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Rutte si mangia Von Der Leyen e entrambi si mangiano noi

di Roberto
Musacchio

Conosciuto nella sua veste di premier olandese tra i più longevi, alla testa di un partito liberale di centrodestra, tra i più accaniti sostenitori della austerity, contro gli aiuti alla Grecia, assai “parsimonioso” anche su quelli contro il Covid, autore di tagli su sanità, welfare e sussidi, alcuni finiti nelle polemiche perché accusati di essere illegittimi e discriminatori, alleato per una fase di un partito ferocemente anti islamico, il signor Rutte, grazie alle sliding doors di cui si avvale la casta di potere dell’attuale borghesia, è diventato segretario generale della NATO. E in questa veste scialacqua, spende e spande o meglio ci fa indebitare fino oltre ogni misura di sicurezza. Annegheremo nei debiti. I conti sono facili da fare. Come è, purtroppo, facile dedurre che l’accordo NATO distruggerà il modello sociale europeo.
L’accordo sottoscritto dai Paesi NATO per un aumento delle spese militari fino al 5% entro il 2035 infatti  è una vera e propria sciagura destinata  appunto a distruggere quel che resta del modello sociale europeo. La UE, già tutta impegnata in proprio a fare del riarmo l’asse della propria politica economica, sociale ed estera, ha accettato in toto il diktat di Trump. Se si fanno un po’ di calcoli sull’impatto della decisione NATO sul 5% di spesa militare annua si vedono bene gli esiti catastrofici. Ora la UE sta al 2% circa di spesa militare annua, intorno ai 320 miliardi. Il 5% sono 750 miliardi annui (più 430 rispetto ad oggi). Il piano ReArm UE consente una flessibilità fiscale, per 4 anni, totale nei 4 anni di 650 miliardi (cioè si possono sforare i limiti di indebitamento previsti per questa cifra ma poi si deve rientrare) più 150 di prestiti. Quindi il vergognoso piano UE viene scavalcato in modi drastici dalla decisione NATO che per 10 anni costa più di 4mila miliardi. Abbiamo così per l’Europa il più grande stravolgimento fiscale del dopoguerra. La fine del modello sociale europeo. E di ogni idea di sovranità democratica fiscale in quanto il 5% del Pil è gestito dalla NATO e il 95% dalla Commissione Europea attraverso le regole varate con l’austerity. Tutto sarà in mano alle trattative tra governi Commissione e NATO. Che però saranno tutt’altro che facili vista l’enorme discrepanza degli sforamenti di bilancio. Vanno fermati.
Per l’Italia gli aumenti sono letteralmente insostenibili. Si passa da 33 miliardi annui ad oltre 100. Circa 700 miliardi in un decennio. E l’Italia non è tra i 16 Paesi che hanno già chiesto deroga al bilancio per ragioni di riarmo. Come non lo ha ancora fatto la Germania di Merz. Quella forse più in grado di sostenere un tale volume di spesa extra. Da ripagare magari con i surplus esportativi nell’UE che la Germania fa da 30 anni. Il Cancelliere tedesco, Merz, d’altronde è un altro surfista delle sliding doors. Già uomo di Blackrock, colosso di quella finanza che va inondando il mercato di titoli, in particolare ETF, legati al riarmo.
La NATO nasce insieme al piano Marshall, che portava soldi. Contrasto ideologico e deterrenza. Naturalmente arruolava in un campo. Ora diventa un’associazione 5% per una protezione che poi non è tale. È evidente che non c’è sicurezza alcuna con la deterrenza. Che le guerre hanno sostituito la politica. Che ognuno fa per sé e tutti per il capitalismo finanziario. Trump in primis. Associazioni come la NATO sono incompatibili con la costruzione di una democrazia globale. Vanno sciolte.
Il grande lavoro già fatto con l’appello europeo Stoprearm, che ha già prodotto convergenze e mobilitazioni in tutta Europa, e particolarmente significative in Italia, va continuato e intensificato. Come con l’austerity le contraddizioni sociali del riarmo esploderanno, anche tra USA e UE, certamente tra esigenze sociali che verranno massacrante anche perchè le regole di bilancio UE vanno verso i tagli e non gli aumenti di tassazione (le imprese pagano 10 punti in meno di 10 anni fa) e incombe la guerra trumpiana sui dazi, e interessi del capitalismo finanziario e quelli delle borghesie europee e nazionali.
Ci aspetta molto lavoro da fare.

di Roberto Musacchio

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