Sanatoria migranti: a che punto è la notte?

di Alberto
Deambrogio

Intervista a Marco Capriata

Marco Capriata, giovane avvocato penalista, vive e lavora ad Alessandria ed è iscritto alle liste dei difensori d’ufficio dall’anno 2010, anno in cui ha iniziato ad approfondire lo studio del diritto dell’immigrazione e delle problematiche relative ai permessi di soggiorno, in conseguenza di reati commessi da cittadini extracomunitari.

È membro dell’ASGI – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, grazie alla quale ha avuto modo di approfondire le tematiche legate a questa branca del diritto e di entrare in contatto con realtà esterne al territorio di riferimento, che gli hanno consentito di prestare assistenza legale anche e soprattutto in difesa dei richiedenti asilo politico avanti alle Sezioni Specializzate in materia di immigrazione di vari Tribunali italiani.

Da diversi anni fornisce la propria assistenza legale anche a coloro che devono formalizzare domanda di protezione internazionale in Questura o che intendono reiterare tale richiesta a seguito di precedenti dinieghi da parte delle Commissioni e dei Tribunali e che hanno difficoltà di accesso nell’esercitare tali diritti basilari, così come in favore di coloro che si vedono negare il rilascio del permesso di soggiorno, in un tentativo costante di dialogo e confronto con la Pubblica Amministrazione di riferimento.

Marco è dunque un professionista valente, ma anche una persona che ha scelto un chiaro impegno socialmente connotato. Chi lo conosce sa che è possibile incontrarlo oltre le porte del suo ufficio e oltre le porte dei tribunali. É per noi accaduto qualche giorno fa in una affollata assemblea serale in cui si sono confrontati legali, rappresentanti di movimento, migranti. Tema: la cosiddetta sanatoria, di cui fra l’altro non si parla più molto fuori dai circuiti “dedicati”.

Lo ringraziamo per la disponibilità a rispondere alle nostre domande.


Partiamo da una riflessione generale. Come ti senti di collocare, all’interno di una prospettiva storica, l’approvazione dell’articolo del decreto che riguarda la cosiddetta regolarizzazione? L’ormai famigerato 103 è arrivato dopo tanti annunci e commozioni ministeriali, Ordini del Giorno parlamentari, appelli, il dramma della pandemia, ma è davvero in discontinuità con la cultura di fondo sull’immigrazione che alberga nel nostro Paese da più di trent’anni?

Premetto di non essere uno storico del diritto dell’immigrazione, ma un semplice avvocato che cerca di difendere i diritti dei propri assistiti e di trovare il modo, attraverso gli strumenti che la legge mi consente di utilizzare, per consentirgli di regolarizzarsi sul territorio italiano, ma spesso capita di doversi arrendere all’impossibilità di trovare un rimedio nell’immediato o nel futuro prossimo.

Pertanto, per quella che è la mia breve esperienza, la nuova regolarizzazione, da una prospettiva storica, e aggiungo a mio modesto parere, dimostra ancora una volta come le leggi sull’immigrazione e sulla possibilità di consentire ai cittadini extracomunitari di accedere al mondo del lavoro, di regolarizzarsi e non vivere in clandestinità, evitando il rischio di finire nel circuito penale, sia l’ennesimo tentativo di porre rimedio a un sistema che negli anni ha previsto l’ingresso per motivi di lavoro solo attraverso i decreti flussi.

Decreti centellinati nel corso del tempo e insufficienti a porre rimedio al problema dell’irregolarità sopravvenuta o ad impedire gli ingressi irregolari secondo la normativa italiana.

Per cui col tempo le varie sanatorie hanno tentato di dare un’apparente possibilità di regolarizzazione a persone divenute o rimaste irregolari per diversi anni.

Il nuovo decreto-legge, nonostante le buone intenzioni proclamate dal Ministro dell’Agricoltura, non lo vedo così distante dai precedenti tentativi di porre rimedio a una situazione che ci dimostra come spesso in questi anni si sia ignorato il fatto che siamo un paese in cui il fenomeno migratorio esiste e non deve essere per forza essere visto o vissuto come un problema.

Anche questa sanatoria come le precedenti dimostra come il sistema degli ingressi per lavoro in Italia non funzioni e         quindi non si discosti da quelle precedenti se non per una formulazione infelice sotto molti aspetti.

L’emergenza COVID credo sia solo un pretesto per indurre molti di noi ad accettare l’idea della necessità di una regolarizzazione, anche se era un tema di cui si parlava da tempo, forse volto a mitigare gli effetti dei decreti Minniti-Orlando e Salvini, che hanno comportato, soprattutto nell’ambito della protezione internazionale, conseguenze negative nei confronti di chi si era fatto portatore di evidenti vulnerabilità ora difficilmente riconoscibili, secondo i parametri normativi introdotti con questi decreti.

Dicevamo della pandemia. Neanche di fronte a questa condizione di oggettivo pericolo collettivo si è riusciti ad ampliare, secondo una pura logica di buon senso, la platea degli aventi diritto. Più di 600.000 mila cittadini stranieri in Italia senza titoli di soggiorno, con molti esclusi dal SSN e in generale in balia di condizioni di sfruttamento lavorativo spesso selvaggio. La logica “selettiva” del Governo e del Parlamento è stata implacabile. Come valuti questa rigidità con venature neocolonialistiche in cui migrante è sinonimo di “braccia”?

Lo straniero è forse accettabile e lo diventa ogni volta in cui gli si propone di impiegarsi in quei settori lavorativi che non sono più appetibili da tempo per i lavoratori italiani e che comunque sono necessari a sostenere un’economia in affanno.

La logica selettiva del governo ritengo sia il frutto di una miopia legislativa che ci portiamo dietro da decenni, quale dimostrazione di un timore sotteso e ultimamente sempre più spesso sbandierato che “l’altro da noi” sia un pericolo sociale ed economico da arginare e l’idea che questi possa essere impiegato in settori lavorativi che spesso hanno una durata limitata nel tempo, o un’utilità sociale accettabile, come quello dell’assistenza familiare, allora questi diventa un soggetto socialmente accettabile, che ci intimorisce di meno rispetto al migrante economicamente solido e professionalizzato, il quale però accede attraverso canali privilegiati che sicuramente non riguardano la maggior parte delle persone coinvolte dal fenomeno migratorio del nostro paese.

Molte cose però non stanno andando per il verso giusto. Non c’è solo il “flop” dei numeri relativi al settore agricolo, c’è il fatto che il provvedimento in sé è malfatto. Si aspettano circolari interpretative, si rimandano le date limite per presentare le domande, i CAF sono in difficoltà, tanto per fare pochi esempi. A pensar male, verrebbe da dire che c’è del metodo… É Così? Nel frattempo si sono diffuse notizie incontrollate come quella che riguarda la rinuncia alla procedura della richiesta d’asilo in caso di regolarizzazione. Un lavoro in salita per operatori del settore, per i legali e un’incertezza insopportabile per le persone migranti non trovi?

Se ci fosse del metodo potremmo ritenere che il legislatore allora abbia solo voluto promuovere un’iniziativa di mera propaganda, che sembrerebbe mettere d’accordo tutti o quasi, ma temo invece che nella redazione di questa normativa non si sia tenuto conto di diversi aspetti tecnici che rendono assai difficoltoso l’accesso alla procedura, soprattutto nel settore agricolo e difficilmente si avrà una vera emersione del lavoro irregolare e un recupero da parte dello Stato di quegli introiti che queste forme di lavoro hanno sottratto alle casse dello Stato.

La stessa diffusione di circolari interpretative che rischiano di accavallarsi e contraddirsi tra di loro dimostra come il testo normativo non sia di facile e pronta comprensione e applicazione, tant’è che sono intervenute pure delle FAQ per agevolare le associazioni di categoria nel predisporre le domande legate alla sanatoria, ma questo dimostra come la redazione delle leggi da parte del legislatore sia sempre più farraginosa e distante dalla realtà e temo che anche alcune associazioni, soprattutto in ambito agricolo, si attendessero una proposta normativa diversa e più appetibile rispetto a una norma che impone al datore di lavoro, in ambito agricolo, di dimostrare di possedere un reddito imponibile o un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dal bilancio di esercizio precedente, non inferiore a 30.000,00 euro annui.

Requisito che a quanto pare molti datori di lavoro in questo settore e in quelli delle attività connesse non sembrano riuscire a poter dimostrare.

L’ASGI stessa aveva proposto al legislatore di introdurre un permesso di soggiorno per attesa occupazione della durata di un anno, successivamente convertibile per coloro che dimostrassero la loro presenza in Italia alla data del 29 febbraio 2020 in condizioni di irregolarità o regolarità, oppure di richiedere un permesso per lavoro qualora alla data del 29 febbraio 2020 o alla data della presentazione della domanda di emersione il cittadino straniero dimostrasse di avere in corso un rapporto di lavoro.

Appello che è rimasto inascoltato e quindi dovremo attendere fra qualche tempo per vedere gli effettivi risultati di questa sanatoria e quale contenzioso ne sarà scaturito a fronte di interpretazioni più o meno legittime e restrittive derivanti dalle circolari interpretative di questo periodo.

Puoi riassumerci brevemente le caratteristiche attuali di quelli che tu chiami i “due binari”, cioè il 1° e il 2° comma dell’art. 103, con cui è possibile la regolarizzazione? Quali sono le principali controindicazioni, i principali problemi contenuti in queste vie, quelli almeno che nel tuo lavoro stai incontrando più spesso?

Il primo binario è quello esperibile dal datore di lavoro e dal lavoratore tramite l’accesso ad un portale on line del Ministero dell’Interno, con cui si presenta istanza per il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro in uno dei settori della sanatoria (agricoltura, allevamento e attività connesse, colf, badanti, assistenza familiare), con cui si può dichiarare la volontà di far emergere un rapporto di lavoro irregolare, oppure quella di instaurare un nuovo rapporto di lavoro tra le parti.

Se la procedura va a buon fine, la Prefettura convoca successivamente datore di lavoro e lavoratore per consegnare a quest’ultimo il kit postale precompilato con cui chiedere alla Questura il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Il secondo binario è esperibile invece mediante la compilazione di un kit postale in cui il cittadino extracomunitario, che è in grado di documentare di aver lavorato in passato in uno dei settori lavorativi sopra indicati, chiede alla Questura il rilascio di un permesso di soggiorno di sei mesi per attesa occupazione, con l’obbligo di reperire un lavoro in questi settori, al fine di vedersi poi convertire dalla Questura territorialmente competente il suddetto permesso cartaceo e temporaneo in un permesso per lavoro subordinato.

I problemi principali che stanno emergendo sono nella reperibilità del passaporto per molti richiedenti asilo che intendono accedere alla sanatoria, perché sprovvisti di tale documento, quando non è custodito in Questura e se anche muniti di tale documento, per coloro che intendono accedere alla procedura con il kit postale, secondo una delle ultime circolari interpretative, dovrebbero rinunciare alla domanda di protezione internazionale, per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Per quanto riguarda la procedura on line, segnalo che molti soggetti magari lavorano già regolarmente in uno dei settori della sanatoria, ma per accedervi dovrebbero instaurare un nuovo rapporto lavorativo e, quindi, se ne deduce che dovrebbero interrompere il rapporto già in essere per instaurarne uno nuovo, creando così delle situazioni paradossali.

Questo solo per rappresentare alcuni aspetti che subito sono emersi, tra quelli più problematici per noi avvocati, nel fornire un parere ai nostri interlocutori.

Chi, come te certamente, si sta spendendo sino in fondo per informare e lavorare alla buona finalizzazione del maggior numero di richieste sa bene che il proprio lavoro, professionale o sociale, è in ogni caso importante. É importante per la vita e il futuro di donne e uomini. Accanto a quest’opera quali sono, secondo te, le principali richieste che andrebbero messe a tema per rilanciare una battaglia complessiva intorno ai temi della migrazione? A quali soggetti ti senti di fare un appello in tal senso?

Sicuramente a livello nazionale si dovrebbe ragionare sull’opportunità di inserire dei visti d’ingresso per ricerca lavoro che eviterebbero di dover attendere ogni anno la pubblicazione di decreti flussi che tendono a prevedere quote d’ingresso spesso irrisorie e per settori lavorativi limitati, nonché solo per alcune nazionalità.

Per quanto riguarda i richiedenti asilo spesso si è parlato di corridoi umanitari e di visti in tal senso, ma sia la Corte di Giustizia che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo recentemente hanno escluso tale diritto e questo ci porta a ritenere che se non vi sarà una volontà politica comune a livello europeo nell’affrontare le questioni legate ai flussi migratori di coloro che fuggono da situazioni di guerre, pandemie o crisi umanitarie determinate da fattori climatici o di altra natura, difficilmente si riuscirà ad arginare il problema, pensando di esternalizzare le frontiere, creando così dei vuoti legislativi in cui le persone rischiano di essere trattenute illegittimamente, in attesa di vedersi o meno riconosciuto il loro diritto di asilo.

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