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Roma, tra leggende e apocalissi

di Marino
Calcinari

note a margine di una lettura del testo di Arturo Graf: ”Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medioevo (1915)

1. ROMA URBS AETERNA

Così la definirono gli scrittori e storici Tibullo, Ammiano Marcellino, Frontino, Ausonio, Namaziano. Ma anche san Girolamo. Più dubbioso era Dione Cassio Cocceiano che citava un oracolo sibillino nella “Historia romana”- Liber LVIII -e fissava un termine per l’anno 900 dopo la fondazione.

Si rigettano, in quanto poco affidabili come fonti, i vangeli gnostici. E sono variamente interpretabili, anche se non del tutto incomprensibili le “ apocalissi” di matrice cristiana.

Anche se quella scritta da Tomaso è particolare in quanto egli racconta non solo l’Ascensione al cielo della Vergine Maria ma anche una sua visione di Dio che descrive la fine del mondo che avverrà in un arco temporale di sette giorni e cosa accadrà in ciascuno di essi. L’ottavo giorno, infine, gli eletti verranno consegnati a Dio, e tutti gioiranno per la distruzione del peccato e dei poteri con cui sino allora veniva governato ogni regno mortale.

Tommaso inoltre descrive la fine del mondo riprendendo o in parte ricollegandosi a quella Apocalisse, attribuita a Giovanni e che restava un testo fondamentale. ”: la donna e il drago, la bestia che sale dal mare con dieci corna e sette e teste e sulle corna dieci diademi e sulle teste un nome di bestemmia: ”: .perchè era già allora considerata una dottina degli ultimi fini cui il mondo non poteva non guardare con paura, ma anche con speranza: quelle pagine contenevano infatti il disegno del compimento celeste, un argomento che descriveva con molta serenità, i segni della fine dei tempi, che sarebbe stata preceduta dalla venuta di re malvagi e dall’arrivo dell’Anticristo .

Ed era una visione di Dio che recava timore, smarrimento, pena per chi non si sarebbe affidato alla sua giustizia e non si sarebbe sforzato di penetrare, con la mente, al cuore del messaggio salvifico che la descrizione della fine del mondo avrebbe comportato per il genere umano. Quanto, cosa e come accadrà in un periodo di sette giorni e cosa accadrà in ciascuno di essi è un interrogativo che solo la fede in Cristo avrebbe potuto risolvere. Ed ecco cosa ci si doveva attendere: C’è una pioggia di sangue; le porte del cielo si aprono; si verifica un grande terremoto; i corpi celesti cessano la loro opera; e così via. L’ottavo giorno, gli eletti verranno consegnati a Dio, dopodiché potranno gioire:

L’Apocalisse di Giovanni è ben nota, quella attribuita semplicemente a Tommaso, non ha uguale fama, forse si tratta di un apocrifo che è molto molto posteriore ai fatti che narra. Una più ampia lettura che volesse affronre questo argomento richiederebbe la consultazione dei Vangeli apocrifi e delle apocalissi gnostiche di Adamo, Pietro, Giacomo e Paolo.

2. APOCALISSI

All’origine del filone propriamente apocalittico, se vogliamo, però ci fu San Girolamo, nato a Stridone nell’Histria con il memorabile commento “Sopra la sesta visione di san Daniele”. Ovvero la storia di quel profeta gettato nella fossa dei leoni, che chi legge dovrà saper reinterpretare come un ammonimento sulla fine, cioè dismettere i poteri e i piaceri mondani, mentre si annunciava l’imminente rovina di ogni potere umano, politico e statuale. Quando il potere di Roma sarebbe stato distrutto sarebbero venuti ancora dieci re che si sarebbero divisi tra di loro il comando affinchè l’undicesimo: “…regem parvulum id est Antichristus, qui tres reges primo die de ipsis decem regibus superabit, id est reges Aegipti ed Africae et Aethiopiae; quibus ab eo interfectis, etiam alii septem reges victori Antichristo colla submittent…“: . Ci troviamo così davanti ad una profezia in cui un “piccolo re” (identificato con l’Anticristo) sconfiggerà prima tre re: di Egitto, Africa e Etiopia, per poi assoggettarne altri sette, che si piegheranno e con la loro sottomissione si sarebbe formato un potere tirannico che avrebbe governato il mondo.

Lo stesso san Benedetto (480- 547) che fu molto cauto verso le tante versioni dottrinarie, era altresì prevenuto se non scettico verso le adesioni degli adepti cristiani che immaginavano una “Civitas Dei “ legata ad un orizzonte fantastico, mentre l’istituzione politica già crollava, ed epidemie, carestie, crisi economica imperversano e chiamavano i credenti di tutto il popolo di Dio ad una prova non solo di testimonianza ma di impegno concreto per garantire la realizzazione del Disegno Divino, quindi un atteggiamento molto pragmatico, ben oltre la semplificazione dell’“ora et labora”.

Benedetto fu molto realista, fondò una comunità di agit-prop, le adesioni dovevano essere motivate e non si limitò a profetizzare la crisi del potere politico, Roma come caput mundi da tempo non esisteva più. L’Aquila imperiale era volata a Bisanzio, ora ribattezzata con cerimonia cristiana “Costantinopoli”; e quindi cadute, sovversioni, distruzioni ci furono ma non sulle rive del Bosforo, semmai sul Tevere e però giammai ci fu, e nessuno paventò in quei tempi bui la cancellazione della Città.

Del resto scritti apocalittici non erano mancati e nel prosieguo degli accadimenti non sarebbero mancati mai.

3. ANTEFATTI

Fu infatti negli anni intorno al 380 d.C.( anno dell’Editto di Tessalonica che imponeva ai sudditi di Roma la religione cristiana) che una pseudo-profezia apocalittica falsamente attribuita alla Sibilla Tiburtina comparve e fu sulla bocca di tutti, descriveva un

“ Costantino” vittorioso su Gog e Magog, poi vennero le Revelationes di Metodio di Olimpo, un oscuro monaco vissuto nel IV secolo d.C, che furono ( e sono) considerate fra le più antiche profezie cristiane post-bibliche: le catastrofi avrebbero preannunciato la nascita dell’Anticristo, nella sesta e ultima età della Terra; questa ed altre furono riproposte da un autore ignoto qualche secolo dopo da un autore che usò il suo nome come pseudonimo. Il manoscritto che raccoglieva tali profezie, il Monumenta Patrum Orthodoxographa, venne ritrovato circa 1000 anni dopo la morte di San Metodio.

Il cronista Agnello di Ravenna (IX sec.) fece parlare San Grazioso Abate di San Apollinare in Ravenna, che profetizzò come ferro e fuoco sarebbero caduti dal cielo:

Sulla falsariga di quanto aveva scritto sull’Anticristo, Adso (Assone) di Montier en Der, vissuto tra il 910 e il 992, nella “Epistola ad Gerbergam reginam de ortu et tempore Antichristi (Lettera alla Regina  Gerberga sul luogo e sul tempo dell’Anticristo), nota anche come Libellus de Antichristi, vediamo come prese vita un filone narrativo che uscì dai monasteri, dalle chiese e dai cenobi e si diffuse nella società civile, influenzando la fede, la spiritualità, la religiosità altomedievale. Comunque fosse il libro dell’Anticristo di Adso godette di immensa popolarità durante il Medioevo, fu letto, riscritto e rielaborato tanto che si contano nove versioni del manoscritto, per un totale di 171 copie.

Nella battaglia finale presso il Monte degli Ulivi a Gerusalemme l’Anticristo verrà ucciso da Cristo o dall’Arcangelo Michele In seguito alla sua morte giungerà alfine la pace e il mondo sarà pronto per il giudizio finale:

4. ANTICRISTO

Ma fu una pia donna in un convento sui monti della Stiria ad affrontare il tema dell’AntiCristo. Quel tema aveva attecchito in terra tedesca e le narrazioni sull’Anticristo furono una delle fonti di ispirazione del poema in lingua medio-altotedesca “Der Antichrist” di Ava di Melk (secolo XII), monaca di clausura presso l’Abbazia di Göttweig, in Bassa Austria, presso Krems, o forse presso la stessa Abbazia di Melk.

I poemi “Leben Jesu”, “Der Antichrist” e “Das Jüngste Gericht” furono però scoperti solo nel 1841 da Joseph Diemer nel monastero di Vorau. Ma è importante notare come, anche tra le fila degli Spirituali al tempo di Francesco d’Assisi, ci fu chi seppe scrivere sull’argomento e che avrebbe voluto far finire Roma come novella Sodoma e da qui, le molte visioni si sarebbero confuse con le profezie, gli scismi, le guerre.

Arthur Graf scrive in sintesi, in questo capitolo che “ nell’apocalisse la fine di Roma è collegata alla fine del mondo: E l’autore (ignoto) che nutre per Roma un odio implacabile, non ha nessuna santa missione da compiere, l’impero è un istituto diabolico e solo dopo la distruzione di Roma Satana resterà incatenato per mille anni, e sarà il millennio degli eletti governati da Cristo in Terra, ma trascorso quel millennio Satana si scatenerà, vincerà il Male e seguiranno allora le incursioni di Gog e Magog alle quali terrà dietro il giudizio e la rinnovazione della terra e del cielo. ”

5. PROFEZIE.

 Di profezie, su questo tema e gli altri correlati, ce ne furono. La badessa Ildegarda di Bingen (+1179) vissuta ai tempi di Papa Alessandro III e che fu profetessa e guaritrice, non seppe prevenire né come affrontare il movimento degli Albigesi (1159-1181) che contestò il potere temporale della Chiesa di Roma. Malachia Ibernico, vescovo di Armagh (+1148) va citato poichè azzardava in una profezia la distruzione della Terra, e Brigida di Svezia (+1373) che fondò un centro di cultura religiosa, ebbe fama di mistica e di profetessa; scrisse un libro di “ Revelationes “ che accennava alla caduta della Chiesa.

Nel 1384 nasceva Francesca Romana (+1440), mistica e visionaria, oggi Santa, che scrisse nel 1436 parole profetiche sul futuro della Città del Papa, che sarebbe stata flagellata violentemente nel secolo a venire. Sappiamo che Francesca si ammalò della peste che aveva colpito Roma in quell’anno, ma continuò a prodigarsi nell’assistenza per i malati, guarì -o la credulità popolare disse che aveva fatto resuscitare- un bambino colpito dal morbo.

6.VISIONI

 La visione del futuro però tendeva generalmente all’ottimismo, il popolo di Cristo avrebbe trionfato sugli infedeli, gli ebrei si sarebbero convertiti alla vera fede, ma solo allora la fede cristiana avrebbe conosciuto il pericolo più grande, quello rappresentato dai popoli di Gog e Magog. Essi sarebbero usciti dai loro rifugi tra i ghiacci e le nebbie dell’estremo Oriente e sarebbero dilagati con feroci incursioni in tutta l’Europa.

Di questo oscuro pericolo veniamo edotti dal vescovo Benzone d’Alba vissuto nell’XI secolo, da Gotofredo di Viterbo (1120-1196), da Matteo di Westminster che portò a termine la compilazione del “Flores Historiarum”-iniziata oltre un secolo prima da Giovani di Walligdorf (+1214) – nel 1326.

7. ORIGINE E AUTORI

All’origine del filone propriamente apocalittico, ci fu, come abbiano detto, San Girolamo, che forse immaginò o ricevette una visione dell’imminente rovina di ogni potere.

Ma dell’Anticristo nulla dicono i Vangeli Però c’è la Seconda Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi, ed egli è citato nell’Apocalisse. Nel primo caso egli è l’uomo del peccato, il figlio della perdizione la cui manifestazione avverrà con prodigi, tentazioni ed altre abominevoli apparizioni, nel secondo – l’Apocalisse è il testo dell’apostolo Giovanni – egli sarà “: la bestia che sale dalla terra, il possibile ritorno di Nerone dall’Oriente “: e un conseguente bagno di sangue per la comunità cristiana. Giovanni non dubitava che colui che l’aveva imprigionato a Patmos fosse l’Anticristo per antonomasia, è fermamente convinto che Nerone sia il Satana in terra e la comunità dei credenti deve mettersi al riparo, ma deve dimostrarsi capace e determinata nel raccogliere anche le forze per affrontare le sue legioni.

 

Nell’Armageddon tutto sarà poi stabilito per volontà di Dio. Il millenarismo cristiano ha anche queste radici, la credenza ultima del popolo che vive nella fede anelando all’utopia della resurrezione o della vita dopo la morte, anche dopo un cataclismo distruttivo, una catastrofe, altre persecuzioni: mentre nel cielo, come dai libri del pagano Ossequente, si palesavano segni in cielo e fenomeni sinistri sulla terra.

Fenomeni anche divini, magici, sovrannaturali che la ragione del tempo non comprendeva ma che vengono ricordati e menzionati per come furono vissuti dalle generazioni tra il 525 ( la rifondazione romana di Giustiniano ) e l’Anno Mille.

8.Il periodo che va dal 476 all’anno Mille è stato indagato, analizzato, ricostruito da Ferdinand Gregorovius che vi lavorò dal 1859 al 1872 ed a quella fonte, “Storia di Roma nel medioevo” rimandiamo i lettori; il punto di partenza della sua indagine e ricostruzione degli avvenimenti però, -per lo storico tedesco- era pricipalmente dato da una domanda ch’egli si era posto, su come cioè Roma fosse diventata potente e su quali basi si fondasse la sua egemonia, il potere militare, la forza economica, l’ingegno creativo, e quindi come quei fattori di coesione vennero meno, l’edificio collassò ed i resti divennero inconoscibili, trascurabili, e rovinarono. “ La forza demonica che concesse ad una sola città il dominio su tante nazioni di lingua, costumi, ideali diversi non ha alcuna spiegazione”.

La forza del Cristianesimo si impose sulla volontà politica, le strutture del potere si incrinarono, la peste, la crisi economica, le invasioni dei popoli barbari, le aggressioni da Oriente, le insegne imperiali portate a Costantinopoli culminarono con la deposizione di Romolo Augustolo. Ma l’inizio è rintracciabile (ancora una volta: ) con quanto scrisse San Girolamo: “ L’aureo campidoglio non è che sudiciume, è abbandonato,tutti i templi di Roma sono avvolti di fuliggine e ragnatele,la città si alza dalle sue sedi e il popolo passando frettlosamente oltre ai templi semidistrutti, accorre alle tombe dei martiri(: ): La grotta di Mitra è stata distrutta e sono stati rovesciati gli idoli consacrati alle stelle; Korax, Nymphe, Miles, Leo, Perse, Helios, Dromo e Pater: il paganesimo della città è condannato alla solitudine, quelli che una volta erano gli dei di una nazione sono rimasti indietro, in compagnia di gufi e civette sui tetti abbandonati: ”

9. L’anno Mille in Europa è riassumibile in dieci eventi notevoli verificatisi nel primo decennio e che avrebbero significativamente modificato il profilo geo e biopolitico della società umana. 1. Il tentativo di Etelredo di fermare l’espansionismo Danese; 2. La rinascita ottoniana; 3. il cambiamento climatico; 4. la formazione della Rus kieviana; 5. la fondazione dell’arcivescovado di Gniezno e l’ascesa al trono di Boleslao nella Polonia; 6. la Renovatio Imperii di Ottone III; 7. la conversione dei Vikinghi svedesi; 8. Le Cronache di Rodolfo il Glabro; 9 Il Papato di Silvestro II; 10. La fondazione del Regno degli Ungari.

La disamina di questi ed altri accadimenti è certo necessaria, la consultazione di alcune fonti – oltre quella già citata – pare, ma è doverosa: ve ne sono che spiegano il sostrato leggendario, colto e popolare che si concretizzò essenzialmente nella leggenda biblica (le “Sacre Carte” cioè le Sante Scritture ), ma anche in quella epica ( ad es. il “ Ciclo Alessandrino” ) e principalmente nella leggenda storica, che evidenziava fatti realmente accaduti, ed infine quella “fantastica “ ma fondata su criteri verosimili e negli aggiornamenti di vicende politiche, militari, sentimentali, religiose, filosofiche che comparivano a margine delle opere di scrittori classici o di loro alunni, discepoli o imitatori ancora oggi noi possiamo comprendere la temperie culturale di in esteso arco di tempo. I nomi di questi autori sono rimasti pressochè ignoti, ma molti altri li conosciamo: c’è l’esempio del Chronicon” di Mario Aventicense, nel VI secolo, la “Historia ecclesiastica“ di Beda,, la “Historia Langobardorum “ di Paolo Diacono, la “Historia Francorum” di Gregorio di Tours, la Chronaca di Fredegario, etc la materia delle loro creazioni, la loro testimonianza a respinto l’oblio.

10. Per scrivere queste note ci si è avvalsi soprattutto del lavoro di Arturo Graf (1848-1913) autore di quel testo “Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medioevo (2 voll.), edito da Loescher, che con molta fatica ho strappato all’oblio da una bancarella che vendeva remainders e libri vecchi nella Capitale, in Piazza Esedra molti anni fa: .

Arturo Graf era nato ad Atene nel 1848,, il padre era di Norimberga, era commerciante, e la madre Serafina Bini era di Ancona, poi nel 1851 la famiglia si trasferì a Trieste. Alla morte del padre dovette seguire la madre a Brăila, una cittadina della Romania, un importante porto fluviale sul danubio dove viveva il fratello della madre e solamente nel 1863 rientrò in Italia, Qui studiò in un liceo a Napoli.

Dirò che Graf ha vissuto per un breve periodo anche a Trieste, allora governata dall’Austria ma nessuno sin qui ha trovato traccia del suo passaggio, quindi non si è mai pensato di dedicargli una via o solo sviluppare una iniziativa, un momento di ricordo alla sua figura.

Il cognome è sin troppo austriaco.

Graf in realtà, come abbiamo visto fu a tutti gli effetti, un cosmopolita. Terminato il liceo, seguì le lezioni di Francesco de Sanctis, poi s’iscrisse a giurisprudenza e si laureò in legge nel 1870.

Inoltre, anzi INFINE, di quanto ho letto di quel ponderoso volume (900 pagine) riporterò un breve sunto della sola appendice, per la materia insolita ed i temi che espone, il cui oggetto è LA LEGGENDA DI GOG E MAGOG

11. Su Gog e Magog non mancano interrogativi: Il Capitolo 38 del libro di Ezechiele ( sacerdote ebraico vissuto nel VI sec.a.C.) contiene una profezia in cui un certo Gog, della terra di Magog, raccoglie un esercito di molte nazioni per attaccare la gente di Dio, credendo che questi non siano protetti. Dio li farà fallire facendoli perire per la spada di altri; li annienta con pestilenze, alluvioni, frane, incendi, e zolfo.

Di quali popoli l’anonimo estensore di questo testo intendeva parlare? Magog lo troviamo nel Genesi L.X, cap.2, ed è il secondo figlio di Jafet; Gog ( o Og) è il re di Basan ucciso da Mosè. Poi, appunto Ezechiele (“Profezie”)dice che Gog è il re del paese di Magog, egli verrà dal Nord e costruirà una alleanza con i re di Libia e di Etiopia ed anche con le altre tribù pagane e di idolatri. Forse questi erano gli Sciti, discendenti di quei guerrieri alleati ai Massageti che avevano ucciso Ciro il Grande nel 529 a.C. e che avevano fatto scorrerie e razzie in Palestina. Gagu poteva essere il nome di un re scita. Sei secoli dopo sarebbe venuta la Buona Novella. E Giovanni avrebbe scritto l’Apocalisse.

In questo tempo i temi della dottrina si confondono con quelli della storia e della leggenda, Dopo mille anni di prigione Satana sarà alla testa di una Armata Infernale che assalirà Gerusalemme e i Credenti in Dio. Ma sarà sconfitto dal fuoco celeste.

Per l’Apocalisse di Giovanni però, Gog e Magog erano due popoli e il re Gog non esisteva piu’, ma per gli ebrei e poi per i maomettani, che sarebbero venuti molto dopo, Gog e Magog erano i nomi di due popoli.

Ma allora, ai tempi di Roma, non è la comunità ebraica ad essere minacciata da popoli invasori, come ce ne furono, ma la comunità cristiana universale.

E nell’Apocalisse di Giovanni l’Anticristo è Nerone. Nel cap.XVI, v.12 leggiamo

“: ed un Angelo disseccherà il corso dell’Eufrate per consentire il passaggio ai Re dì Oriente che si sono messi d’accordo per soccorrere Nerone, che si è alleato con i Parti (!)

Ecco, questi sono i fautori dell’Anticristo, i Parti e poi gli Sciti che scorazzano nel Ponto Eusino, e poi Gog e Magog:

 

 

12.Giovanni Flavio, ebreo convertito al paganesimo, parla di Magogi, ma in realtà ha presente gli Sciti, genti barbare simili agli Alani ed ai Sarmati, la stessa cosa pensa San Girolamo, i Magogi sono affini agli Sciti, mentre per Eusebio di Cesarea, vissuto ai tempi di Costantino il Grande questi erano tutt’uno coi Celti; Andrea di Cesarea, arcivescovo e teologo bizantino del VII sec, li confonde con gli Unni.

Nei Libri Sibillini, i testi oracolari adoperati nella religione pubblica romana ma utilizzati e consultati sino agli inizi del V secolo d.C., Gog e Magog sono definiti come Etiopi, e comunque compaiono in tutte le profezie, e quelle conoscenze, altrimenti blasfeme o maledette si rielaborarono quando il Cristianesimo diventò religione di Stato:

Allora la leggenda di questi popoli selvaggi e pagani scomparve, ma restò la figura di Satana e la leggenda biblica non reggeva più. Certo qualcuno si chiese, o vennero fatti notare, nel merito di alcuni eventi storici del passato, chi potrebbero essere state queste popolazioni segregate da Alessando Magno in un territorio lontano di cui si era persa memoria: Potevano essere le Porte Caspie, identificate e descritte come un luogo di clausura, fortificato, sito maledetto che teneva in prigione o schiavitù masse di popoli del tutto ignote?

Egesippo nel De Bello Judaico (VI ec.) disse che esisteva una specie di: ” cordone sanitario” che escludeva i “barbari “, come altrove del resto si era fatto, per fermare i Pitti e Caledoni in Britannia e come aveva scritto Procopio nel “ De bello gothico” per fermare gli Unni nel confine occidentale. C’erano posti di guardia, Porte Ferrate, posti di blocco, un sistema di fortilizi, torri di avvistamento, accampamenti militari.

13. C’è più di una leggenda medievale che raffigura e si immagina Alessandro Magno come cotruttore di fortezze, castelli, ponti, carceri, muraglie per impedire irruzioni aggressive, o invasione di popoli armati che giungevano dall’estremo Nord o dall’Est, in luoghi che i geografi e cartografi medievali indicavano con molta fantasia, mentre con molta, altrettanta creatività riprendevano i testi e le citazioni di Diodoro Siculo, Evemero, Pomponio Mela, Posidonio ed altri geografi che ne riportavano i nomi.

Il Ponto Eusino, il Ra ( Volga), l’Arasse, il golfo Ircano, i fiumi Cambise e Iassarte che penetrano nella loro discesa nella Tartaria. E poi certamente le gole del Caucaso.

C’era qualche ostacolo che impediva ai popoli di Gog e Magog di scagliarsi, armati, al saccheggio dell’Occidente? Quali fortezze li richiudevano? Comunque fosse avvenne che prese forma in Europa la leggenda di Alessandro Magno che aveva fatto prigioniere quelle genti indomabili, violente e bestiali. Ci fu tutto un filone di letteratura che, a partire dall’anno Mille comprendeva anche la Bibbia ed il Corano, la narrazione dello Pseudo Callistene, e il Roman d’Alexandre “ il romanzo di Alessandro, che fu tradotto in copto, greco medievale, arabo, persiano, armeno, siriaco, ebraico e quasi tutte le altre lingue più diffuse in Europa. E gli autori che diedero vita a questa leggenda furono molti.

Citiamo i più famosi: la Cosmografia di Etico Istrico, le memorie di Mor Yakub, monaco siriaco, il Corano che parla di Zul Carnein che costruì un Muro di Ferro, per proteggere le pacifiche popolazioni dell’estremo Occidente.

Gli ebrei di quel tempo e forse non solo essi (sec.VI- IX)) credevano che dovessero essere gli Unni le genti di Gog e Magog, e che Alessandro Bicorne ( Dhu al-Qarnayn) fosse stato e/o sarebbe riapparso in veste di Messia e che avrebbe costretto le genti barbare ad una perenne reclusione tra le montagne del Caucaso.

Anche le Revelationes del monaco Metodio ( verosimilmente uno pseudo-Metodio, non il compagno e amico evangelizzatore degli slavi di Costantino) danno qualche informazione sulle turpitudini di Gog e Magog, che sono due popoli ben distinti, che vivono nei monti

“ ubera aquilonis”e che non seppelliscono i morti, essendo necrofagi, mangiano bensì topi, serpenti, feti abortiti: anche se in prigionia condividono la loro sorte con altre 23 tribù o popoli; e quando saranno pronti per liberarsi ed uscire conquisteranno la terra di Israele e ridurranno in schiavitù questo popolo.

14. Alessandro Magno aveva quindi rinserrato tra aspre e selvagge montagne questi popoli abominevoli, che sono bensi’diversamente nominati in più liste, noi riportiamo quella –meno affollata – che compare nella recensione dello Pseudo Callistene ( recensione “B”) ed in cui leggiamo i seguenti nomi: Magog, Cinocefali, Nuvii, Fonocerati, Siriasorii, Ionii, Catamorgori, Imantopodi, Campani, Samandri, Ippii, Epambori, solo 12 popoli o tribù. Ma se nelle Revelationes, come abbiamo scritto più sopra se ne contavano 23 (+2); in una recensione successiva ( che Graf indica con la lettera “C”) i numeri aumentano.

Non discuteremo sull’attendibilità dei nomi che compaiono ma ci si pone l’interrogativo con cui si cimentò l’indagine storica e filologica, sulla veridicità delle fonti e sulle tracce letterarie che accompagnarono queste descrizioni nel corso dei secoli.

La “ recensione C” enumera i seguenti popoli che condividevano le sorti di Gog e Magog: Anugi, Egi, Esenac, Dylar, Fotinei, Farisei, Zarmantiani, Caloni, Arghimardi, Anufagi, Tarbei, Alani, Filosonicei, Saltari: e gli altri (?).

Ma a noi basti cosi’.

Quindi il passaggio ulteriore che rafforza o modifica la leggenda di Alessandro spiega che il grande Eroe ha avuto e continuerà ad avere un valore strategico perché egli impedirà a questi barbari di devastare la Terra Santa … allora non si parlava di Crociate ma pare che la fantasia abbia preceduto la Storia, perché, ancora, si ripete la storia biblica:

”: secundum Ezechielis prophetiam quae dicit: in novissimo die consumationis mundi exiet Gog et Magog in Terram Israeli “ – e trascurando le controverse vicende geopolitiche contemporanee, che potrebbero essere fraintese, vediamo come il tema della “ reclusione”, dello spazio che viene delimitato, dei rifugi che sono offerti dalla natura, concorra a edificare un giudizio positivo, in cui i popoli sono difesi e messi al riparo dalle distruzioni e dalle stragi. Alessandro Magno erige un muro, chiude il passo montano con porte di bronzo ( e ignifughe), ricorre ai maghi per salvaguardare le genti dal pericolo di ogni invasione. Ma per realizzare questo disegno dovette “deportare” 25 popoli coi loro Re. L’elenco lo abbiamo dato nelle righe precedenti.

15. Una leggenda, tra le tante che il Medioevo può raccontare, è quella di Etico Istrico ( “ Cosmographia) che sosteneva di avere esplorato e circumnavigato tutto il globo, ma si tratta di un resoconto stravagante che non nacque né in un castello militare, né nella cella di un monastero, bensì da qualche diario di viaggio o da qualche stilita visionario, e dai tanti indizi raccolti, paradossalmente contiene anche qalche notizia esatta o parzialmente vera, di chi lasciata la Dacia o la Dobrugia incontra genti degenerate, diffidenti e brute, forse popolazioni paleoturaniche, che non conoscevano né il vino, né il sale e il frumento. Ed Istrico citava la loro città, Taraconta, che stava al centro di un’Isola “vastissima et munitissima” nel Mare Scitico( allora si pensava che il Mare Caspio giungesse all’Oceano). Quel luogo vide uno scontro tra gli indigeni che cercarono di opporsi a Gog e Magog ( secondo lo Pseudo Callistene) e nella “Historia de proeliis” ( realizzata nel X° seolo a Costantinopoli ) vi è un vago accenno; nella Geografia di Edrisii – che scrisse il suo trattato geografico nel 1154 alla corte di Ruggero II di Sicilia-, le genti di Magog sono descritti come di piccola statura, col viso tondo e grandi orecchie, niente di spaventevole insomma. Va detto che costui non aveva il senso della misura o del limite, una delle sue “avventure” di cui si gloriava, era di aver rintracciato la grotta dei Sette Dormienti di Efeso, prima che i resti di quella metropoli sprofondassero nell’oblio:

Goffredo di Monmouth, iniziatore del “Ciclo Arturiano”, però non è di questo avviso e sostiene che gli uomini di Gog e Magog fossero alti anche 20 piedi ( sei metri, centimetro più, centimetro meno: ). In un libro siriaco Gug e Mogug sono invece descritti come giganti di 6- 7 cubiti ( due metri e mezzo alti) e sono anche antropofagi.

16. Ma consideriamo alcuni capitoli della Bibbia che ne parlano.

Chiamando anche in causa la sensibilità e l’aderenza del popolo del Libro, Ezechiele che visse tra il 620 e il 570 a.C., profetizzò contro la presunzione dei giudei e in alcuni versetti non esitò ad ammonirli affinché si comportassero bene, che adoperassero uno spirito di rettitudine: “: voi vi mantenete in su la vostra spada, voi fate cose abominevoli e contaminate ciascuno la moglie del suo prossimo, e possedereste voi il paese?

Ma non venne ascoltato. Già allora qualcuno badava molto poco a Dio, Signore delle Genti, ma anelava alle ricchezze ed al potere, al Dio della Guerra; così si spiega la visione o profezia degli ossami di Ezechiele. Dio ordinò a Ezechiele di profetizzare su un cumulo di ossa secche e abbandonate e, come risultato della preghiera ( cap.37),ecco sopraggiungere un terremoto ed una armata di scheletri prendere forma con la carne e il sangue e le armi:

Però, con efficace tempestività il profeta, protetto da Dio, sa che tale atto non basterà senza la ricongiunzione del Legno, che simbolicamente dovrà riunire tutte le tribù di Israele contro Gog e Magog: il legno di Giuseppe e quello di Giuda.

La profezia non fu bene accolta, né compresa, ma parlava di un patto tra gli uomini che avrebbe garantito la vittoria contro le forze del Male ”:

Allora si poteva pensare ad una Legge che avrebbe stabilito le modalità per tutti di abitare nella convivenza, di riconoscere la volontà divina: ” Una visione irenica, spirituale, ma sincera che avrebbe parlato il linquaggio della verità e della buona volontà.

Israele dove essere il paese dove tutti sarebbero stati fratelli, fino a quando la profezia di Gog si sarebbe tradotta in realtà ed allora si sarebbe dovuto affrontare il grande pericolo:

Secondo le profezie di Ezechiele, Gog, principe e capo di Mesec e di Tubal, che attaccherà Isarele sarebbe stato affrontato, combattuto e respinto, Israele ed i suoi alleati avrebbero avuto la meglio e Dio avrebbe colpito le genti di Magog con il fuoco e “ sopra quelli che abitano nelle isole confidando di essere al sicuro “: invece arderanno armi, e targhe, e scudi, e archi e saette, e dardi maneschi e lance e con quelle terranno il fuoco acceso lo spazio di sette anni. (Profezia contro Gog)

17. Domenico Scolari scrisse nella sua “ Alessandreide” che quel Re usò la magia per rinchiudere Gog e Magog tra le montagne del Caspio, forse si rifece ad un romanzo di Qualichino d’Arezzo ( o di Spoleto ), la cui fonte era però sempre quel “Liber de Proeliis”, le battaglie affrontate e vinte dal Macedone, di cui non si contavano le traduzioni, le aggiunte, le copie o riscritture, c’era una richiesta dalle corti dei nobili e signori, feudatari e ricchi cortigiani che usavano la presenza del libro, del manoscritto, anche di reperti antiquari, che giungevano quasi sempre da Costantinopoli o venivano sottratti dai territori occupati dall’Islam, per abbellire e portare fama attraverso l’esibizione delle miniature, a chi ne sarebbe entrato in possesso. La vicenda sentimentale di Paolo e Francesca nella Divina Commedia si concluse come sappiamo, drammaticamente: a causa di un libro. Ma non divaghiamo chè poi gli esempi sarebbero troppi.

18. Gog e Magog, secondo Etico Istrico, erano “: gens ignominiosa et incognita. Monstruosa, idolatria, fornicaria, in cunctis stupris et lupanariis truculenta: commedunt enim universa abominalia et abortiva hominum, iuvenum carnes iumentorumque et ursorum, vultorum item charadrium ac milvorum, bubonum atque visontium, canum et simiarum: Habent enim staturam fuligine teterrimam, crines corvini similtudine, dentes sterissimos”.

Per Ibn Kaldun (1332- 1406) è più corretto parlare di turchi, anche se nell’apocrifo IV Libro di Ezdra – la data di composizione è particolarmente controversa, ma si ipotizza per lo più il II secolo d.C. -, si puo’pensare ( anche) alle dieci Tribù Perdute di Israele ( quelle di Ruben, Dan, Neftali, Gad, Aser, Issacar, Zabulon, Efraim e Manasse e anche la tribù di Levi). E sarebbero stati gli Ebrei a vincere Nerone e a liberare Gerusalemme dalla schiavità di Roma. Una voce discordante è invece quella di Commodiano, scrittore cristiano di Gaza, vissuto nel IV secolo. Egli non inventa, ma si documenta per scrivere: consulta la Bibbia, i testi apocalittici, il libro di Ezdra, i Libri Sibillini ed anche qualche opera più contemporanea, di Tertulliano ad esempio ( la polemica verso i Giudei), di Cipriano, Minucio Felice, etc:

In sintesi molti testi affermano che Cristo potrebbe anche essere stato il Messia, ma altra vicenda è quella del popolo ebraico, delle sue rivendicazioni politiche, del fallimento della rivolta di Bar – Kocheba, della sua conflittualità con Roma, ed altra cosa ancora la concezione di un “Anticristo”, in un contesto di evoluzione della struttura dottrinaria del Cristianesimo e della sua trasformazione in chiesa e dottrina a sostegno dell’Istituzione imperiale romana, e poi si considerino come le sedizioni e rivolte, l’instabilità politica modificassero certezze intellettuali mentre la credulità popolare aumentava a dismisura identificando in Nerone, e in un re proveniente dalla Persia -Gog e Magog?- i due Anticristo destinati a provocare la perdizione di tutta la terra, e che sarebbero stati per questo puniti da Dio.

19. La leggenda del Pater Johannis, di Prete Gianni nasconde una realtà, quella della chiesa nestoriana,che cacciata da Roma approdò nella Persia ed in India, forse visitata ab initio dall’apostolo Tommaso ma è uno de molti “falsi” della pseudostoria medievale, e qui la bibliografia è sterminata, la vicenda parte da una lettera scritta e indirizzata all’imperatore romano d’Oriente verosimilmente nel 1165. Questo falso consentì alla leggenda di Gog e Magog di riacquisire fama e rinnovato interesse non appena giunse da Costantinopoli a Roma e poi si diffuse in tutta Europa. Alla corte francese, la notizia della comparsa di “ Ung e Mogul”, fece impressione ma si trattava dei Tartari, che però ebbero modo di spiegare agli Europei chi fossero e da dove provenissero.

La loro storia fu narrata da un armeno, Aitone da Corico nel “ Liber de Tartaris”. Questi scrisse anche un’opera sulla geografia e sulla storia dell’Asia, il Flos Historiarum Terre Orientis, in cui spiegava le motivazioni dell’alleanza tra ArmeniaAntiochia e il regno mongolo di Persia nel 12591260. Il “ Liber de Tartaris” ebbe una discreta diffusione. Citiamo un cronista inglese e monaco benedettino, Ranulfo Higden (1280 – 1363 ) autore del “Polychronicon”, un primo tentativo di “Enciclopedia” che sulla vicenda che ci interessa, sostenne come Alessandro Magno giunto ai piedi delle montagne caspiche trovasse i discendenti delle 10 tribù perdute di Israele.

Teolosforo di Cosenza, vissuto nel XIV secolo fu un eremita che scelse di andare a vivere in Grecia accanto alle rovine di Tebe. Scrisse un libro di predizioni sullo Scisma che avrebbe di lì in breve spezzato per sempre l’Unità della Chiesa di Roma, il Liber de magnis tribulationibus in proximo futuris che fu il più popolare tra i trattati profetici dell’epoca. Certo tra i più celebri testi nell’Europa tardomedievale e della prima età moderna. E che dire del libro di Andrea Da Barberino il “ Guerin Meschino” ?

Che è la storia di una ricerca, sia dei natali del protagonista, sia del mondo in cui è costretto a vivere, sperando in un diverso futuro: Lo citiamo perché anche nelle pagine di questo romanzo vi sono innumerevoli avventure e peregrinazioni che portano il nostro eroe in Irlanda, al Purgatorio di san Patrizio, e da qui egli penetra nell’oltretomba.

20.,Anche lo storico fiorentino Giovanni Villani (1275-1348) fa derivare il termine “mongolo”da Magoguol. Citiamo a tal riguardo i capitoli che interessano la vicenda che andiamo esaminando dal libro delle “CRONICHE”: nel Libro Quinto il cap.29 (“ Come i Tartari discesero le montagne di Gog e Magog”); nel Libro VI il capitolo 28 (“Della venuta dei Tartari nelle parti d’Europa infino in Alamagna”; e il capitolo 32 (“ Come i Tartari sconfissero i Turchi” ), ed anche nel Libro VIII il cap 40 ( Come i tartari scesero in Turchia e come se ne cacciarono i saraceni”); il L.VIII, cap.35 ( “Come Cassano signore dei Tartari sconfisse il Soldano dei Saraceni e prese la Terra Santa in Soria”); il L.IX, cap.241.(come i Tartari di Gazzeria corsono Grecia) questo capitolo si riferisce all’anno 1323 e menziona una prolungata scorreria di predoni Tartari –

Ecco quindi, in ordine di tempo quanto leggiamo nel Libro V cap. 29: “ Negli anni di Cristo 1202 la gente che si chiamano Tartari uscirono dalle montagne di Gog e Magog chiamate in latino “ Monti di Belgen”, i quali si dice furono stratti di quegli tribi di Isreale, che il grande Alessandro Re di Grecia, che conquistò tutto il mondo, per loro brutta vita gli rinchiuse in quelle montagne, acciocchè non si mescolassero con altre nazioni, ed ivi per viltà di loro e vano intendimento vi stettero rinchiusi da Alessandro infino a questo tempo, credendosi che il nemico di Alessandro sempre vi fosse; imperciocchè egli per maestrevole artificio sopra i monti ordinò trombe grandissime costruite in tal modo che ad ogni vento, trombavano con grande suono; ma poi si dice che a causa dei gufi che in esse vi fecero nido, stopparono i detti artifici per modo che rimase il detto suono e per questa cagione hanno i gufi in grande reverenzia, e per leggiadria portano i grandi signori di loro le penne del gufo in capo, per memoria che stopparo le trombe e artifici detti, per la qual cosa il detto popolo ( il quale come a guisa di bestie vivevano e erano moltiplicati in innumerabile numero) sì si cominciarono ad assicurare, e certi loro a passare i detti monti, e trovando come sopra le montagne non avea gente, se non il vano inganno delle trombe turate, scesero al piano e al paese d’India che era fruttifero (…) qui guidati dal loro capo, un fabbro di nome Kangius, quegli uomini vinsero il Prete Gianni e sottomisero il suo paese. Ed ebbe più figlioli che estesero il loro dominio verso la Cumania, l’Alania e Bracchia (Valacchia?) infino al Danubio. Ed i discendenti dei figlioli del cosiddetto Cangius Cane sono oggi signori intra i Tartari. (: ) e chi delle loro gesta vorrà di più sapere cerchi il Libro di Frate Aitone signore del Colco d’Armenia, il quale fece ad istanza di Papa Clemente V (che governò la Chiesa dal 1305 al 1314)

  1. Nel libro VI, cap. 28 che recita “ della venuta dei Tartari nelle parti d’Europa infino in Alamania il Villani narra del percorso e delle gesta compiute dai Tartari nel 1328.

L’invasione della Polonia e dell’Ungheria, una scorreria devastante e sanguinosa che generò fame, carestia, casi di cannibalismo ed antropofagia, ma il tentativo di varcare il Danubio per piombare sull’Austria fu respinto. Nel cap.32, si parla dei fatti d’arme del 1243 ove i Tartari si scontrarono con l’esercito del Sultano d’Aleppo e quello turco, ed ebbero la meglio. La battaglia di Koshe Dach ( “la montagna nuda” ) fu vinta dai Tartari. E certi cristiani che erano al soldo del Sultano furono fatti prigionieri. ”

Nel libro VII vediamo quanto scrive il cap. 40 ( inizia con l’assedio turco di Antiochia del 1267) ma anche illustra alcune vicende del 1270 e spiega come i Turchi si scontrarono con i Tartari ed ebbero la peggio, alla fine i Tartari occuparono l’Armenia.

Nel 1284 (cap.100) veniamo a sapere che il Re dei Tartari, già credente in Cristo, battezzato col nome di Niccolò, rinnegò il cattolicesimo a causa della ragion di stato.

 

 

 

  1. Il rabbino David Khimchi, vissuto nel secolo XII attivo a Narbona (1160-– 1235)

è stato un biblistagrammatico e filosofo francese, nonché un celebre esegeta che , nel “Commentario sopra gli Ultimi Profeti” asserì come Alessandro Magno effettuasse una misura repressiva, di restrizione verso il popolo ebraico e parlò di Porte di Ferro, forse una profezia che anticipava la venuta di Gengis Kan.

Riccoldo di Pennino da Montecroce (1243-1320) che visse quasi quattro anni a Baghdad, fu costretto alla fuga tra il 1295 e il 1296 a causa delle violente persecuzioni anticristiane ordinate dall’Ilkahn Ghazan, che si era convertito alla religione islamica; dice però anche che la marea tartara si divise e Prete Gianni mori’di morte naturale in Cina.

Il suo Liber Peregrinationis o Itinerarius (scritto tra il 1288 e il 1291) diventò una guida per i missionari ed i pellegrini che andavano ad Oriente sulle tracce del Cristianesimo delle origini. Guglielmo da Rubruk (1220-1293) frate francescano belga è autore di un libro di viaggi consistente in una dettagliata descrizione delle contrade orientali da lui visitate fino all’arrivo nella Reggia di Mangu Kan a Karakorum

Per saperne di piu vedi: “ Guglielmo di Rubruk, Viaggio in Mongolia (Itinerarium)”, a cura di Paolo Chiesa, Milano, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, 2011. Poi sarebbe venuto Marco Polo.

Comunque trovare una spiegazione geografica non è semplice, se vogliamo collocare oltre che nel tempo anche i luoghi in cui si svolsero determinati avvenimenti.

Parliamo di luoghi che oggi non esistono più e forse non esistevano neanche allora, ma che però sono citati in alcune opere letterarie: le Isole Fortunate, l’Ultima Thule, Iperborea, Saba, Axum, Ophir, Tarsis, la terra degli Antipodi, quella degli Antictoni,il fiume Sambatyon, il monte di Sabalan,Egriseula, l’isola dove riposa il corpo del beato Tommaso, la mappa di Gog e Magog – considerata l’isola dell’Anticristo- di Enrico di Magonza, un monaco, ed un’altra mappa del mondo realizzata da Andrea Bianco, un navigatore e cartografo italiano( forse veneto) nel 1436, dove il nostro pianeta è ben separato dal paradiso Terrestre che è nell’alto dei cieli: . ed altre fantasie geografiche. Ma intanto è questo un compiuto punto d’arrivo prima della “scoperta” dell’altra metà del mondo.

Marino Calcinari

 

FONTI

Arturo Graf: cap.XXII di “ Roma nella memoria e nelle immaginazioni del Medioevo”, 1915.

Ferdinand Gregorovius: Storia di Roma nel Medioevo”, Ll. 1-3, 1872

 

 

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