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Una scienza libera e una ricerca indipendente?

di Riccardo
Rifici

Le vicende legate al Covid e ai vaccini, hanno riproposto la necessità di riattualizzare una discussione che ha interessato una parte consistente degli intellettuali di sinistra negli anni passati. Si tratta del falso dilemma tra oscurantisti e scientisti. É un po’ lo stesso dilemma fomentato dall’intervento della Senatrice Cattaneo, a parole contro l’agricoltura biodinamica, ma, nei fatti, contro l’agricoltura biologica a favore dell’agricoltura industriale.

Premettendo che ho fatto con convinzione e senza alcun dubbio e mie tre dosi di vaccino e che ho più volte polemizzato con tesi novax e complottiste, mi sembra di dover suggerire a tutti coloro che provengono da una cultura di sinistra, di superare la necessità di scegliere tra Oscurantismo e fiducia fideistica in ciò che proviene dal mondo della ricerca scientifica. Magari analizzando meglio l’operato delle multinazionali del farmaco, non solo dal punto di vista politico-economico (vedi questione brevetti), ma anche dal punto di vista scientifico e tecnico, senza cadere nell’illusione che la ricerca scientifica in campo medico sia scevra da condizionamenti e interessi dei grandi gruppi economico-finanziari.

È, infatti, necessario, respingendo le posizioni complottiste e oscurantiste, prendere atto di una cosa quasi banale: la scienza, la ricerca scientifica e la tecnologia non sono neutrali, ma strettamente condizionate dal modello economico imperante. Tanto più se le risorse per la ricerca sono nelle mani dei privati che operano senza alcun condizionamento da parte del pubblico.

È necessario essere consapevoli che la scelta dei problemi da affrontare nella ricerca scientifica e la priorità assegnata a questi problemi, non è dettata dalle esigenze reali delle popolazioni, ma dal modello economico – produttivo, dagli interessi economici delle multinazionali e dalle strategie politico economiche delle grandi potenze. Ciò vale, tanto per la ricerca biomedica, quanto per tutti gli altri casi della ricerca: nei campi della fisica, o dell’agroalimentare, o delle tecnologie informatiche.

Per dimostrare questo assunto si potrebbero fare molti esempi, alcuni datati altri più attuali. Ad esempio ci potremmo domandare come mai, dalla fine dell’800 sino a questo secolo, la tecnologia sviluppata per i motori dei mezzi di trasporto, sia stata solo quella dei motori a scoppio (peraltro senza reali innovazioni, ma solo con implementazioni migliorative della stessa tecnologia), e non quella dei motori elettrici. Ci dovremmo domandare quale motivazione ha portato, alla fine della seconda guerra mondiale, allo sviluppo della ricerca sul “nucleare civile”, invece che alla ricerca di altre fonti (più disponibili e meno costose). Ci dovremmo chiedere quali motivazioni reali portino allo sviluppo di alcuni farmaci piuttosto che altri, o allo sviluppo di altre terapie per alcune patologie. O perché una ricerca nel campo dell’ingegneria genetica abbia portato allo sviluppo di un tipo di soia più resistente all’uso di un diserbante come il glifosato (spesso difeso, in nome della scienza, da alcuni scienziati nostrani come migliore soluzione per produrre più alimenti). Ci dovremmo anche domandare qual è il senso e il motivo per il quale alcuni paesi e alcuni miliardari, nel nome del progresso scientifico investano incredibili risorse finanziari per andare su Marte, mentre ci sono poco meno di un miliardo di persone che non hanno da mangiare per il solo motivo che non hanno i soldi per comprarselo (non perché non c’è cibo a sufficienza!).

L’assurdità di questa situazione appare ancora più grave oggi, in tempo di Covid, per quel che succede in campo sanitario, dove poche multinazionali hanno fatto ciò che ritenevano più conveniente per i loro profitti sia sul terreno economico, sia su quello delle linee di ricerca sui vaccini e sui farmaci.

È quindi necessario analizzare le soluzioni e, talvolta, le “parole d’ordine” veicolate con l’aggettivo “scientifico”, con la consapevolezza che non esiste una Scienza neutrale.

Tra le tante cose contenute nelle riflessioni fatte nei decenni scorsi nel mondo della sinistra, è necessario riprendere quelle che riguardano la scienza e la ricerca scientifica, sia per affrontare le prossime pandemie, sia per affrontare la crisi climatica, sia tutte le altre questioni legate alle profonde ingiustizie sociali che sempre più attraversano il mondo (che poi, a ben guardare, sono cose strettamente legate).

Tale riflessione è anche necessaria per comprendere meglio cosa, ormai da tempo si stia preparando nel campo nelle nuove tecnologie utilizzate non solo nel campo delle produzioni industriali e agricole, ma anche in quello della medicina, dell’informazione, della conoscenza, dell’intrattenimento o della cultura.

Dobbiamo essere pienamente consapevoli che siamo ormai da tempo vivendo dentro un grande processo di ristrutturazione capitalista in cui, anche alla luce di vicende come quelle della crisi sanitaria del Covid, o della crisi climatica, il capitalismo gioca le sue carte non certo a vantaggio dei cittadini (tanto meno di quelli più poveri), ma con l’unica prospettiva di aumentare i profitti e ridurre i conflitti.

Un altro elemento da sottolineare in questo momento, è l’acuirsi della contraddizione tra fattori positivi e negativi insiti nello sviluppo delle reti e delle tecnologie informatiche. Si può infatti cogliere, da un lato, la valenza positiva, sia per i singoli cittadini che per le loro organizzazioni, conseguente al libero accesso alla produzione scientifica e alle informazioni prodotte dalla Pubblica Amministrazione, mentre, dall’altro, si assiste al tentativo di orientare e condizionare le nostre scelte, di selezionare per noi solo alcune informazioni, o addirittura (con quello che si prospetta con la realtà virtuale) di estraniarci dalla condizione di vita reale. Su questo terreno sono tutte da giocare le battaglie per gli open data e l’open access, e le battaglie contro i comportamenti monopolistici delle grandi compagnie dell’informatica nei mercati di qualsiasi genere. Insomma la rete sarà indubbiamente un terreno di scontro contro i poteri privati e pubblici che vogliono limitare e condizionare l’accesso alle informazioni, dove le Big Tech fanno profitti sulla acquisizione di informazioni veicolando relazioni sociali e interpersonali. Per quanto riguarda i monopoli qualche segnale positivo, anche se ancora insufficiente, si può cogliere nelle multe erogate dalla Ue e anche dalle autorità italiane, contro i Big dell’informatica.

Per concludere, proprio in questa fase di grande ristrutturazione capitalistica, è necessario riappropriarsi della capacità di analisi critica di ciò che, sotto il vestito del progresso scientifico e tecnologico ci viene proposto, per coglierne gli aspetti utili e contrastarne quelli dannosi, ciò al fine di ricostruire la possibilità di cambiare “lo stato di cose esistente.

Riccardo Rifici

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