editoriali

Ritorno ai fondamentali della convivenza umana e sociale

di Francesca
Lacaita

Con l’“operazione di polizia” in Venezuela ordinata da Trump cade un altro masso dalle rovine di quell’“europeismo reale” che ambiva a creare uno spazio geopolitico coeso, disciplinato, fortificato, per far fronte ai problemi mondiali nell’ottica e negli interessi esclusivi delle sue élite e classi dirigenti. Quegli stessi leader che chiedevano agli europei di aumentare le spese militari e (stato per stato) di riarmarsi, tagliando o rinunciando al “modello sociale europeo” di welfare e servizi pubblici in nome della lotta delle “democrazie contro le autocrazie”, e che hanno già perso credibilità con la loro inerzia e complicità di fronte al genocidio in Palestina, ora tacciono, oppure premettono, distinguono, precisano, e tentano di mettere paletti sull’immediata sorte della Groenlandia parlando di sovranità, inviolabilità dei confini e appartenenza alla NATO. Non è comunque probabile che minaccino sanzioni o interventi militari contro l’aggressore in difesa dell’aggredito.

L’imperatore si è aperto oscenamente l’impermeabile, gli altri re sono irrimediabilmente nudi e la violenza del potere si palesa senza veli di sorta. Noi “occidentali” ci rendiamo conto che le impalcature che sembravano porci al di sopra del resto dell’umanità e proteggerci dalle intemperie del potere, e che magari abbiamo scioccamente attribuito alle peculiarità della nostra “civiltà”, sono in realtà marce, e si stanno sgretolando. Ora più che mai le ragioni della pace appaiono per quello che sono e sono sempre state: i fondamentali della convivenza. Da qui si deve ripartire per organizzare la resistenza e continuare a vivere – con nuovi rapporti umani, sociali, internazionali. Non si può non concordare con Luigi Ferrajoli quando scrive su “Il Manifesto” del 6 gennaio che «La sola alternativa, improbabile ma possibile, è, come sempre, una rifondazione costituzionale della carta dell’Onu, che […] introduca la sola garanzia che renda impossibile le guerre: la messa al bando delle armi – di tutte le armi concepite per uccidere – tramite la prevenzione e la severa punizione della loro produzione e del loro commercio come crimini gravissimi contro l’umanità». Il disarmo e la messa al bando universale delle armi sono stati la prima istanza del movimento per la pace sin dalle origini, sempre irrisa dai detentori del potere e dai loro accoliti, che vi contrapponevano altre “soluzioni”, meno “ingenue”, per la pace nel mondo. Ora è chiaro che non solo al disarmo, alla diplomazia, alla mediazione, alle relazioni paritarie tra i popoli, alla cura delle vite e alla giustizia sociale non ci sono alternative, ma che questi debbano costituire l’essenza della politica, se essa deve sopravvivere.

Ci sono segnali di una nuova consapevolezza. Le manifestazioni che si sono tenute in questi giorni a Roma e in altre città italiane per protestare contro l’attacco al Venezuela non solo sono state notevolmente partecipate, ma hanno visto uniti soggetti che su Maduro avevano e hanno posizioni diversificate, anche opposte. Forse è arrivato il momento di ricomporre altre divisioni, in una lotta comune per recuperare i fondamentali dell’esistenza umana e sociale. L’assemblea nazionale promossa da Stop Rearm Europe – Italia e dalla rete A Pieno Regime – No DDL Sicurezza a Bologna il 24 e il 25 gennaio prossimi è la prossima tappa di un percorso che si prospetta lungo.

Francesca Lacaita

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1 Commento. Nuovo commento

  • Francesco saverio Calabresi
    07/01/2026 20:18

    La violenza non è natura umana, lo è la ricerca di amicizia , il riconoscersi uguali. Penso alla Teoria della Nascita di Fagioli. La violenza è malattia della mente di chi ha perso, spesso da troppo tempo, la speranza di essere riconosciuto uguale. Spesso ha voluto perderla, perché è difficile oggi tenerla. Ma lo è stato anche altre volte. C’è chi ha retto e chi ha ceduto. Rifiuto e pietà per i vinti. Impegnarsi per una rifondazione costituzionale, come dice Ferraioli , in tutte quelle situazioni in cui è possibile, mi sembra un modo bello di non cedere. Penso anche all’Europa , che , dopo le guerre, per qualche anno, c’era riuscita.

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