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Nel Regno Unito i giorni della rabbia

di Enrico
Sartor

Fortune politiche

Con l’inizio della primavera, mentre il Regno Unito si sta preparando a uscire dall’incubo della seconda ondata della pandemia, il governo conservatore sembra aver ritrovate le sue fortune politiche a scapito dell’opposizione debole e senza strategia del partito laburista.
Benché solo un 33% della popolazione abbia un’opinione positiva di Boris Johnson (contro un 55% che ne esprime una negativa),  la percentuale che lo considera il  primo ministro favorito è molto più alta di quella che sostiene il leader dell’opposizione Starmer e il 43% dichiara di voler votare conservatore contro un 36% che si esprime a favore dei laburisti. A fine ottobre e novembre del 2020 i laburisti e i conservatori erano entrambi al 39%.
Queste fortune politiche sembrano impiegabili a fronte della devastazione economica e sociale causata in gran parte dall’incompetenza e corruzione del governo dei tories. Le misure confuse, tardive e contraddittorie, adottate per fronteggiare la crisi, il livello d’inefficienza e corruzione dimostrato nell’approvvigionamento del materiale logistico (Ppe, tamponi, ecc.) necessario per fronteggiare la crisi, hanno prodotto enormi danni umani (più di 125mila morti, livelli enormi di disagio psicologico, scuole chiuse per mesi) ed economici (crescita della povertà, disoccupazione, crisi finanziaria e bancarotta delle autorità locali).
Una delle spiegazioni può essere rinvenuta nella totale sproporzione tra il costo sociale pagato dalle classi più deboli in termini di morti e deterioramento del tenore di vita e quello sofferto dai ceti medio-alti, i quali escono dalla crisi con situazioni economiche e lavorative in alcuni casi migliorate. Questo crea una specie di ghettizzazione della sofferenza sociale in settori già tradizionalmente emarginati e alienati dalla politica e dal voto.
Un’altra spiegazione può essere trovata nell’indubbio successo della campagna vaccinale svoltasi in questi mesi, soprattutto se messo a confronto con le “lentezze” delle vaccinazioni in Europa: 30 milioni di adulti nel Regno Unito hanno ricevuto almeno una dose del vaccino, contro i circa 6,7 milioni della Germania, i 4 milioni dell’Italia e della Francia. Ma la campagna di vaccinazione, che si sta rivelando l’elemento decisivo per l’uscita dalla pandemia (si registra un calo di circa il 30% ogni settimana dei ricoveri in ospedale e dei decessi), è l’intervento anti-Covid che meno di tutti è dipeso dalle capacità organizzative del governo Johnson ed è stato invece gestito direttamente dal sistema sanitario nazionale (NHS), con l’aiuto di un numero enorme di volontari (più di 12 milioni dall’inizio della pandemia).

Per una società della cura

In queste settimane è uscita in Italia la traduzione di un libro pubblicato nel Regno Unito con il titolo di The Care Manifesto: The Politics of Interdependence (Verso, London, 2020). Il lavoro di un gruppo di accademici inglesi (The Care Collective) mette in evidenza la natura radicale e profondamente democratica ed umana della care. Il termine  “Care” è tradotto nella versione italiana del volume come ‘cura’; in realtà nel significato inglese esso va molto al di là dell’ambito medico per indicare – più generalmente – l’atto profondamente umano di assistere e aiutarsi l’un l’altro e di dipendere per il proprio benessere da questo, contro i miti disumanizzanti che assegnano all’individuo il compito di trovare da solo, come consumatore, gli espedienti per il suo isolato benessere e la resilienza.
Se una lezione si può trarre da quest’anno di pandemia, essa è l’enorme valore del prendersi cura l’uno dell’altro, del senso di responsabilità di ognuno/a verso gli altri. Da una parte, si è constatato l’enorme peso della solitudine e dell’isolamento imposto dalle misure sanitarie, e, per esempio, quanto sia povero il processo educativo e formativo dei giovani una volta che la comunità scolastica viene dissolta e l’insegnamento si riduca a una comunicazione a distanza con un isolato consumatore di informazioni. Dall’altra, abbiamo assistito in Inghilterra a questo sforzo collettivo che ha coinvolto non solo i milioni di volontari di cui si parlava prima, ma anche i milioni di key-worker e dei care-giver che, malpagati e mal equipaggiati, hanno tenuto il Paese a galla.
Se una critica si può muovere al Care Manifesto del Care Collective, essa è di sopravvalutare la comunità e non vedere come, nell’attuale contesto socio-economico, lo sforzo comunitario, proveniente principalmente dai settori mal pagati e più poveri della società, possa essere cosi facilmente tradito nella fase di uscita dalla crisi; come, in altri termini, anche le migliori espressioni della società civile debbano sempre fare i conti con una realtà socio-economica che rimane perversa e disumana.

Austerità, legge e ordine

Così Boris Johnson può permettersi di dichiarare, nel corso di una riunione di un importante think tank conservatore e con l’approvazione di un’ampia parte dell’opinione pubblica, come il successo della campagna vaccinale nel Regno Unito sia una prova del valore sociale del capitalismo e dell’avidità di profitto. Dimenticando non solo che la realizzazione del vaccino è stata resa possibile da un enorme finanziamento pubblico (più di 10 miliardi di euro) e dalla mancanza totale di rischio da parte delle case farmaceutiche, grazie agli acquisti anticipati dei vari governi, ma che il successo della campagna di somministrazione è stato essenzialmente uno sforzo sociale e comunitario di lavoratori mal pagati e di volontari. Tutto ciò contrasta, ad esempio, con il fallimento totale delle operazioni di test-and-tracing, quelle si gestite dal capitalismo privato di pochi amici del governo dei tories animati dal più puro spirito di avidità. La campagna fallimentare del governo Johnson è costata alle casse dello Stato più di 22 miliardi di sterline; ed a numerose ditte “amiche” dell’esecutivo sono state pagate consulenze fino a 7.000 sterline al giorno a persona.
Anche su altri fronti il governo conservatore mostra di non voler imparare nulla dalla lezione di coesione sociale di questi ultimi mesi. Le politiche ingiuste di compressione dei salari e di ritorno all’austerity rimangono il fulcro della politica economica del Chancellor of the Exchequer. Si pensi, ad es., al congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici per l’anno finanziario 2021-22. Inoltre, l’importo dei sussidi di disoccupazione erogati alla crescente popolazione di disoccupati (che proiezioni statistiche calcolano intorno al 7% entro il 2021) rimane fermo al 13% del salario medio, contro il 50% della media delle economie occidentali. D’altra parte, mentre i ceti medio-alti hanno visto la loro disponibilità di denaro crescere enormemente, il 20% più povero del Paese ha avuto il suo reddito ridotto di un decimo negli ultimi dieci anni. E contemporaneamente la finanziaria 2020-21 prevede un taglio dei servizi sociali del 7%.
Se una comunità sta nascendo dal dopo Covid, essa è quella dei poveri dell’Inghilterra vittoriana, una popolazione in cui il contagio rimane endemico per le condizioni abitative e lavorative e che dipende dalle food-bank per sfamarsi. Da una ricerca condotta dal King’s College risulta che la metà degli intervistati ritiene che coloro che hanno perso il lavoro durante la pandemia hanno solo se stessi da considerare responsabili.
Questa “cattiveria sociale” traspare anche dalle politiche di estrema destra portate avanti dalla ministra dell’Interno Priti Patel. Si pensi alla recente legislazione penale inglese che prevede per la fattispecie di danneggiamento delle statue dei nobilotti che hanno fatto i soldi nel ‘700 con il mercato degli schiavi pene doppie (fino a 10 anni di reclusione) rispetto a quelle già introdotte per i casi di stupro. O alla nuova legislazione di ordine pubblico che attribuisce alla polizia il potere di vietare manifestazioni pubbliche ed arrestare i manifestanti persino sulla base di reclami per eccesso di rumore. D’altra parte il ministero sta reintroducendo la deportazione di cittadini europei (residenti pre-brexit e con il diritto di rimanere) qualora abbiano perso la casa (e il lavoro) durante la pandemia.
Negli ultimi giorni si registrano manifestazioni ad oltranza a Bristol e in altre parti dell’Inghilterra contro la nuova legislazione di ordine pubblico, per difendere il diritto fondamentale a manifestare contro la propaganda dei media e della polizia, i quali hanno cercato di aizzare l’opinione pubblica dichiarando falsamente che alcuni agenti avevano subito ferite serie durante gli scontri. In questa Inghilterra del dopo-Covid il sentimento sociale non è quello della cura, ma della rabbia.


da Londra

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