da non confondere identità con autismo, interessato non solo a distinguersi ma anche a produrre pressione e convergenze laddove possibile.

Le convergenze fanno la forza per spostare le cose, si cercano fra diversi trovando ciò su cui si può stare insieme, lasciando da parte le differenze – come si fa con la Caritas sui migranti, e non sull’aborto. Da che mondo è mondo, sistemici e anti-sistemici possono allearsi su molte cose, visto che il sistema si cambia anche a piccoli passi. Tenendosi ciascuno la propria visione di prospettiva, il proprio percorso e i propri giudizi sull’altro.

E’ assolutamente vero però, come dici tu, che la realtà spinge in senso contrario. Noi siamo convinti che in Italia e in Europa non ci sia solo un pericolo, ma due: destra e liberisti, uniti in un circolo vizioso che si auto-alimenta. La maggioranza delle persone però non lo capisce. E la necessità di fermare Salvini porterà una cascata di acqua al voto utile – qualsiasi cosa altra rischierà di essere percepita come non solo inutile, ma persino dannosa, alle elezioni.

Il soggetto a cui penso io dovrebbe essere abbastanza laico da provare a superare questo ostacolo anche con soluzioni creative adeguate alle spesso orrende leggi elettorali, e potrebbe farlo senza perdere l’anima se esistesse non solo in funzione delle elezioni, ma fosse permanente attore di quella ricucitura sociale e culturale dei frammenti anti-sistemici di cui ho già parlato.

Se sia possibile farlo, o bisognerà tirare i remi in barca, non lo so. Non ci fosse stato il cumulo di sfiducia incrociata che ammazzò l’Altra Europa due ore dopo il quorum nel 2015, forse adesso non saremmo a questo niente – avremmo avuto cinque anni per lavorare, tenere insieme ed allargare la rete già ampia che avevamo costruito allora. Oggi, all’orizzonte non vedo enormi movimenti sociali unitari pronti a spazzare via l’esistente e a dare vita a una nuova gloriosa forza politico-sociale. E la ricerca del leader non mi è mai parsa una soluzione. Abbiamo la Sinistra, io me la terrei. Poi, camminando insieme, insieme si vedrà.

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