Quei cori, “rimandiamoli a casa”, ritmati in Parlamento Europeo a mio parere rappresentano la fine di ogni illusione (o illusionismo) “europeista”. L’Europa Reale è questa, è pessima ed è destinata a peggiorare. È anche per questo senso, drammatico e doloroso, di urgenza che mi ha colpito, che ho pensato, e scritto, che dopo quei cori della destra a casa deve andare Von Der Leyen.
Avevo letto sul Manifesto un articolo che parla di un colloquio tra Schlein e Von Der Leyen dopo le ignobili scene del coro fatto dalle destre dopo l’approvazione dell’ignobile provvedimento sulla reimigrazione con il loro voto al posto di quello socialista e verde. Schlein, dice l’articolo, si sarebbe lamentata delle maggioranze variabili a cui Von Der Leyen ormai ricorre stabilmente (è accaduto nella stessa sessione con un’altra squallida risoluzione contro Cuba votata dai complici de Netanyahu). Della rincorsa, in particolare dei popolari ma avallata dalla Presidente, alle destre. Avrebbe detto di voti che ormai saranno dati volta per volta, come per i socialisti spagnoli. Questo comportamento a metà, dice il giornale, per la paura che si finisca ancora più a destra. Sempre il Manifesto, qualche giorno dopo dà conto di una discussione ormai aperta nel PD con posizioni che vengono avanti a chiedere esplicitamente di uscire dalla maggioranza Von Der Leyen per cambiare pagina considerando che anche la convergenza con i Cinquestelle che era nata sul si a Von Der Leyen andrebbe ora riallineata contro questa Commissione.
Visto il peso enorme delle politiche UE questa situazione va affrontata.
Alcune premesse.
La forma istituzionale della UE è del tutto anomala. Un mix tra intergovernativismo e funzionalismo. Senza Costituzione. Con un parlamentarismo subalterno. In questo quadro la maggioranza politica che ha eletto Von Der Leyen viene elusa sistematicamente. Però il deficit democratico strutturale non giustifica che si accetti questo doppio gioco indecente.
I soggetti politici europei sono una sommatoria senza reale coesione. Ci sono stati socialisti al governo in Paesi nordici che hanno votato lo schifo della reimigrazione.
Il contesto delle politiche della UE è degno della definizione di “Europa Reale”. Un trattato, Maastricht, ordoliberale e iperideologico. A seguire Patto di stabilità, definito stupido da persona informata sui fatti.
Una “politica estera” segnata dagli interessi di area, scandalosamente a doppio standard.
Ora la guerra e la scelta del riarmo di fatto al posto del welfare. Con una lettura del contesto globale che nega tutta la Storia del ‘900 europeo e si trincera in un revisionismo volto ad alimentare la velleità di potenza.
In questo quadro la UE diventa un nuovo nazionalismo sintesi di tecnocrazie e nazionalismi sparsi. Organicamente consegnato alle destre, come nelle previsioni di Enrico Berlinguer.
Dunque se non si cambia radicalmente paradigma verso un alter europeismo sociale, diplomatico, disarmato, cooperativo, aperto e democratico si soccombere. Dare ossigeno a Von Der Leyen per paura di annegare impedisce di riprendere fiato e respirare un’altra aria.
Da ultimo una cosa sui migranti. L’unica lettura che io capisco è che il capitalismo nato sulla rottura con la servitù della gleba oggi vuole nuovi schiavi che non hanno neanche la libertà di muoversi. I migranti sono lavoratori, e persone. Il diritto soggettivo a muoversi toglie le armi di ricatto e consente l’organizzazione di un movimento operaio globale. Per tornare alla lotta di classe ponendo fine a quella rovesciata e alle guerre tra imperialisti fatte con la pelle dei proletari. Linguaggio vetero ma attuale.
Per il Pd questa realtà della UE è il problema. Perché lo scioglimento del PCI e poi tutto il percorso fatto fino al PD è stato storicamente legato alla costruzione della UE. Da Maastricht ad oggi. Il punto è che questo rapporto tra identità politica e funzione storica è stato esercitato nel modo peggiore possibile. Rinunciando di fatto alla identità socialista e mettendosi a disposizione di un processo che aveva tutte le caratteristiche negative per altro ampiamente previste e dibattute nel PCI. Senza Costituzione. Neoliberale. A egemonia tedesca. Incapace di armonizzazione. Si può dire che mentre Togliatti riuscì a fare molta strada con la sua via italiana al socialismo, il Pds, DS, Pd, ma anche i vecchi democristiani, hanno totalmente fallito. Per non parlare degli pseudo eredi di La Malfa che per fortuna contava poco ma aveva una stoffa che manca del tutto agli eredi del centrismo.
Der Spiegel è uscito questa settimana con una copertina che, in occasione dell’anniversario dell’inizio della operazione Barbarossa cioè la guerra di Hitler all’Urss, parla di guerra della Germania alla Russia. Non ci sono più Hitler né Stalin. Tornano le sporche guerre interimperialiste.
Senza socialismo non ci sarà né pace né Europa. È ora che ci si renda conto.
Roberto Musacchio