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In ricordo di Alexander Langer

Sono passati trent’anni da quando Alexander Langer ha deciso di lasciarci, in questi giorni testimonianze, ricordi, commenti ripercorrono la sua vita e il suo pensiero, la tremenda attualità della sua visione del mondo, della sua azione. La traccia più completa del suo percorso di vita la ritroviamo nelle pagine della fondazione Alexander Langer Stiftung1, dove sono raccolti tutti i suoi scritti2. Sul sito della Fondazione è disponibile Il Catalogo della biblioteca della Fondazione Langer3.

Pubblichiamo due scritti che ci sembrano significativi della sua azione e dei principi che l’hanno guidata, a partire dal numero della prossima settimana della nostra rivista avremo modo di pubblicare ‘dalla rete’ contributi significavi della riflessione su Alex Langer.

In una tragica successione di aventi dopo la scomparsa di Alex, dopo pochi giorni nel periodo tra le date 8-11 luglio 1995 si è verificato il massacro di Srebrenica di oltre 8000 ragazzi e uomini bosgnacchi (ovvero musulmani bosniaci) è avvenuto nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e nei suoi dintorni, durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. La strage fu perpetrata da unità dell’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina guidate dal generale Ratko Mladić, con l’appoggio del gruppo paramilitare degli “Scorpioni”, in quella che al momento era stata dichiarata dall’ONU come zona protetta e che si trovava sotto la tutela di un contingente olandese dell’UNPROFOR, che di fatto ha contribuito al massacro. Le guerre, i conflitti della ex-Jugoslavia sono state per lungo tempo al centro dell’azione di Alex Langer; la rapida successione dei due eventi ci offre forse la sintesi più completa dell’eredità che Alex Langer ha lasciato a tutti noi, delle domande inevase con cui ha interrogato il suo tempo.

È bene ricordare che Una sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2007, nonché diverse altre del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY), hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso con lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi, la popolazione bosniaca di religione mussulmana, costituisce un genocidio. Il 23 maggio 2024 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato l’11 luglio Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica4. Un genocidio dunque che nella sua qualificazione formale rimanda alla concretezza della quotidianità di ciò che accade nella Striscia di Gaza ed in Cisgiordania.

La convivenza inter-etnica è stata al centro della azione di Alex, come la questione climatica inestricabilmente connesse tra loro nella sua azione come nella realtà.

Franco Lorenzoni nel suo ricordo di Alex Langer su Internazionale scrive che Il premio internazionale Alexander Langer di quest’anno è stato assegnato a gennaio a due organizzazioni di volontariato che affrontano “con modalità nonviolente e spirito di collaborazione e di dialogo” il pluridecennale conflitto in Cisgiordania. Youth of sumud si fa interprete con perseveranza (sumud) della resistenza nonviolenta popolare nell’area delle colline a sud di Hebron, e Ta’ayush, espressione della società civile israeliana che agisce per “vivere insieme”, palestinesi e israeliani. L’assegnazione del premio di quest’anno ci riporta al 2001, quando furono premiati il palestinese Sami Adwan e l’israeliano Dan Bar-On, che insieme ad Adnan Musallam e Eyal Naveh avevano scritto La storia dell’altro (Una città 2003).

Sulla questione ecologica Lorenzoni ricorda che Per primo usò e propose il concetto di conversione ecologica, che non era per lui riforma, riconversione e nemmeno rivoluzione. Non si accontentava dell’ambiguo sviluppo sostenibile, ossimoro con cui sono spesso giustificati i peggiori compromessi. La conversione ecologica proposta da Langer riguardava piuttosto una trasformazione del contesto agricolo, produttivo, abitativo e sociale che fosse accompagnata e sostenuta da un cambiamento della nostra coscienza individuale e da una nuova relazione con il pianeta e tutte le forme di vita che lo abitano.

Affermare che “la transizione ecologica non si potrà realizzare fin quando non diventerà socialmente desiderabile” poneva e pone al centro dell’impegno politico la costruzione di una cultura in grado di sostenere una trasformazione profonda dei pensieri e dei comportamenti individuali e collettivi, che necessariamente deve partire dal basso.

“Potranno aiutare a cambiare strada le mille piccole conversioni e riconciliazioni”, spiegava in un convegno del 1994 ad Assisi, “i mille piccoli digiuni e disarmi, le mille piccole scelte alternative, che non attendono il via dal ponte di comando né rimandano ad improbabili vittorie finali l’impresa della ricostruzione”.

“Perché ci sia un futuro ecologicamente compatibile”, precisava, “è necessaria una conversione ecologica della produzione, dei consumi, dell’organizzazione sociale, del territorio e della vita quotidiana. (…) Bisogna riscoprire e praticare dei limiti: rallentare (i ritmi di crescita e di sfruttamento), abbassare (i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo) attenuare (la nostra pressione verso la biosfera, ogni forma di violenza). Un vero ‘regresso’ rispetto al motto olimpico del più veloce, più alto, più forte”, da trasformare in “più lentamente, più profondamente, più dolcemente e soavemente”.

Ciò che colpisce riprendendo gli scritti e gli interventi di Alexander Langer è la loro attualità, viene da dire purtroppo, ripercorrere la loro complessa trama ci fa ritrovare la complessità di quello stato di cose che vogliamo cambiare.

 

Articoli:

Alexander Langer: Dieci punti per la convivenza, edizione plurilingue 2020 https://www.alexanderlanger.org/it/32/4921 A pag. 75 del PDF la versione italiana.

La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile https://www.alexanderlanger.org/it/140/268

Inoltre:

È TEMPO DI ESSERE PICCOLI. NON ABBIATE FRETTA. VI INVITO A SOSTARE, A COLTIVARE IL DUBBIO, A PRATICARE L’ASCOLTO, A CUSTODIRE IL FRAGILE.

di Alexander Langer

“Non abbiate fretta. Non credete che solo correndo si possa arrivare. In questo tempo che ci spinge al rumore, alla velocità, alla conquista, io vi invito a sostare. A coltivare il dubbio, a praticare l’ascolto, a custodire il fragile. È tempo di essere piccoli, non per rinunciare, ma per scegliere. Piccoli per non dominare, ma per appartenere. Non cercate la forza che impone, ma quella che sostiene. La dolcezza non è resa, ma resistenza. La lentezza non è pigrizia, ma profondità. E la profondità, oggi più che mai, è rivoluzionaria. Cercate l’indefinito, là dove le cose non sono subito chiare, nette, pronte a essere consumate. È lì che abita la possibilità di un mondo condiviso, dove nessuno ha l’ultima parola e tutti possono dire qualcosa. Vi chiedo questo: abbiate il coraggio dell’autolimitazione, della sobrietà, della gratuità. Non come sacrificio, ma come atto di liberazione. Come un fiore che sboccia senza chiedere nulla in cambio. E scegliete, sempre, la pace. Non come assenza di guerra, ma come tessitura quotidiana di legami. Non come tregua, ma come scelta di vita. La nonviolenza non è debolezza, è la più alta forma di forza. È dire no senza distruggere. È resistere senza odiare. È costruire ponti dove altri alzano muri. Rifiutate il riarmo, le spese folli in armi, le retoriche del nemico. Non lasciate che la paura vi spinga ad armare il futuro. Nessuna vera sicurezza nasce dall’intimidazione. Nessun domani si costruisce con le bombe. E se vi chiedono da che parte state, non abbiate paura di dire: dalla parte della vita che cresce lenta, fragile, profonda. Dalla parte dell’umano. Dalla parte della pace. Ecco, questa è la mia sinistra. E forse, può essere ancora la nostra. Non abbiate paura della lentezza, né della solitudine che a volte accompagna chi cerca sentieri nuovi. Non tutto si concluderà oggi, né domani. Ma ogni gesto, ogni parola nonviolenta, ogni scelta sobria e giusta, è un seme. E i semi, anche se non li vediamo subito germogliare, fanno il loro lavoro. Abbiate cura. Degli altri, della terra, del tempo. Abbiate cura di ciò che cresce piano. E camminate. Non da soli, ma insieme. Più lentamente, più profondamente, più dolcemente”

  1. https://www.alexanderlanger.org/ []
  2. https://www.alexanderlanger.org/it/30 ) assieme ai suoi interventi. La fondazione sta lavorando alla realizzazione dell’Archivio di Alex(( https://www.alexanderlanger.org/it/1107/4917 A che punto siamo con l’Archivio di Alex[]
  3. https://www.alexanderlanger.org/it/1140 []
  4. https://unric.org/it/lonu-istituisce-la-giornata-internazionale-di-riflessione-per-il-genocidio-di-srebrenica/ []
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