I tagli della Commissione ministeriale del Mic cadono anche sugli archivi audiovisivi. Significativamente, in una situazione di dotazioni immutate, gli enti che più si vedono penalizzati sono l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico (Aamod) e l’Archivio cinematografico della resistenza (Ancr). La denuncia arriva da Vincenzo Vita, presidente dell’Aamod, che ha già annunciato un accesso agli atti per capire quali logiche abbiano portato a una diversa ripartizioni dei fondi, a fronte di manifestazioni consolidate negli anni che riscuotono riconoscimenti internazionali.
Cinquantamila euro sono stati decurtati alle attività dell’archivio vero e proprio del movimento operaio e democratico, che passa da un contributo di 200 mila a 150, per un ente che nel suo archivio conserva il patrimonio filmico del Partito comunista italiano e della Unitelefilm – società di produzione cinematografica legata al Pci. Sono quasi 11 mila titoli fra film e documenti cartacei, 200 mila fotografie e 1500 ore di audio in presa diretta, indispensabili per ricostruire la nostra storia del ‘900, con particolare attenzione al secondo dopoguerra.
È storia del lavoro, del movimento operaio e sindacale, dei partiti della sinistra, da leggersi sicuramente in dialogo con altre storie e altri archivi (e ne sono un esempio le collaborazioni con l’Istituto Sturzo o con l’Archivio nazionale del cinema d’impresa) perché ogni storia, ogni memoria è plurale. Invece sembra che per l’attuale compagine politica, che attribuisce grande importanza nell’assegnazione del punteggio al tema dell’identità italiana, “esista solo una parte”, ha dichiarato Luca Ricciardi, dell’organismo esecutivo di Aamod.
“Chi ha paura del nostro archivio?”, rincara la dose Vincenzo Vita. “Magari l’attuale destra vi potrebbe rivedere il proprio album di famiglia e questo non fa comodo. Meglio metterlo da parte e considerarlo una vicenda del passato, che non c’è più”.
“Per calpestare diritti che credevamo acquisiti” – prosegue Vita – “e instaurare un regime di restrizione della bilancia dei poteri, occorre fare in modo che non si conosca il passato o che lo si conosca solo in una ricerca specialistica. Non certo a livello di cultura di massa”.
L’“Unarchive Found Footage Fest”, una delle più recenti creazioni di Aamod, è un festival internazionale, unico nel suo genere, basato sul riuso creativo dei filmati d’archivio. Un linguaggio reso possibile dalla digitalizzazione delle pellicole e che riscuote grande interesse in ambito internazionale.
Al festival, che collabora con grandi realtà come Istituto Luce e Teche Rai e Cineteca nazionale, sono stati decurtati 20 mila euro, passando da un contributo di 80 mila euro a 60 mila.
Cifre più piccole sono state tagliate al Premio Zavattini, sempre organizzato da Aamod, nato nel 2016, che prevede un workshop di tre mesi per giovani registi e che ha prodotto una trentina di cortometraggi d’archivio, selezionati in grandi festival internazionali; al progetto “Ape rossa”, all’inizio pensato per proiezioni diffuse in città e ora più stanziale, al quale hanno partecipato artisti come Peppe Servillo, Sonia Bergamasco, Paolo Fresu e Massimo Zamboni; alla residenza “Suoni e Visioni”, che mette in contatto film-maker e musicisti per un lavoro di risignificazione del materiale d’archivio che travalica la forma filmica; ed infine il progetto “Le forme del cinema politico”, che da dieci anni propone una riflessione non sui film che parlano di politica, ma che su quelli fanno politica, come avrebbe detto Jean-Luc Godard.
L’Archivio nazionale cinematografico della resistenza (Ancr) di Torino riceveva solo 20 mila euro. Eppure, scrive la direttrice, Paola Olivetti, “per noi è drammatica la perdita di questa somma seppur modesta. Aspettiamo l’esito dell’accesso agli atti e valuteremo il da farsi.”
L’Ancr, oltre a conservare quasi 22 mila interviste e immagini documentarie originali, più di 2 mila cinegiornali e documentari, e 16.500 manifesti, da anni lavora con le scuole con vari progetti: “Custodi di memorie” è un laboratorio di videoscrittura che intende avvicinare le nuove generazioni alla memoria storica attraverso il linguaggio cinematografico, mentre il concorso “Filmare la storia” coinvolge scuole e giovani videomaker. Inoltre, nei suoi locali al Polo del ’900 a Torino e in altre località, quasi quotidianamente tengono proiezioni per le scuole o corsi di formazione per docenti.
Aamod e Ancr non sono le uniche realtà a cui sono stati tagliati i fondi: fra gli altri ci sono La Cineteca Lucana (che da 30 mila euro di contributi passa a 10 mila) e le rassegne (il Festival dei Popoli di Firenze, il FilmMakerFest di Milano, e il Palladium Film Festival CineMaOltre dell’Università Roma Tre).
A fronte di questi tagli, ci sono realtà che hanno visto aumentare i propri contributi, come l’associazione Kabuto, che due anni fa ha aperto in centro a Roma il Game Museum, il più grande museo del videogioco in Italia, la cui sovvenzione è passata da 50 mila euro a 140 mila.
Non è ancora tutto: stando alle bozze che sono circolate per il fondo riparto del 2026, ci sarà un taglio del 10% e i fondi per la digitalizzazione del patrimonio saranno a zero.
Chiara Pracchi
