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Nuova locomotiva europea a trazione franco-italiana, fra Presidenza di turno e anniversario dell’Euro

di Tommaso
Chiti

L’anno appena passato si è chiuso con la notizia del primo collegamento super-veloce, inaugurato il 18 dicembre, fra Milano e Parigi, passando per Torino e Lione in poco meno di sette ore.

Oltre alla sfida lanciata da Trenitalia al monopolista francese SNCF e alla sua linea di alta velocità TGV proprio sul territorio d’Oltralpe, un secondo tabù andato in frantumi con questo record di collegamento ferroviario è anche l’importanza di un sotto-attraversamento TAV presso la Valsusa, evidentemente superato dall’infrastruttura esistente.

Ma questa novità è dirompente anche sul piano metaforico rispetto all’Accordo del Quirinale per una cooperazione bilaterale rafforzata, siglato dai rispettivi vertici repubblicani Draghi e Macron negli ultimi mesi del 2021, per una sorta di nuova locomotiva dell’Unione Europea a trazione italo-francese.

Fra gli ambiziosi obiettivi dell’intesa figurano infatti collaborazioni più stringenti fra i due paesi sul piano della transizione ecologica, dell’innovazione digitale, dello scambio politico-amministrativo e soprattutto di una nuova “sovranità europea”, animata dalla gestione condivisa delle sfide comuni.

Il premier italiano non ha esitato a dichiarare che questo trattato segni un momento storico dell’integrazione europea e dei legami fra i due stati. Nello specifico i dieci capitoli, articolati in dodici punti, riguardano l’istituzione di un servizio civile italo-francese, di un comitato di cooperazione transfrontaliero anche per la gestione dei flussi migratori, la sottoscrizione di una cooperazione spaziale e la partecipazione trimestrale e reciproca di un esponente di governo al consiglio dei ministri dello stato-partner.

Il vero senso del rilancio della ‘sovranità europea’ si percepisce invece dall’intensificazione dei rapporti sul piano industriale e strategico, con collaborazioni innovative nel campo dei semi-conduttori, da un lato; e progetti di sviluppo di un sistema di difesa comune, dall’altro.

Su questo punto l’accordo chiarisce l’intento di un apparato militare complementare all’Alleanza Atlantica (NATO) e non sostitutivo quindi, sebbene gli accenti delle dichiarazioni ufficiali rimandino alla sicurezza condivisa per la difesa dei confini, per evitare che siano altri a dettare le priorità.

La BrExit del resto agevola la ridiscussione di dossier, finora spesso accantonati proprio per l’indisposizione britannica a superare la ‘special partnership’ con gli USA sul piano dell’integrazione europea.

Lo stesso Macron ha parlato infatti di visione geopolitica comune, citando peraltro il caso della Libia, nella protezione delle frontiere comuni.

Altrettanto significativa per le ricadute sull’integrazione europea è anche la visione sui parametri di bilancio introdotti con il Trattato di Maastricht, con una posizione comune per la revisione delle regole fiscali, definite “procicliche” da Draghi, tanto che “per certi aspetti aggravavano il problema invece di aiutare a risolverlo”, per cui “una revisione…oggi è inevitabile”.

Insomma, il tramonto dell’era Merkel nel 2021 pare consegnare all’anno nuovo una locomotiva europea a trazione mediterranea, che punta alla messa in discussione del rigorismo fiscale e al potenziamento della cooperazione meridionale dell’Unione.

Con l’assenza della ‘Frau’ carismatica da oltre tre lustri a capo di una Germania, che pare ora particolarmente provata dalla crisi sanitaria anche dal punto di vista della crescita economica; il tandem riformista-liberista formato da Macron e Draghi ha mostrato anche in un’uscita congiunta sul Financial Times la propria sintonia di vedute sul superamento dei parametri fiscali, cercando di imporre un’agenda sull’indebitamento solidale.

Non è un caso poi che l’accordo anticipi di poco l’insediamento della Francia alla Presidenza di turno del Consiglio dell’UE – che spetta a rotazione ad uno degli stati membri ogni sei mesi-, iniziata proprio dal 1 gennaio del 2022 sotto lo slogan “ripresa, forza e senso di appartenenza”, incentrandosi su alcuni punti particolarmente simili a quelli dell’accordo con l’Italia, come il “nuovo modello di crescita”, un’Europa “più a misura d’uomo” e soprattutto la “sovranità europea”, anche qui intesa come capacità di difesa di valori ed interessi sul piano internazionale.

Al di là degli slogan, le questioni spinose del prossimo semestre riguardano principalmente l’istituzione di salari minimi a livello europeo per il contrasto al dumping interno; la regolamentazione del digitale con la proposta di un Digital Market Act (DMA) contro monopoli ed elusioni fiscali, così come la legge sui servizi digitali (DSA) sulle responsabilità sociali delle piattaforme web. Non meno dirimenti sono i provvedimenti contro la crisi climatica, con la proposta di introdurre un “carbon adjustment mechanism”, ovvero una tassa sulle importazioni inquinanti che avvantaggi economicamente la produzione locale rispetto alla concorrenza estera.

Con abbondante dose di retorica il Presidente francese ha concluso il discorso di fine anno alla nazione con un ‘Viva la nostra Europa!’, suscitando immediate polemiche politiche dell’opposizione nazionalista, che lo accusa di voler sfruttare il semestre di presidenza UE per la propria campagna elettorale.

Questa sorta di ‘interferenza europea’ può senz’altro servire a Macron a marcare le distanze dai propri avversari interni, soprattutto in occasione di appuntamenti già fissati come il vertice UE-Africa a febbraio e la riforma del trattato di Shengen nel Consiglio Europeo di marzo.

Tuttavia, va tenuto a mente che la Francia fu uno dei pochi paesi membri – dell’originario club CEE – a respingere con forza la proposta di ‘Costituzione Europea’ con il referendum del 2005 e questa frattura fra il nazionalismo costituzionale quasi patriottardo francese e l’ingerenza esterna dell’UE ha pesato non poco sulle sorti politiche di Parigi.

Anche in Italia il 2022 porta in dote alcuni appuntamenti importanti e, sul piano evocativo, a livello europeo rappresenta l’anniversario dall’ingresso di Roma nella zona Euro, che dieci anni dopo, nel luglio 2012, un Draghi a capo della BCE avrebbe dichiarato di difendere «whatever it takes» (costi quel che costi, ndr).

A vacillare però anche qui è il consenso verso questa specie di commissario europeo al governo nazionale, in un contesto pandemico, che sembra imporre nuove restrizioni impopolari e soprattutto con un carovita crescente, i cui aumenti di materie prime ed energia non sembrano invece riguardare i salari, di tendenza opposta e sempre più derivanti da contratti precari.

L’elezione del Capo dello Stato italiano, in un sistema di ‘Repubblica parlamentare’ – almeno sulla carta, dato che anche l’accordo con la Francia è stato scoperto a cose fatte dai deputati -, di certo non rappresenta un passaggio così significativo per la guida del paese, come le presidenziali in Francia, tuttavia può sparigliare le carte della maggioranza ‘Frankestein’ che sostiene Draghi, fino a rischiare lo sgambetto sulla via del Colle.

Il 2022 annuncia la partenza di una nuova locomotiva europea, a trazione franco-italiana, tanto ambiziosa quanto insidiata dai binari su cui è costretta a correre, con l’urgenza di affrontare dossier europei dirimenti e la fragilità del consenso politico, pur suffragato da apparati e comitati d’affari, che sembrano imporre di “non disturbare i conducenti”.

Tommaso Chiti

Info:

https://ilmanifesto.it/ue-presidenza-francese-al-via-tra-le-polemiche/.

https://www.linkiesta.it/2021/11/trattato-quirinale-draghi-macron-italia-francia/.

https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/presidency-council-eu/.

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