articoli

Tre discorsi di Xi Jinping

di Franco
Ferrari

Gli ultimi mesi, che sono coincisi con le celebrazioni per il centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese, hanno visto il suo Presidente Xi Jinping intervenire con diversi e impegnativi discorsi rivolti sia al popolo cinese che al mondo.

Alcuni di questi possono consentire di fare il punto sulla visione che la leadership cinese ha di alcune questioni ideologiche e politiche di attualità. In particolare, utilizzando tre di questi discorsi, il primo del novembre scorso alla sessione del gruppo di studio dell’Ufficio Politico sui principi dell’economia politica marxista, il secondo che ha avuto ampio risalto nei media in occasione del centenario del partito e il terzo rivolto all’incontro con centinaia di partiti politici in tutto il mondo, si può tentare una approssimazione al rapporto che intercorre tra l’élite cinese e temi quali: l’attualità e l’interpretazione del marxismo, la questione nazionale e la prospettiva della globalizzazione.

Una specifica idea di “marxismo”

La leadership cinese si richiama al “marxismo” (non più al “marxismo-leninismo”, che era la formula ufficializzata e dogmatizzata negli anni ’30 a partire dall’Unione Sovietica staliniana) come principale riferimento teorico1. Il marxismo, nelle parole di Xi Jinping, è tutt’ora attuale ma è interpretato soprattutto come una concezione dell’economia politica. Marx e Engels, partendo dal materialismo dialettico e dal materialismo storico, avrebbero fondato l’economia politica marxista. Questa teoria, alla quale aveva già mostrato il proprio interesse Mao Zedong, in particolare con lo studio del “Capitale” e del principale manuale sovietico in materia, è stata “integrata” dal Comitato Centrale del PCC nel 1978 con la pratica della “riforma” e dell’”apertura”. Secondo l’allora figura politica dominante del partito, Deng Xiaoping, la nuova direzione assunta dalla Cina univa i principi basilari del marxismo con la “pratica del socialismo con caratteri cinesi”.

Nel realizzare quella che viene definita come una “economia socialista di mercato”, il PC Cinese avrebbe apportato una serie di aggiornamenti teorici adattati alla realtà cinese e alla evoluzione dei tempi. Nel definire i caratteri principali dell’economia socialista di mercato, Xi richiama l’affermazione di Deng secondo il quale lo sviluppo delle forze produttive e l’eliminazione dello sfruttamento e della polarizzazione al fine di condurre ad una comune prosperità costituiscono l’essenza del socialismo.

Altro elemento della visione della leadership cinese riguarda la cosiddetta filosofia per un nuovo sviluppo che dev’essere “innovativo, coordinato, verde, aperto e condiviso”. È questa filosofia che deve guidare l’avanzamento dello sviluppo economico della Cina, affrontando le complesse sfide che si presentano sia all’interno che a livello globale.

Il terzo elemento fondamentale richiamato da Xi Jinping nel suo discorso, riguarda la sottolineatura dell’importanza della proprietà pubblica in ambito economico pur in presenza e in coordinamento con altre forme di proprietà, che si devono rafforzare reciprocamente. Il ruolo dirigente del settore statale non può essere messo in discussione.

Secondo l’interpretazione cinese, l’economia politica marxista ritiene che la distribuzione (della ricchezza) sia determinata dalla produzione. Sulla base di questa considerazione il sistema di distribuzione è centrato sul lavoro (“labor-based” secondo la formula utilizzata nella traduzione ufficiale inglese del discorso di Xi Jinping). Affermato questo principio, si riconosce che esistono ancora molti problemi nella distribuzione del reddito con una parte insufficiente che va ai salari e con ancora gap importanti tra i vari settori della popolazione.

La Cina ritiene di poter attribuire i propri successi economici all’avere unito i meccanismi di mercato alla visione socialista evitando i difetti dell’economia capitalista di mercato. In questo modo si riesce ad  integrare l’efficienza del mercato con una capacità di governo effettivo del sistema.

Xi Jinping richiama la visione dell’economia politica marxista secondo la quale la società umana osserverà ad un certo punto la trascendenza della storia dal livello delle singole nazioni alla scala globale. Con l’approfondirsi della globalizzazione, la Cina deve saper fare buon uso dei mercati e delle risorse sia interne che internazionali (e in questo senso il mercato è il miglior strumento di allocazione delle risorse). Conformandosi alla tendenza ad una sempre più profonda integrazione nell’economia mondiale è necessario sviluppare un’economia più aperta, un’attiva partecipazione alla governance economica globale e premere affinché l’ordine economico globale assuma una direzione che lo renda più giusto, equo, cooperativo e di mutuo beneficio per tutti. Questo ruolo internazionale della Cina deve andare di pari passo con la ferma salvaguardia dei propri interessi nazionali.

Si noterà come la visione del marxismo proposta dalla leadership cinese è amputata di non pochi elementi importanti. È assente ogni riferimento alle classi sociali e al conflitto di classe come elemento dinamico che produce cambiamenti e rotture nel processo storico. Viene meno l’aspirazione ad una più generale liberazione da ogni forma di sfruttamento e oppressione che è pur presente nella visione marxiana. Il “marxismo” è quindi ricondotto e ridotto a “economia politica”, la cui funzione è di guidare lo sviluppo economico cinese con una sostanziale centralità dello sviluppo delle forze produttive.

Il ruolo del nazionalismo nell’ideologia del PCC

Alcuni osservatori ritengono che l’ideologia del Partito Comunista Cinese si sia progressivamente spostata, dall’era di Mao a quella attuale, dal marxismo al nazionalismo2. Questa sarebbe la nota dominante del “sogno cinese” (contrapposto al “sogno americano”) di cui parla Xi Jinping per sintetizzare l’attuale visione politica dell’élite cinese.

Il discorso di Xi in occasione del centenario del Partito Comunista, rivolto principalmente al popolo cinese per delineare la prospettiva generale che la leadership indica ai suoi concittadini, offre qualche chiarimento su questo tema3.

Il Presidente cinese ha ricordato che la Cina è una grande nazione, con una storia di più di 5.000 anni, nel corso dei quali ha fornito un indelebile contributo al progresso della civilizzazione umana. L’unico periodo nero di questa lunga storia si è registrato a metà dell’800 quando, a seguito della guerra dell’oppio, il paese è stato praticamente ridotto ad una società semicoloniale e semifeudale. Il popolo soffrì grandi umiliazioni e la civilizzazione cinese precipitò nelle tenebre. Da allora il “ringiovanimento nazionale” è il grande sogno dei cinesi come popolo e come nazione.

Una serie di movimenti popolari fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, come i Taiping, il Movimento di Riforma del 1898, lo Yihetuan (noto in occidente come “Boxers), la rivoluzione del 1911, hanno avviato la lotta del popolo cinese per il proprio riscatto. È il Partito Comunista, fondato nel 1921, sull’onda della rivoluzione d’ottobre e dell’introduzione in Cina del marxismo-leninismo, ad aver assunto come propria missione il “ringiovanimento” della nazione cinese. Il Partito ha potuto mostrare al mondo che il popolo cinese si è rialzato in piedi e che il tempo nel quale la Cina poteva essere bullizzata e abusata è finito per sempre.

La storia del Partito Comunista Cinese viene presentata da Xi Jinping sotto il segno della continuità. Vengono richiamati i nomi di Mao Zedong, Zhou Enlai, Liu Shaoqi, Zhu De, Deng Xiaping, Chen Youn, reintegrando pienamente quei leader che durante la rivoluzione culturale vennero rimosso perché considerati “di destra”, mentre vengono ignorati coloro che invece entrarono in rottura con la leadership maoista ma che ebbero posizioni considerate “di sinistra” come Lin Piao.

La sinizzazione del marxismo e del socialismo sono considerati meriti fondamentali del Partito Comunista che hanno consentito di perseguire una distinta via cinese alla modernizzazione e di creare un nuovo modello di avanzamento dell’umanità. Queste affermazioni di orgoglio nazionale vengono accompagnate dalla chiarificazione che pace, concordia e armonia sono idee che la nazione cinese ha perseguito per più di 5.000 anni. La Cina non ha tratti aggressivi o egemonici nei suoi geni.

La visione che propone Xi Jinping colloca i 100 anni della storia del PCC e i 70 anni della Repubblica Popolare pienamente all’interno della storia millenaria della Cina. L’uso di formule come “ringiovanimento nazionale” o dell’esistenza di “geni” tipici della nazione cinese, rimandano ad un approccio organicistico dell’idea di nazione piuttosto lontano da una visione marxista che, come abbiamo visto, è rivendicata pressoché esclusivamente come strumento di modernizzazione e sviluppo economico. L’uso di argomentazioni nazionaliste è sicuramente presente nei discorsi della leadership cinese e sicuramente essi costituiscono uno degli strumenti di costruzione del consenso, ma si tratta di un nazionalismo che non contiene elementi di suprematismo etnico (presente in genere nel nazionalismo di destra) né una visione di contrapposizione tra gli interessi delle nazioni.

Globalizzazione e multilateralismo

La Cina resta uno dei principali difensori a livello mondiale del processo di globalizzazione. Nel terzo discorso di Xi Jinping che è utile richiamare, rivolto ai partecipanti ad un incontro di oltre 500 partiti politici provenienti da circa 160 paesi promosso dal PC Cinese, viene sottolineato come gli Stati siano sempre più interdipendenti ed interconnessi4. L’umanità è una comunità globale con un comune destino.

I cinesi sono convinti che la globalizzazione economica possa realizzare un processo cosiddetto “win-win”, in cui tutti possono ottenere benefici. La prospettiva di chi afferma “prima il mio paese”, crea una situazione di conflitto e di competizione dalla quale possono solo derivare danni per tutti. Attualmente l’umanità si trova di fronte ad uno storico crocevia. Confronto ostile o mutuo rispetto, isolamento e “decoupling” o apertura e cooperazione ed è evidente che Xi Jinping propone la seconda strada.

È necessario sviluppare la cooperazione a livello mondiale per affrontare i rischi e le sfide comuni, ad esempio nel caso del Covid-19 occorre perseguire un approccio basato sulla scienza e sulla cooperazione per chiudere il “gap immunitario” tra le varie parti del mondo.

Esistono valori comuni tra i diversi popoli (pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà) nonostante le differenze di storia, cultura, istituzioni e livello di sviluppo. Per quanto riguarda la “democrazia”, Xi Jinping ritiene che vi siano molteplici vie e mezzi per realizzarla, anziché un singolo “stereotipo”, anche se poi non chiarisce sulla base di quali criteri un sistema possa essere definito “democratico”.

È stato rilevato che l’attuale leadership cinese, a differenza della fase di basso profilo sulla scena globale che aveva seguito Deng Xiaoping, persegue un progetto egemonico a livello internazionale, se si intende come tale il tentativo di plasmare l’ordine mondiale secondo la propria visione e i propri interessi e di costruire attorno a questa visione un ampio consenso5. Questo progetto va valutato nella sua dimensione ideologica (così come emerge dagli interventi della leadership cinese) così come questa va poi commisurata alla reale azione politica condotta dalla direzione cinese sia all’interno che a livello internazionale. D’altra parte, la Cina è destinata a confermarsi come un attore di primo piano sulla scena mondiale in una fase di accentuato conflitto fra le maggiori potenze economiche e politiche e questo rende indispensabile comprendere come potrà influire sull’azione delle forze che si battono per una prospettiva antiliberista e anticapitalista.

  1. http://en.qstheory.cn/2020-11/08/c_560906.htm.[]
  2. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0967067X19300510.[]
  3. https://asia.nikkei.com/Politics/Full-text-of-Xi-Jinping-s-speech-on-the-CCP-s-100th-anniversary.[]
  4. http://ee.china-embassy.org/eng/dssghd/t1890487.htm.[]
  5. https://www.cambridge.org/core/journals/review-of-international-studies/article/abs/xiism-as-a-hegemonic-project-in-the-making-sinocommunist-ideology-and-the-political-economy-of-chinas-rise/6523E4FB0555C81F1828C779840D06F6.[]
Le minoranze attive e le domande giuste – colloquiando con Paloni e Amato
Il Pnrr è verde, il Pnrr è blu

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu