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No Mes, sì Europa

di Roberto
Musacchio

di Roberto Musacchio – Dalle convergenze parallele al Mes incondizionato in Italia le invenzioni linguistiche con cui si propongono le cose sono una costante di un certo modo di far politica che è poi il confondere il senso di se stessi e delle cose.

In questo lungo periodo in cui la stessa parola “riforma” ha cambiato di senso più volte, la lettura che si è data di certe scelte, sulla scala mobile, sulle pensioni, sul lavoro o sulle privatizzazioni, è stata spesso sostenuta da argomentazioni ideologiche, di opportunità o di ineluttabilità volte a determinarne l’accettazione.

Non si sottrae a ciò, anzi, il Pd e quel mondo che gli gravita intorno partecipando a ciò che è diventata la sua ragion d’essere più ancora che come missione quasi come sostegno alla propria esistenza.

Da Mosca a Bruxelles. L’ho detto altre volte, sintetizzando con una battuta.

Un intero apparato si è come “convertito” dal socialismo reale all’Europa reale. E ha incontrato su questa via molti compagni di strada.

Basta vedere l’alzo zero fatto in questi giorni a difesa del “Mes che non è Mes” da tutto il mondo dell’Europa reale, che pure sostiene un governo il cui presidente del Consiglio sarebbe impegnato ad ottenere altro in una durissima trattativa. Da ultimo anche il segretario del Pd che però dice che parla come presidente di Regione.

D’altronde chi ha vissuto l’esperienza delle relazioni di maggioranza col Pds poi Pd sa quanto sia praticamente quasi impossibile far passare certe cose che semmai appaiono e poi scompaiono come fu per le 35 ore e non solo.

Tornando al “confronto” nella UE, già parlare di trattativa dentro quella che dovrebbe essere una Unione politica che dovrebbe rispondere al dramma che vivono i cittadini europei la dice lunga di che cosa sia l’Europa reale che si è costruita.

E che col Mes continua.

Basta porsi la questione centrale: che senso ha un sistema di prestiti all’interno di una Unione politica?

A 28 anni da Maastricht come si fa ancora a sostenere la tesi che alla unione monetaria seguirà quella politica quando si persevera in un’architettura che la nega?

Aldilà delle ricostruzioni a colpi di accuse reciproche di fake su chi ha responsabilità nella esistenza del Mes (e sono praticamente tutti nel centrodestra e nel centrosinistra), il punto nodale resta.

Pure fosse incondizionato, e non lo è, il Mes è una strumentazione indegna di una Unione politica e persevera il carattere anomalo della UE.

Che poi non sia incondizionato sta nel fatto stesso che per la sua esistenza ci è voluta una modifica del trattato sul funzionamento della Unione proprio per inserire quella forte condizionalità messa all’art.136 che consentì il via libera della Corte tedesca alla seconda versione del trattato che fu poi quella recepita ed usata.

Ma la condizionalità sta, come dicevo, nell’architettura che fa perno su Maastricht e situa il mercato e il debito come cardini ideologici di quello che è stato chiamato ordoliberismo.

Ora, se anche in una situazione come quella che viviamo invece che andare alla Unione politica che viene evocata da 30 anni si procede con strumenti di indebitamento individuale dei Paesi che poi vengono sanzionati dalle regole di bilancio tutta la vicenda diviene insopportabile.

Il Mes, ma anche il Sure e i fondi Bei per le imprese sono prestiti esposti.

Non sono quello che fanno tutte le realtà politiche normali e cioè usare le loro banche centrali per stampare moneta e coprire i mercati dei titoli.

Bce e Eurobond, insieme ad una politica di conversione della economia che parta dalla sanità pubblica che serve a combattere il virus, dovrebbe essere ciò che una Unione politica fa.

Anche perché il famoso mercato interno di Maastricht non ha garantito neanche i materiali sanitari o regole condivise di sicurezza produttiva. Mentre le famose politiche virtuose contro il debito hanno sfasciato i sevizi sanitari ed ora ci lasceranno alle prese con la più grande crisi economica dal 1929. Qualcuno può veramente pensare che l’Italia che arriverà, se va bene, al 160% di debito, avendo perso 10 punti di Pil possa ricominciare a rientrare al 60% di Maastricht?

Altro che sospeso, il patto di stabilità andrebbe abolito.

Parlare di Mes e prestiti non è solo una spregiudicata manovra politica mentre il Presidente del “vostro” governo prova a trattare altro. Ma mentre siamo in questa situazione è un atto che può essere dannoso.

I documenti delle campagne elettrali del Pd e dei socialisti europei da 30 anni parlano di Europa politica, di eurobond e social compact. Al dunque, da 30 anni si fa altro. Sarebbe ora di smetterla.

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