intersezioni femministe

Questioni

di Nicoletta
Pirotta

Stiamo vivendo un’epoca di transizione nella quale ancora non si vede con chiarezza quel che sarà il futuro prossimo e per questo domande e inquietudini affollano la mente.

Condivido qui alcune questioni di fondo, almeno per me,  con la consapevolezza che esse sono determinate dalla mia condizione di donna occidentale bianca, economicamente garantita, critica nei confronti dei sistemi di dominazione.
In questo transitare, gli aspetti più evidenti hanno il segno negativo: dentro il fallimento del modello neoliberale si afferma un principio di diseguaglianza come “ordine naturale” la cui espressione più feroce sta nel prepotente ritorno, su scala mondiale, alla guerra come opzione politica che dentro le stanze del potere viene avvertita come auspicio più che come possibilità.
I soggetti potenzialmente alternativi, quelli che cioè vivono una condizione soggettiva segnata dalla precarietà del lavoro e della vita non paiono pronti, almeno per il momento, ad acquisire, anche sul piano culturale, che sarebbe un errore considerare sovrastruttura,  una coscienza di sé e del mondo (possiamo chiamarla in senso lato di classe?) che punti a farsi “egemonia”.
In tutto ciò l’Occidente nella vulgata mainstream, dentro i fumi di un’esaltazione acritica e al di fuori da ogni contestualizzazione storica, viene presentato come culla di democrazia-libertà-progresso, non solo negli ambienti di destra.
Il “porcospino d’acciaio l’ha definito la presidente della commissione europea….
La vittoria di Trump, in particolare, ha svelato  quanto le forme di dominazione più consuete della “civiltà” occidentale – il neocolonialismo economico, il suprematismo culturale, un patriarcato stabilmente presente nelle relazioni fra generi, la bianchezza come colore di fondo,  uno spirito guerriero mai appagato– non siano state davvero superate se non nei frangenti nei quali grandi movimenti sociali  o prepotenti rotture rivoluzionarie hanno costretto a farlo.

Se questo è il contesto la prima questione è la seguente: si può immaginare un’alternativa di sistema che sappia indicare orizzonti di senso e proposte sociali, economiche, politiche  prodotti dell’analisi critica fattuale più che ricette per il futuro?  E soprattutto tali proposte  possano bypassare la necessità di decolonizzare l’immaginario collettivo?
Colonialismo e capitalismo hanno la violenza come base intrinseca, visto che il processo di conquista non può essere fatto senza di essa. Una violenza che,  come il colonialismo europeo dimostra,  ha negato, rimosso o addirittura distrutto i saperi dei popoli colonizzati.
Pensare ed agire decolonialmente significa, per esempio,  ribellarsi all’idea di uguaglianza costruita su un soggetto preciso – un maschio alfa , occidentale, bianco, eterosessuale – che annulla ogni diversità e falsifica la concorrenza. Al contrario l’”eguaglianza”  presuppone un costante processo individuale e collettivo per sovvertire le  strutture, personali e sociali, che hanno costruito sistemi di potere escludenti ed asimmetrici. Essere differenti e non diseguali implica conflitto, non pacificazione.
Sulle teorie e sulle pratiche di decolonizzazione il  femminismo nero e quello decoloniale offrono numerosi spunti di riflessione e di pratica. Penso in particolare alle riflessioni di Maria Lugones, Françoise Vierges, Rachele Borghi….

Vi è poi un secondo aspetto, diverso eppure intrecciato ai precedenti, anch’esso gravido di incognite.
Indagini, studi, ricerche indicano che uno dei tratti significativi della realtà odierna è ciò che viene chiamata “società della disinformazione”.
Una disinformazione che si fonda, paradossalmente, su un eccesso di informazioni insieme ad un basso livello di istruzione.
Media, televisioni, social rappresentano fabbriche che “producono” una grande quantità di informazione. Una quantità tale da rendere difficile l’individuazione delle notizie e la comprensione della realtà. Distinguere il vero dal falso diventa molto complesso e questo spalanca le porte alla manipolazione, al controllo, alla costruzione di consenso acritico.
In questo sovraccarico di informazioni tutto scorre in modo velocissimo, l’effimero diventa più rassicurante del reale, si fa l’abitudine alle sofferenze e alle ingiustizie.
I meccanismi di difesa che ne scaturiscono, possono generare anaffettività e indifferenza.
Anaffettività e indifferenza sono meccanismi  che allontanano gli uni dagli altri, intaccano la nostra umanità, limitano le capacità di empatia, di accoglienza, di comprensione.
Quando mi capita di parlare con persone che incontro in contesti informali, al bar, al mercato, fuori dalla scuola dei nipoti, avverto quanto siano diffusi sentimenti del genere. Io stessa sento il loro fiato sul collo e ne vedo tutti i rischi.

Come si può immaginare, pensare, proporre, agire un altro modo di stare al mondo senza provare amore, passione, sentimento? E come si possono rivitalizzare sentimenti e passioni  capaci di coinvolgere il maggior numero possibile di persone per una radicale trasformazione dei sistemi di dominazione? E dunque come “ricomporre il sogno dell’umanità per tornare ad essere artefici della nostra storia” come auspica Emanuele Felice?
Non ricordo chi ha scritto che l’opposto dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza : mi pare sia un’ affermazione molto veritiera.
E’ bene ricordare che le forme, i modelli, gli strumenti dei sistemi di dominazione  agiscono anche nelle sfere più intime e personali dell’essere umano.
Il femminismo, nel rivoluzionare le tradizionali categorie di pensiero e di pratiche, ha dimostrato che “il personale è politico” nel senso che sentimenti, passioni, paure, speranze individuali, spesso considerate marginali,  sono profondamente intrecciate con il modello di relazioni sociali e politiche nel quale viviamo.

Nicoletta Pirotta

Riferimenti

Luciano Canfora “ Il porcospino d’acciaio”  ed. Laterza, 2025.
Aleksandra Kollontaj “Largo all’eros alato” ed. Il Nuovo Melangolo, 2008.
Marco Bertorello ed Emanuele Felice  “Immaginare il cambiamento, contro l’ancien régime” in Jacobin Italia, 2025.
Djarah Kan  ”ll narcisismo come chiave politica” in Jacobin Italia, 2025.
Nicoletta Pirotta in Intersezioni Femministe- Transform!Italia : “Decolonizzare il femminismo: l’importante contributo di Maria Lugones”, 2023.
”Femm noir”, 2024.
“Françoise Vergès, femminista indocile e resistente”, 2024.
“Rachele Borghi per un transfemminismo contro la colonialità e il privilegio”, 2024.

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