Tutto ciò che dirò non significa affatto che non si debba scendere in piazza per la Sumud Flotilla, ma racconta qualcosa di me.
Ieri, giorno dell’ennesimo vergognoso assalto dei soldati dell’IDF alle barche a vela della Flotilla, appena entrate in acque internazionali, molte città si sono sollevate. Fra l’altro, nota ironica, mi sembra che i preparatissimi e motivatissimi israeliani caracollassero un po’ troppo salendo sulla barche, solo per un po’ di rollio.
Parliamo di noi mentre aspettiamo notizie sui “rapiti”, li chiamo così perché si arresta chi ha compiuto un reato, e qui il reato l’ha compiuto per l’ennesima volta lo Stato nato per il volere degli europei sulle ceneri della Shoah, lo Stato che sembra avere acquisito a sua volta il genocidio come suo diritto. Con la differenza che ciò che sta avvenendo in Palestina è sotto gli occhi di tutti dal 1947, e in particolare a Gaza dall’8 ottobre 2023.
Perché in Italia per me non siamo all’altezza della situazione? Mi sembra, intanto, che di volta in volta si riduca l’obiettivo. Ora e qui dovremmo essere capaci di combattere contro USA, Israele e distinguere l’Iran. In poche parole essere contro il capitale.
Ma tutto deriva dal problema: chi siamo? Non sono tipo che si accontenta di essere là in mezzo a tante persone che, c’è poco da dire, non mi danno più quella bella sensazione di essere “fra compagni”. Molti e molte si sono battuti fin dagli ultimi anni del 900 a sgretolare questa comunità, con la scusa della caduta del Muro di Berlino, del Movimento dei Movimenti, ottenendo che ci siamo differenziati sempre più, ed è diminuita la fiducia reciproca. “Distinti e distanti”, ecco un’espressione dolorosa ma che raffigura ciò che mi trovo di fronte.
La storia è fatta più che di avvenimenti di processi, ed invece si è ridotta agli avvenimenti. Gli avvenimenti sono sempre più a sé stante, è in vigore sia da parte del potere che da parte delle opposizioni, nessuna esclusa, una “damnatio memoriae” che supera la paradigmatica riscrittura della storia in 1984, romanzo che ognuno bolla come anticomunista, trozkista, liquidazionista, ma ci prende nel segno molto, ma molto.
Per riportare gli avvenimenti all’interno della storia è necessario volerlo, pensare che serva. Se quasi tutti sono convinti che ciò non serva, vedremo crescere, e alle volte disperdersi, le energie di Friday for Future e Extinction Rebellion senza provare ad intersecarli con chi considera il ricorso alla patrimoniale un modo per sostenere i buoni principi e colpire, almeno in parte, le speculazioni finanziarie. Se poi si tiene conto che le speculazioni finanziarie alimentano o sono alimentate anche dalle industrie farmaceutiche, quelle che sono in molte occasioni nemiche della salute, e anche dei sistemi sanitari pubblici, vediamo che il filo rosso, come diceva Lucio Dalla in Le parole incrociate, nel 1976, tiene assieme tutti i nemici del popolo, compresi i mercanti di armi, ed il popolo già del suo non ha molte difese.
In questi raduni, che sono ciò che si può produrre oggi, non ci inganniamo, a pelle mi trovo meglio perché chiedo di meno a me e agli altri. Giro in mezzo alle persone, che per fortuna sono anche molto giovani, ma difficilmente mi viene voglia di salutare con gioia e abbracciare. Non sono sicuro che ci sentiamo tutti uniti come quando, fino a 25 anni fa, avrei dato un pugno sul grugno a metà dei compagni per dissidi politici ma mi sarei buttato contro i poliziotti per tutti. Alle volte mi viene l’impulso di parlare coi poliziotti, sicuro che anche loro siano contro Israele, ma anche contro gli USA, ma vedano tutto ciò dal punto di vista dell’uomo di tutti i giorni. Forse dico questo perché i poliziotti in una piccola città vengono usati in maniera diversa che in una grande. Non mi inganno, né voglio ingannare chi legge.
Lo provo a dire in poche parole, senza misurarmi con Pier Paolo Pasolini. Non ne sfioro l’altezza, e probabilmente la penso anche diversamente. Forse i poliziotti mi saprebbero dire perché siamo qualche centinaio e non migliaia di migliaia. E vorrei tanto che me lo dicessero, perché comincio a vacillare anch’io.
Perché ci sto ancora tanto male?
Perché non sopporto Israele, USA, Iran ma mi manca anche una prospettiva contraria credibile.
Perché riesco a stare qui fino a che non partono gli slogan, perché sono sicuro che non li condividerò tutti ed alcuni magari saranno anche contro il mio partito, o i miei partiti amici, sono sincero.
Però fino a che sarò vivo ragionerò, e questo genera emozioni, e le emozioni fanno sì che posso essere con la Sumud Flotilla, con i palestinesi, aggiungendo però qualcosa di mio.
Marcello Pesarini