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Tra pandemia e cambiamento climatico: alla ricerca del movimento perduto

di Roberto
Rosso

Nel nuovo anno dopo il fallimento della COP26, mentre la pandemia nella sua ultima variante dilaga come mai prima, emerge la totale mancanza, di un approccio globale ad a processi globali che destrutturano la società come la conosciamo, facendone saltare gli equilibri. Al contrario si esaltano conflitti e contraddizioni tra i principali attori sulla scena. Riprendiamo i temi, ripercorriamo i percorsi della riflessione con cui stiamo attraversando.

Pandemia, globalizzazione, locale, globale

Processi globali di diverso sviluppo temporale, ma di eguale dimensione spaziale, il globo nella sua interezza, impattano profondamento le vicende delle nostre società, nell’immediato e nei prossimi decenni. Stiamo parlando in tutta evidenza della pandemia da Sars-CoV-2 e del cambiamento climatico. La terza dimensione- o la seconda se consideriamo i primi due fenomeni come attinenti alla dimensione ‘naturale’ della riproduzione sociale- è quella economica e finanziaria che i due processi, in tutta, la loro complessità, rideterminano nel profondo. Ormai da oltre un anno assistiamo allo sconvolgimento del ciclo economico, alle diverse strategie degli stati per rilanciarlo, dipendenti dal ruolo diverso che i governi e le banche centrali hanno nel governo dell’economia e della società; in generale vengono messe in discussione le strategie precedenti e gli stati, con tutti i mezzi a loro disposizione, intervengono pesantemente. Come la pandemia siamo ancora nel pieno sviluppo delle nuove strategie; ad esempio incombono cambi rilevanti nelle strategie delle banche centrali, della FED e della BCE in particolare, ma tutte le banche centrali si trovano di fronte al dilemma se continuare a garantire flussi straordinari di liquidità alle proprie economie, dalla Cina, al Giappone, alla Gran Bretagna, per non parlare di casi patologici come quello della Turchia1.

L’orizzonte della catastrofe climatica, esito assai prossimo dell’andamento del riscaldamento globale, impone cambiamenti strutturali radicali al modello di riproduzione della formazione sociale globale e di ogni formazione particolare. In quella prospettiva non si salva praticamente nulla del modello di sviluppo vigente, ma -come ha dimostrato la COP26 di Glasgow- a fronte di un problema globale gli attori principali lo affrontano in ordine sparso, senza strategie condivise, benché le ricette fondamentali siano condivise, ma ognuno lo affronta seguendo un proprio percorso, sostanzialmente in competizione con gli altri. La configurazione del conflitto geostrategico, maturato negli anni precedenti, è la base delle relazioni che si stabiliscono nel processo di ristrutturazione imposto dal cambiamento climatico, i conflitti e le contraddizioni sembrano destinate ad approfondirsi; tutto il contrario della cooperazione globale necessaria per affrontare un rischio comune e globale: la posta in gioco è la riconfigurazione del mondo, del ruolo che l’umanità avrà nel futuro del pianeta. Nel momento in cui è necessario prendere in breve tempo decisioni condivise e coordinate che determineranno il futuro del genere umano di cui ha senso ragionare con le risorse disponibili nel contesto attuale, in assenza di un dispositivo di collaborazione globale, irrompe la pandemia che ondata dopo ondata pone ulteriori ipoteche sui piani messi in campo per affrontare le conseguenze attuali del riscaldamento globale sui fenomeni metereologici ed i sistemi ecologici.

Certo non è una congiuntura fortunata a o favorevole. Il contesto in cui la pandemia irrompe è anche quello della pervasività delle tecnologie digitali che innervano tutte il sistema di tecnologie che trasformano i rapporti sociali di produzione. Una situazione che abbiamo definito come ‘Tutta la complessità del mondo’2, una complessità che non determina stabilità, i punti di equilibrio appaiono provvisori; la potenza tecnologica sempre più dispiegata e pervasiva invocata come fattore salvifico per le tragedie attuali e future del mondo si rivela in realtà come fattore destabilizzante3 piegata agli interessi degli oligopoli del digitale, delle biotecnologie e della finanza, strumento del confronto strategico tra le grandi potenze di seria A (Cina e USA) e serie B (Russia, India…).

Nella discussione a Glasgow l’India ha spostato in avanti la data per l’abbandono dell’uso del carbone, la nazione indiana affronta il problema della transizione energetica ed ecologica come problema nazionale, la dimensione della sua popolazione, la struttura della sua formazione sociale, la sua collocazione nella divisione internazionale del lavoro ne fanno un punto debole di una possibile transizione energetica ed ecologica. Affronta la sua transizione -poiché comunque un processo di transizione è inevitabile governata o meno che sia, in competizione con gli altri protagonisti della scena mondiale. D’altra parte l’India potenza atomica, ha un governo che costruisce una identità nazionale sul primato della religione induista e l’emarginazione se non la persecuzione delle minoranze religiose 4 Siamo ben lontani dall’India capofila del Movimento dei non allineati’. Le classi dirigenti indiane sono impegnate a costruire una potenza economica e militare in grado di confrontarsi con la Cina e il Pakistan di aver un ruolo nel confronto strategico nell’Indopacifico. Nulla di più lontano da un tessuto di relazioni e di cooperazione teso a concentrare risorse, a costruire una azione globale contro il cambiamento climatico.

Del resto l’India ha una industria farmaceutica che occupa una posizione centrale nella filiera globale di produzione di ogni tipo di farmaco 5.

L’India è il maggiore produttore di farmaci generici al mondo. L’industria farmaceutica indiana fornisce il 50% della domanda globale di diversi vaccini, il 40% della domanda di generici negli USA ed il 25% di tutti i farmaci in Gran Bretagna, Globalmente l’India è il terzo produttore al mondo in termini di volume ed il 14° in termini di valore. L’industria farmaceutica nazionale conta 3.000 imprese e 10.500 impianti produttivi)) ovvero uno dei poli possibili per la produzione dei vaccini contro il Covid. In mondo un ideale l’India, con la liberalizzazione dei brevetti avrebbe la possibilità di inondare il mondo con i suoi vaccini e la percentuale di vaccinati in Africa non sarebbe ferma al 7% e non avremmo avuto lo sviluppo della variante Omicron in Sud Africa.

La mancata liberalizzazione dei brevetti sui vaccini, la mancanza di una reale cooperazione internazionale per una campagna globale di vaccinazione costituisce l’esempio più eclatante della contraddizione tra i processi di globalizzazione concreta e la traiettoria della post-globalizzazione caratterizzata dalla crescita esponenziale delle diseguaglianze e l’acutizzarsi della competizione geostrategica. Ciò accade nonostante I suoi effetti siano immediati ed ampiamente prevedibili.

A proposito di pandemie è doveroso sottolineare quanto anche una parte della scienza ufficiale si sia basate su preconcetti derivanti dal mancato riconoscimento della realtà dell’impatto del modello di sviluppo sugli ecosistemi e sul ruolo delle diseguaglianze sociali.

Nel 1971, Abdel R. Omran introdusse la sua teoria della ‘transizione epidemiologica’, che sosteneva che le malattie infettive erano essenzialmente fenomeni del passato nelle economie sviluppate, spazzate via dal processo di modernizzazione.

Sebbene le malattie infettive fossero ancora presenti nelle economie sottosviluppate, si ipotizzava che sarebbero semplicemente scomparse con un ulteriore sviluppo economico. Di conseguenza, è stato proposto che le preoccupazioni per la salute si concentrassero sul concomitante aumento delle malattie degenerative. La concezione della transizione epidemiologica è rimasta, almeno prima dell’emergere del Covid-19, l’approccio generale più influente all’evoluzione della salute ambientale6.

Scrivevamo in un precedente articolo “Se questo è il contesto il suo sviluppo rischia di essere sempre più egemonizzando dallo scontro a tutti i livelli tra Cina e Stati Uniti, economico, tecnologico e militare; strategico in tutte le accezioni possibili. Questa polarizzazione sarà tanto più determinante quanto più instabili sono gli assetti globali, a partire ovviamente dalla crisi climatica in corso e dalla catastrofe prossima ventura. La stessa battaglia contro la pandemia oltre a ricalcare la mappa delle diseguaglianze, è stata giocata sul piano geostrategico, con la fornitura o meno dei vaccini3. L’aspetto più inquietante è l’uso dei vaccini, ampiamente illustrato, come arma nello scontro globale lasciando una fetta di umanità, un intero continente l’Africa, senza protezione contro la pandemia.

L’Unione Europea, mentre decide di non giocare alcun ruolo nella promozione di una campagna di vaccinazione globale, si divide sulle strategie da adottare per la transizione energetica, sull’inserimento dell’energia nucleare e del gas nella tassonomia ‘green’7; la Germania che ha cominciato a chiudere le prime tre centrali nucleari, non si oppone alla proposta della Commissione per non andare allo scontro con la Francia, che ha la presidenza della UE per il primo semestre del 2022, riportando la contraddizione all’interno del governo tedesco.

La transizione energetica della UE si muove tra la dipendenza dalle forniture di gas da parte della Russia e la scelta del nucleare propugnata dalla Francia e da gran parte dei paesi dell’Unione; l’approvazione del gasdotto Nord Stream-2, ancora in sospeso, costituisce a sua volta un altro elemento di contraddizione per la politica tedesca.

Le dichiarazioni, i progetti globali si frantumano progressivamente in questioni sempre più locali e particolari; eppure le conoscenze sul metabolismo della riproduzione sociale, degli scambi delle trasformazioni di materia ed energia nei processi sociali e produttivi8 permettono di commisurarne gli effetti sul clima e gli ecosistemi, sulla salute delle popolazioni. La definizione di modelli dei processi e dei flussi, capacità puntuale di controllarli ed acquisirne i dati assieme alla possibilità di trattare moli crescenti di dati, offrono la possibilità di ri-progettare processi produttivi e riproduttivi su scala locale, regionale e globale. La tanto celebrata transizione ecologica, per essere realizzata richiede un cambio radicale di pratiche e di strategie a tutti i livelli della stratificazione che dal singolo territorio arriva al globo, dalla singola formazione sociale a quella globale, dalla singola filiera, distretto produttivo all’economia mondo. Sarebbe quantomeno necessario quanto afferma una citazione riportata nel nostro precedente articolo.

“(…) si possono immaginare grandi progetti sovranazionali nei campi rispettivamente della ricerca biomedica, delle tecnologie per la transizione ecologica, per il governo dei Big Data. Progetti che creino, su un orizzonte di lungo periodo e con investimenti significativi, nuove imprese pubbliche per promuovere le innovazioni dirompenti nei farmaci e nei vaccini, nell’energia e nella produzione sostenibile, nelle piattaforme digitali e le restituiscano dal pubblico al pubblico, dal cittadino contribuente al cittadino utente, senza l’intermediazione degli oligopoli.”

Sin dall’inizio di questo articolo abbiamo evidenziato la contraddizione tra processi globali e politiche parziali e contraddittorie adottate per affrontarli, inutili per governarli. I progetti di cui alla citazione precedente richiedono che la produzione della conoscenza sia sottratta all’appropriazione privata, esattamente il contrario di quanto sta accadendo. In questi giorni si celebra il fatto che la quotazione in borsa di Apple abbia superato i 3.000 miliardi di dollari tanto per avere un indice dei rapporti di forza nel mercato dell’informazione, della conoscenza e della comunicazione. Quanto al pubblico, fa fede quanto non è stato fatto per liberare dai brevetti la produzione dei vaccini. Quando si afferma “… le restituiscano dal pubblico al pubblico, dal cittadino contribuente al cittadino utente, senza l’intermediazione degli oligopoli” si sottende ovvero si implica -per la realizzazione di ciò che afferma- una organizzazione dello stato, delle istituzioni a tutti i livelli con forme di partecipazione che le nostre ‘istituzioni democratiche’ certo non conoscono. La condivisione delle conoscenze, il libero accesso alle tecnologie è una precondizione ed assieme un risultato per un ideale funzionamento democratico delle nostre società, condizione e risultato del superamento delle diseguaglianze crescenti nelle nostre società. Un ideale che ci pone di fronte al superamento degli attuali rapporti sociali di produzione; vexata quaestio che si ripropone sempre eguale e sempre diversa nelle travolgenti trasformazioni della società del capitale.

Le lotte operaie, dei lavoratori, le lotte in difesa della salute, contro la contaminazione dei territori, contro le fonti del cambiamento climatico, nella loro evoluzione hanno in comune un processo straordinario di acquisizione e condivisione delle conoscenze attraverso il conflitto, il coinvolgimento di sempre nuovi soggetti sociali, portatori di nuove conoscenze che contribuiscono ad una rete sempre più fitta ed estesa di cooperazione, organizzazione e comprensione del reale.

I movimenti cresciuti dentro e contro le varie fasi della globalizzazione neo-liberista sino a quella che oggi possiamo definire come post-globalizzazione -questione su cui dovremo ritornare in termini analitici- hanno per un verso tessuto e costruito queste reti globali, ma -condizione necessaria e caratterizzante del loro costituirsi e procedere- hanno visto il protagonismo delle più diverse culture, linguaggi, forme di società. L’elaborazione di quei movimenti ha fatto buon uso di tutti gli strumenti di analisi prodotti dalla critica radicale alla società capitalistica al processo di globalizzazione, ha messo in relazione punti di vista ed esperienze prodotte nelle diverse articolazioni concrete della formazione sociale globalizzate; ne è uscita evidenziata ed esaltata la funzione delle popolazioni indigene il cui modo di vita è integrato nella riproduzione delle foreste pluviali tropicali, sono i custodi di quelle fonti di biodiversità ed equilibrio climatico. Il riconoscimento reciproco e la condivisione della conoscenza, non sono processi semplici, le nostre società sono eredi di un processo colossale plurisecolare di spoliazione e assoggettamento di popolazioni, culture e sistemi ecologici.

Se commisuriamo la democrazia reale nel nostro paese e a livello europeo -in particolare nella congiuntura presente caratterizzata dagli interventi straordinari rivolti a contrastare gli effetti della pandemia- a quel livello di contraddizioni che si svolgono tra il locale ed il globale e lo confrontiamo con la prassi e l’elaborazione dei movimenti di questi ultimi 20-30 anni è facile farsi prendere dallo sconforto subito seguito dalla rabbia; tuttavia, sia pure con tutta l’attenzione necessaria ai singoli passaggi della vita politica ed istituzionale, alle battaglie contro restringimento degli spazi di democrazia, senza una capacità di legare le singole vertenze territoriali, rivendicazioni settoriali e lotte per i diritti tra di loro, nell’esercizio di forme di democrazia, di solidarietà concreta, connesse nella critica allo stato di cose presenti nell’elaborazione progressiva di un progetto di società, come si è stati capaci di fare in alcuni momenti dei movimenti contro la globalizzazione, saremo condannati a riprodurre la fatica di Sisifo. A scanso di equivoci, non si tratta di ipotizzare una sorta di esodo dalla realtà dei rapporti sociali dominanti, ma al contrario di implicarsi sempre più profondamente in essi per modificarli.

Roberto Rosso

  1. https://www.nytimes.com/2021/12/14/business/economy/turkey-inflation-economy-lira.html?searchResultPosition=4.[]
  2. https://transform-italia.it/tutta-la-complessita-del-mondo/.[]
  3. https://transform-italia.it/il-demiurgo-tecnologico-non-ripara-il-mondo-2/.[][]
  4. https://www.nytimes.com/2021/12/24/world/asia/hindu-extremists-india-muslims.html?searchResultPosition=4 https://www.nytimes.com/2021/12/22/world/asia/india-christians-attacked.html?searchResultPosition=5 https://www.nytimes.com/2022/01/03/world/asia/india-auction-muslim-women.html?searchResultPosition=1 https://www.thehindu.com/news/national/muslim-body-moves-supreme-court-against-hate-speeches/article38082567.ece.[]
  5. https://www.ibef.org/industry/pharmaceutical-india.aspx.[]
  6. Capitale ed ecologia della malattia di John Bellamy Foster, Brett Clark e Hannah Holleman, a cura di Roberto Mapelli. Traduzione di Giancarlo Erasmo Saccoman Monthly Review (MR) 1 giugno 2021 (giugno 2021, volume 73, numero 2).[]
  7. https://ilmanifesto.it/il-governo-draghi-dica-no-allinserimento-di-nucleare-e-gas-nellelenco-europeo-delle-energie-da-fonti-rinnovabili/.[]
  8. https://is4ie.org/announcements/1222.[]
Una e indivisibile. Petizione popolare contro l’autonomia differenziata
Ecosocialimo e Sinistra

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