intersezioni femministe

Decolonizzare il femminismo: l’importante contributo di Maria C. Lugones

Continuiamo anche questa settimana ad attingere stimoli dalle pensatrici ed attiviste femministe latino-americane anche perché riteniamo che il loro approfondimento sul femminismo decoloniale offra numerosi spunti, per riflettere ed agire, a tutto il femminismo intersezionale.
Questa volta pubblichiamo il link a un’intervista a Maria C. Lugones e un saggio in lingua francese che offre molti spunti di riflessione, anche critici, sul suo pensiero.

Per facilitare la lettura del saggio ne abbiamo tradotto un largo estratto.

María Cristina Lugones (26 gennaio 1944-14 luglio 2020) è stata una filosofa femminista argentina, attivista e professora di letteratura comparata e di studi sulle donne al Carleton College di Northfield, Minnesota e alla Binghamton University di New Stato di York.
Lugones ha conseguito la laurea presso l’Università della California nel 1969. Ha inoltre conseguito un master nel 1973 e un dottorato in filosofia nel 1978 presso l’Università del Wisconsin. Ha insegnato Filosofia al Carleton College dal 1972 al 1993, iniziando come insegnante e terminando come professore ordinario. È entrata alla Binghamton University nel 1993, dove è stata professoressa di letteratura comparata e studi sulle donne.La sua borsa di studio spaziava attraverso le discipline, spaziando dalla filosofia sociale e politica al femminismo decoloniale, alla filosofia andina, alla politica latina e alle teorie della resistenza.

Il lavoro di Lugones è stato influenzato da Gloria Anzaldúa, Combahee River Collective, Audre Lorde, Marilyn Frye, Kimberlé Crenshaw, Frantz Fanon e Aníbal Quijano.

Al di fuori del suo lavoro accademico, Maria C. Lugones ha lavorato anche come educatora popolare co-fondando nel 1990 la Escuela Popular Norteña a Valdez, New Mexico.

​Nella narrazione coloniale l’Europa è sempre stata posta come centro del mondo.

Il potere coloniale, e quindi le strutture che lo concretizzavano – il potere militare, economico e culturale – sono state  mantenute con l’obiettivo di costruire inferiorità, sottomissione, subordinazione.
Maria C. Lugones ha teorizzato varie forme di resistenza contro le molteplici oppressioni principalmente quelle legate all’intersezione tra le categorie di razza, genere e colonialità in America Latina.
Di lei vanno particolarmente ricordati  la teoria dei “sé multipli”, il lavoro sul femminismo decoloniale e lo sviluppo del concetto di “colonialità di genere”, che teorizza il  genere come un’imposizione coloniale.

Maria C. Lugones ha dato notevole impulso agli studi post-coloniali.

A partire dalle tre basi principali della colonialità latinoamerica – la base del potere, quella della conoscenza o del sapere e quella dell’essere – Lugones riflette in particolare sulla “razza” e sul “genere”, elaborando quella che lei chiama “colonialità di genere”.

È bene ricordare, brevemente, che il concetto di “colonialità del potere” è stato sviluppato dal peruviano Aníbal Quijano. Tale colonialità  va intesa come il dominio politico, territoriale e del controllo delle “materie prime”.
La “colonialità della conoscenza o del “sapere” ha a che vedere invece con la produzione di conoscenza elaborata dalle scienze, tra cui anche le scienze sociali. È l’appropriazione o l’occultamento culturale di una data cultura per l’imposizione della “conoscenza universale”, in questo caso la conoscenza occidentale che sottomette/rimuove/nasconde ciò che proviene da conoscenza, filosofie e pensieri non europei.
La “colonialità dell’essere” è, invece, stata formulata dall’argentino Walter Mignolo e riguarda l’esperienza vissuta all’interno della colonizzazione. Il fine è quello di dimostrare che, nella prospettiva eurocentrica, il colonialismo influisce non solo sull’immaginario, ma sulla stessa esperienza di vita quotidiana. È attraverso questa forma di colonialità che i colonizzatori hanno considerato i nativi (non europei) come non  umani, esseri irrazionali, indolenti, violenti, bruti, incolti, senza maniere, senza scienza e cultura, incapaci di controllare la propria sessualità.

Maria Lugones approfondisce ulteriormente il concetto di “colonialità dell’essere” mostrando come  il moderno sistema coloniale, nel colonizzare i nativi (soprattutto donne), ricorra ad  dimensione di genere: il moderno concetto di colonialità è usato per  determinare le regole di come si devono comportare uomini e donne appartenenti all’America Latina.
L’eurocentrismo determina uno schema “razziale”, cioè l’uomo occidentale è superiore all’uomo non occidentale, ed altresì di genere, in quanto rende invisibili le donne non bianche, quelle native.

Un’invisibilità spiegata sottolineando il legame tra la produzione del sapere in ogni dominio dell’esistenza e il sistema capitalista eterosessista.
Il paradigma sessuale binario fondato sulla costruzione sociale delle categorie uomo/donna è stato imposto ai popoli  amerindi aprendo la strada alla subordinazione delle donne colonizzate agli uomini non bianchi, attraverso la complicità di questi ultimi con gli uomini occidentali.

Lugones, avvalendosi del contributo del femminismo nero, amplia il concetto di Quijano sulla “colonialità del potere” per mostrare la necessità di un’analisi complementare che prenda in considerazione il sistema del genere. “Comprendere il ruolo del genere nelle società pre-coloniali è altrettanto essenziale per misurare l’estensione e l’importanza del sistema del genere nella distruzione delle relazioni comunitarie, delle relazioni egualitarie, del pensiero rituale, della presa di decisioni collettive, dell’autorità collettiva e delle economie”.

Per contrastare la “colonialità di genere”, Lugones auspica un femminismo di resistenza che sappia sfidare le forme di dominio ed indagare criticamente la struttura e i metodi del pensiero dominante affinché le  donne che sperimentano oppressioni multiple,  possano avere altre opportunità e possibilità.
La ricercatrice argentina propone anche una metodologia di decolonizzazione in cui viene prodotta una pedagogia decoloniale che concepisca “il genere come relazionale e razzializzato”.
Per Maria C. Lugones quindi il femminismo delle donne latinoamericane o è decoloniale o non è.

Nicoletta Pirotta

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