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Open day: non comprate la “scuola-azienda”

di Marco
Bizzoni

In questi giorni, migliaia di famiglie e studenti stanno affollando gli istituti superiori per gli “Open Day”. Laboratori tirati a lucido, brochure, locandine, slogan accattivanti. A un occhio distratto potrebbe sembrare una festa della formazione, in realtà è una fiera. E’ in questo che i governi hanno trasformato la scelta della scuola da parte delle famiglie e degli studenti. un mercato concorrenziale.

Lo sfondo, abilmente nascosto, è quello del timore di tagli al personale ATA e  docenti; la perenne spada di Damocle del dimensionamento scolastico (che scatta se non si raggiungono i numeri formalmente definiti dal MIM, ma sostanzialmente imposti dal Ministero dell’economia e delle finanze). La scuola in questi giorni cessa di essere il luogo in cui le cittadine e cittadini in formazione, decidono del loro futuro, analizzando percorsi, indirizzi, orientamenti; diventa un mercato in cui scegliere l’istituto più all’avanguardia, più prestigioso, più performante nei punteggi INVALSI o meglio posizionato nelle graduatorie stilate da osservatori padronali come Eduscopio, che pretendono di stabilire “scientificamente” quali siano le scuole migliori.

In questo scenario le scuole si comportano come i capponi di Renzo nei Promessi Sposi. A causa dell’inverno demografico, e per timore della riduzione degli organici o del dimensionamento (leggi accorpamento), scontrandosi in una competizione di tutti contro tutti.

L’ambizione di questo articolo è quella spegnere i riflettori del marketing per svelare la realtà dietro questo teatro di ombre. Per far ciò è necessario mostrare ciò che le brochure delle scuole, e la propaganda del Ministro Valditara; non dicono, ricostruendo i processi storici che ci hanno portato alla situazione attuale.

La Grande Illusione: da Studenti a Clienti

L’attuazione dell’Autonomia Scolastica, nelle modalità proposte dal Ministro Berlinguer, nel tentativo di rinnovare la scuola, per consentirle di svolgere pienamente la propria funzione di formare, ha scontato fin da subito una larga adesione ai paradigmi neoliberisti: concorrenza, merito, efficienza, parità privato-pubblico. Berlinguer riteneva che, implementando nella scuola i meccanismi tipici delle logiche aziendali, si potesse si generare una competizione virtuosa capace di rompere l’immobilismo delle scuole, chiuse in un’offerta formativa troppo spesso retrograda e stantia e migliorarne la qualità.

Con l’autonomia scolastica avviene una rivoluzione positiva nella scuola italiana, ogni istituto cessa di essere un terminale periferico dello Stato centrale e diventa un soggetto giuridico indipendente. Nello stesso tempo la logica aziendale con cui è stata introdotta ha costretto le scuole a competere per attrarre “clienti” (studenti e famiglie). Si è generato un “quasi-mercato” competitivo tra scuole per ottenere più iscritti, trasformando di fatto lo studente in un consumatore da sedurre e soddisfare.

La riforma Berlinguer, pur con intenti diversi, è stata lo strumento su cui si sono innestate le successive riforme peggiorative di Moratti, Gelmini e Renzi, tutte improntate a esaltare la competizione. Oggi le scuole devono dimostrare di essere efficienti accaparrandosi il maggior numero di iscritti per sopravvivere. Questo è il retroscena della giostra dell’Open Day: dietro la vetrina c’è un sistema che vi chiede di scegliere un “prodotto scuola”, nascondendo che la vera merce ambita sono gli studenti stessi.

La Genealogia del Disastro: Chi ha tagliato il futuro degli studenti?

Nonostante le ingenti risorse del PNRR – che volge al termine e ha toccato solo marginalmente l’edilizia scolastica – ancora oggi molte scuole sono fatiscenti o sovraffollate. Questo non è una fatalità, ma è il frutto di precise scelte politiche avallate oggi anche dal Ministro Valditara (il quale cita fantomatici studi INVALSI, mai forniti, secondo cui le classi numerose sarebbero addirittura più funzionali all’apprendimento).

I responsabili dello “scippo” perpetrato ai danni degli studenti hanno nomi precisi. La Ministra Moratti, la cui riforma ha smantellato i moduli nella scuola elementare e i team docenti, riducendo il tempo scuola ed eliminando le compresenze dei docenti, fondamentali per il recupero degli alunni in difficoltà. La Ministra Gelmini, che più che una riforma attuò un taglio degno dello “sceriffo di Nottingham”. Operando una riorganizzazione dei cicli scolastici che riduceva complessivamente il tempo scuola, l’offerta disciplinare e aumentava il numero minimo e massimo di alunni per classe. Con il solo scopo di effettuare tagli alla spesa pubblica. Così, parlando di  razionalizzazione, alla scuola sono stati tolti 8 miliardi di euro e cancellati 130.000 posti di lavoro (docenti e ATA). Il risultato di questa riforma sono state le cosiddette “Classi Pollaio”. Malgrado il forte calo demografico, oggi accade che da una parte si ha difficoltà a costituire nuove prime di 15 alunni, dall’altra ancora troppo frequentemente accade che vi siano classi di 30 alunni. A questo disastro la riforma “Buona Scuola” di Renzi non ha posto alcun rimedio restando tutta interna all’idea di aziendalizzazione della scuola.

Sicurezza e Diritto allo Studio negati

Durante gli Open Day è bene non lasciarsi incantare dal corso di robotica o dalla lingua opzionale. Bisogna anche aver ben chiaro se poi vostro figlio dovrà passare 5 ore al giorno in un’aula di 40 metri quadri insieme ad altri 29 compagni.

Una classe con 27-30 alunni non è un luogo di apprendimento, ma un parcheggio insicuro in cui si deroga alle norme sulla sicurezza antincendio (max 25 alunni per singolo docente). Un luogo che mortifica la didattica riducendola a mera trasmissione di contenuti, negando l’inclusione degli alunni.  Una classe pollaio diventa un sistema di “sommersi e salvati” basato sulla provenienza socioculturale: chi ha famiglie strutturate se la cava, gli altri scivolano nella dispersione scolastica, spesso colpevolizzati di “non aver voglia di studiare”, poiché i docenti non possono fornire che un trentesimo del loro tempo ad alunno. Una scuola che, come avrebbe detto don Milani, “cura i sani e respinge i malati”. L’unico elemento di equità resta il fatto che in tal modo nega a tutti gli studenti e tutte le studentesse il diritto al pieno successo formativo.

Il cupo orizzonte del presente: il Modello 4+2 e l’Autonomia Differenziata

Oggi la situazione rischia di precipitare ulteriormente. Il Ministro Valditara, con la Riforma 4+2 degli Istituti Tecnici che agli Istituti Professionali, promuove un modello di scuola regressivo, basato sulla subalternità della scuola alle imprese: un omaggio che il Ministro ha voluto fare a Confindustria. La riforma prevede la riduzione di un anno del percorso scolastico, sacrificando la formazione culturale generale, per offrire apparenti sbocchi sul lavoro attraverso un iper-specializzazione a breve termine; addestrando gli studenti all’uso di determinati macchinari o software oggi in uso nelle imprese.

La conseguenza sarà che al mutare di quelle tecnologie, questi giovani saranno condannati al demansionamento o alla disoccupazione. Perché privati di quella solida base di cultura generale che garantisce lo sviluppo e la flessibilità professionale. Tagliando un anno di scuola si formeranno lavoratori le cui competenze diventeranno obsoleti in pochi anni. Poichè la rapida trasformazione dei processi produttivi causata degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che stanno investendo tutti i segmenti lavorativi, produrrà una rapida obsolescenza delle attuali competenze tecniche.

Come per le riforme del passato, anche modello 4+2, non è una reale opportunità per il futuro dei giovani, ma uno strumento con cui si maschera la volontà di effettuare un taglio di risorse economiche alla scuola. Un anno in meno di scuola degli studenti si traduce immediatamente anche in una riduzione degli organici senza tener conto, poi, della sostituzione dei docenti con i tecnici delle aziende, cosa che piegherà la libera la programmazione didattica delle scuole alle esigenze contingenti delle imprese..

Già così ci sarebbe di essere preoccupati, tuttavia come dicevano i latini nulla calamitas sola, ai danni alla scuola prodotti dalla protervia e dal decisionismo del Ministro Valditara, si aggiungono quelli che verranno dallo “Spacca Italia” del ministro Calderoli. L’autonomia Differenziata, se attuata, segnerà la fine della scuola pubblica nazionale. La Regionalizzazione dell’istruzione, frammentata da 20 assessorati regionali con diversi indirizzi formativi, non solo romperà l’unità culturale del Paese, ma creerà anche le condizioni per  il ripristino delle gabbie salariali regionali e contratti differenziati. Formalizzando definitivamente la disuguaglianza tra scuole di regioni ricche e scuole di regioni povere.

Le decisioni che saranno prese agli Open Day dalle famiglie e dagli studenti, non sono solo individuali scelte di indirizzo per il futuro dei giovani, ma, in questo scenario, si configurano come adesione pro o contro l’effettivo rispetto della Scuola della Costituzione. Ancora una volta, nella società di massa, la scuola è la cartina di tornasole che unisce il destino individuale a quello collettivo. Ogni scelta di iscrizione renderà visibile se riteniamo necessario mantenere una scuola pubblica, laica, e unitaria, orientata a perseguire il successo degli studenti, formando teste pensanti e cittadini critici, oppure se ci rassegniamo a un sistema che addestra sudditi precari.

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