Le cronache, nazionali e internazionali, ormai riportano quasi quotidianamente notizie su mobilitazioni contro l’insediamento di Data Center (DC), che rincorrono l’annuncio di progetti sempre più numerosi e potenti. D’altra parte i dati sugli investimenti -attuali e previsti- nei DC e nel settore dell’Intelligenza Artificiale (AI) hanno un andamento analogo con una crescita esponenziale.
Al diffondersi delle sollevazioni contro i DC corrisponde ovviamente un’attenzione collettiva verso il tema più generale e complesso dello sviluppo dell’ecosistema tecnologico dell’IA tuttavia non si può parlare di un processo di alfabetizzazione sul tema; trattandosi di un tema oggettivamente assai complesso ed in rapidissima evoluzione il processo di apprendimento collettivo si presenta piuttosto problematico. Viceversa l’impatto dell’IA è pervasivo entro ogni aspetto della riproduzione sociale con effetti che già oggi appaiono irreversibili o meglio con i caratteri di un cambiamento tale da rendere impossibile tornare alla situazione precedente mentre si aprono grandi incognite sul futuro ed appare problematico ogni tentativo di governarlo. L’irrompere dell’IA dal back office al front office
Dall’utilizzo nella struttura dei servizi digitali, dei social network in particolare, all’utilizzo diretto non solo nelle grandi organizzazioni, ma anche a livello individuale e quotidiano. Come sappiamo il salto di qualità è avvenuto con la tecnologia dei Transformer, con i Large Language Modules, che ha partire dal famoso saggio ‘Attention is all you need’1 ha trasformato una semplice -si fa per dire- elaborazione statistica, da cui la definizione dispregiativa di ‘pappagalli statistici’, nella creazione di un tessuto di relazioni, di pesi per ogni singolo frammento di testo (i cosiddetti token) con centinaia di parametri che creano connessioni, potremmo dire di senso. La maturazione della tecnologia ha portato alla creazione dei cosiddetti ‘agenti’ quindi dispositivi algoritmici in grado di adempiere a compiti specifici, con la capacità di apprendere e di modificare l’esecuzione dei propri compiti e di cooperare, potremmo definire una sorta di profilo individuale del dispositivo, laddove la loro evoluzione, il loro funzionamento si presenta come una sorta di ‘scatola nera’ entro la quale non è assolutamente chiaro come i processi si sviluppino.
I casi di comportamenti imprevisti e ‘malevoli’ di agenti AI cominciano ad essere numerosi2. L’episodio più famoso (e inquietante) è però quello che ha riguardato due modelli di OpenAI che lo scorso luglio sono evasi dal proprio ambiente di controllo per hackerare l’infrastruttura open-source Hugging Face. In quel caso l’intento finale era mettere le mani sulle soluzioni di un test di valutazione al quale i due modelli erano stati sottoposti. Diventa rilevante il governo dell’ambito in cui operano gli agenti, i vincoli che vengono imposti e che gli agenti possono ‘voler’ superare per quello che la visione ‘antropomorfa’ di questi comportamenti può significare. La citazione di questi episodi mostra quanto si sia allargato lo spazio di possibilità, il complesso dei rischi, oltre che di opportunità, che l’IA in tutte le sue incarnazioni può generare. D’altra parte quando si parla di opportunità queste a loro volte aprono orizzonti sempre più ampi. Una delle ultime applicazioni è riportata dal Guardian,” I medici hanno sviluppato uno strumento di intelligenza artificiale “superumana” in grado di individuare le malattie cardiache in meno di due secondi. La tecnologia rivoluzionaria è stata addestrata su milioni di pazienti e funziona estraendo più informazioni da un elettrocardiogramma di routine (ECG) di quante l’occhio umano possa normalmente vedere. L’ECG tradizionale, che registra l’attività elettrica nel cuore, inclusi frequenza e ritmo, è stato uno strumento medico vitale per diagnosticare infarti e ritmi cardiaci anomali per un secolo. Ma non può rilevare le malattie cardiache. Questo richiede un’eco-cardiogramma, un tipo di ecografia, per cui i pazienti spesso devono aspettare mesi. Ora un team ha sviluppato uno strumento di IA in grado di individuare i segni di insufficienza cardiaca e malattia delle valvole cardiache – due delle forme più comuni di malattie cardiache – dai risultati ECG in “un battito di ciglia”3 ”.
Ampio è lo spettro dei rischi, legati al ‘comportamento’ autonomo e imprevedibile di agenti di AI o all’uso malevolo da parte di malintenzionati. Ultimo in ordine di tempo è l’allarma lanciato dal governatore della Banca d’Inghilterra Anderew Bailey al G20.
“Il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, si è unito alla folla di figure che mettono in guardia sui rischi globali rappresentati dalla tecnologia di intelligenza artificiale più avanzata. In una lettera di due pagine inviata ai ministri delle finanze internazionali e ai governatori delle banche centrali come parte del suo ruolo di presidente del Financial Stability Board (FSB) internazionale, Bailey ha affermato che i modelli di IA “di frontiera” stanno “mostrando un’autonomia sempre più sofisticata e capacità di risoluzione dei problemi, oltre che capacità di minacce”.
Ha detto che i modelli rischiano di destabilizzare il sistema finanziario globale “altamente interconnesso” attraverso una disruption informatica che “può diffondersi tra giurisdizioni”. Bailey ha scritto ai ministri delle finanze del G20 e ai governatori delle banche centrali prima del loro incontro questa settimana in North Carolina, USA: “Gli sviluppi recenti mi hanno anche evidenziato che molte giurisdizioni non dispongono dei protocolli necessari per gestire lo sviluppo, il rilascio e la distribuzione di modelli avanzati di IA di frontiera, aumentando i rischi per il settore finanziario e oltre”.4.”
L’avvertimento di Bailey averte di un rischio globale che evoca eventi possibili in grado di colpire al cuore il sistema monetario e finanziario globale. Una sorta di cortocircuito possibile in un sistema che oggi rischia di per sé lo scoppio della bolla finanziaria generata proprio dell’incremento degli investimenti e dei valori borsistici delle Big Tech, del sistema complessivo di attività che ruotano attorno all’IA. Del resto per la struttura stessa dei mercati monetari si prospetta l’avvento delle monete digitali pubbliche, il contante digitale emesso dalle banche centrali, di cui sulle pagine di questa rivista si è discusso in relazione alla possibilità di legarlo alla realizzazione di un salario di base. Non solo il token l’unità di misura dell’utilizzo dei servizi digitali dell’IA, diventa per un verso l’unità di costo per nell’utilizzo di quei servizi per cui anche i grandi utilizzatori oggi si pongono il problema di governare quel costo evitando il cosiddetto tokenmaxxing. Nel momento in cui il flusso di token innerva ogni relazione economica e sociale, andando ben oltre la cosiddetta ‘società dell’informazione’ ma entrando in una società in cui ogni attività è sempre più intermediata da un innesto di IA, da un flusso di token, questi ultimi diventano una unità di misura astratta di ogni processo economico e sociale, definendone la complessità e l’articolazione ai diversi livelli, sempre più finemente in ogni snodo della società e come indice globale di ogni formazione sociale. Non a caso questo tipo di riflessione è nata in Cina.
La riflessione sui processi di apprendimento, di produzione e condivisione della conoscenza, sulla trasformazione dei processi lavorativi necessariamente oggi si centrano sull’ingresso dell’IA in goni singola attività. L’effetto sui processi educativi, di formazione e crescita intellettuale è già oggi tangibile e produce una riflessione che va ben oltre il divieto o meno dei minori di accedere ai social network, quando l’AI diventa uno strumento sempre più diffuso da parte degli studenti di ogni età, fatto con cui i docenti si devono confrontare, mentre essi stessi ne fanno uso, fatto per cui si impone una riflessione fondamentale su una trasformazione irreversibile dei processi di apprendimento, di sviluppo delle facoltà cognitive; un processo globale che va ben tentativi locali di adeguamento o l’imposizione di forme disparate di vincoli e divieti.
L’impatto sul mondo del lavoro, sull’organizzazione dei diversi processi lavorativi è già significativo. Nel giro di pochi anni l’organizzazione e la stratificazione dei processi lavorativi è destinata a cambiare, con riflessi giganteschi nelle singole organizzazioni e nella competizione a livello globale, sia in termini di sostituzione diretta di funzioni lavorative che di trasformazione delle stesse. Anche su questo si succedono le analisi che appaiono velocemente superate, mentre si accumulano le esperienze, le soluzioni, le esperienze sul campo che aprono a nuove prospettive. Un processo per un verso governato dall’alto da parte dei produttori di tecnologie e degli oligopoli che governano le diverse filiere economiche, con diversa capacità e volontà da parte degli stati a seconda del livello di interventismo nella trasformazione delle economie e dei rapporti sociali. Si apre necessariamente un orizzonte di conflitto nei confronti di questa ‘rivoluzione dall’alto’ in nome di un utilizzo di questa rivoluzione tecnologica per la liberazione del mondo del lavoro e del mondo della vita che da queste tecnologie è sempre più colonizzato. Un orizzonte che non trova a tutt’oggi un accumulo di esperienze di conflitti, di organizzazione, di piattaforme suscettibile di portare uno scontro generale di lunga durata.
In questa condizione appare arduo produrre localmente una consapevolezza della portata dei processi di trasformazione in corso legati all’introduzione e all’utilizzo diffuso delle tecnologie di IA e delle infrastrutture necessarie alla loro erogazione. Tuttavia è assolutamente necessario avviare un tale processo a livello locale, territoriale e connetterlo in reti nelle quali fluiscano e si condividano le conoscenze, le soluzioni organizzative, le forme di conflitto in grado di durare e magari di vincere per sui diversi terreni.
Oggi le mobilitazioni contro l’insediamento dei data center, la loro concentrazione in determinati territori costituiscono un punto di partenza per la creazione di quella consapevolezza, che guardi al processo più generale della trasformazione digitale delle nostre società trainata dall’IA, oltre alle conseguenze di una logica estrattiva delle risorse dei territori. Non si tratta qui di uno scontro ideologico tra tecno-ottimismo e tecno-pessimismo o della riduzione allo scontro politico tra le diverse fazioni a livello locale a colpi di post sui social network, la posta in gioco è ben più importante. Non si tratta più di ragionare sull’impatto del singolo impianto, per quanto possa essere rilevante, ma sulla tendenza generale che tende a fare dell’Italia con tutta la complessità e le fragilità dei suoi assetti territoriali e ambientali un fornitore dei servizi erogati da data center per il resto d’Europa.
In alcuni territori la dimensione degli impianti e la loro concentrazione, in particolare attorno a Milano e Torino e via via attorno a Roma, impongono alle mobilitazioni di confrontarsi con i processi globali, con i soggetti che governano il processo con il tipo di norme che lo regolano o meno a livello regionale, nazionale ed europeo. Si tratta di un terreno di confronto ‘settoriale’, ma di portata destinata a crescere rapidamente, come dimostrano i progetti che attendono di essere autorizzati. Esso va confermare la logica estrattiva che le diverse filiere economiche hanno imposto ai nostri territori, di cui il settore della logistica è stato un esempio eclatante. L’estrattivismo nelle sue conseguenze si misura nella fragilità storica degli assetti idrogeologici del nostro paese, delle servitù economiche cui i territori sono soggetti, nel contesto della crisi ambientale che ne rende sempre più precari gli equilibri rendendo irreversibili le conseguenze di eventi catastrofici sempre più violenti e frequenti.
Le amministrazioni metropolitane, locali e regionali con le competenze ed i poteri di cui dispongono sono costrette ad affrontare quindi processi di trasformazione globale sempre più rilevanti, di cui di rado colgono la reale portata, rispetto alla quale anche le maggiori metropoli appaiono inadeguate, viziate peraltro dalle scelte operate negli ultimi decenni. Ogni amministrazione si trova di fronte alla scelta di competere, per attrarre investimenti, creare posti di lavoro, soprattutto nei settori ad alta tecnologia oppure di cooperare con altre amministrazioni contigue territorialmente, ma non solo, aggregandosi per affrontare una sfida inusitata. La scelta di rompere la logica della delega, della semplice raccolta del consenso elettorale con le popolazioni che amministra, per convolgerle consapevolmente ed in modo attivo nel confronto con trasformazioni radicali che impattano sempre più la condizione individuale e collettiva. Purtroppo è raro trovarne degli esempi.
Parlare dell’assenza a livello nazionale e governativo di strategie industriali, per la ricerca, lo sviluppo del territorio, la difesa dell’ambiente, il contrasto alla crisi ambientale, costituisce un esercizio ripetitivo.
Ci apetta un lungo lavoro di tessitura, piena di ostacoli e contraddizioni, che sia in grado di connettere i diversi livelli della società, di una società che ha perso i livelli di intermediazione, i i livelli di rappresentanza efficace dei conflitti sociali. Un lavoro di tessitura, connessione, messa in rete, condivisione di conoscenze, riconoscimento reciproco di soggetti diversi socialmente, storicamente culturalmente. Possono servire gli sprazzi, i luoghi, i momenti di mobilitazione e organizzazione che contro autoritarismo e tendenza alla guerra si sono espressi, ma la posta in gioco è in modo evidente ben più alta e più ardua da conquistare.
Roberto Rosso
- https://arxiv.org/abs/1706.03762 [↩]
- https://www.fanpage.it/innovazione/tecnologia/lia-sta-imparando-a-mentire-e-aggirare-le-regole-i-casi-di-agenti-fuori-controllo-sono-gia-centinaia/ [↩]
- https://www.theguardian.com/technology/2026/aug/31/superhuman-ai-tool-spots-heart-disease [↩]
- https://www.theguardian.com/business/2026/aug/31/advanced-frontier-ai-financial-stability-andrew-bailey-g20 [↩]
