Nel dolore di Gaza. Testimonianza raccoglie testi scritti da Yousri Alghoul durante una delle fasi più violente del genocidio in atto a Gaza. Pubblicato da Edizioni Q nel 2026, con prefazione di Mjriam Abu Samra e traduzione di Sami Hallac, è la prima opera tradotta in italiano di questo scrittore palestinese, nato a Gaza nel 1980 è autore di 3 romanzi, sei raccolte di racconti e numerosi saggi, oltre a 3 libri di testimonianze del genocidio. Si è da poco concluso un ciclo di presentazioni del libro in numerose città italiane e in noi le sue parole, lette e ascoltate, continuano a risuonare potenti.
Yousri Alghoul ha scelto di non sfollare dal nord della Striscia di Gaza, unico scrittore ancora vivo in quell’area.
Nel dolore di Gaza è la sua testimonianza.
Yousri sente il dovere di raccontare, di rendere giustizia ai morti e a chi non ha più voce, affinché la memoria possa opporsi all’oblio.
La scrittura diventa anche un atto di “cura”: un modo per elaborare il dolore, dare forma all’esperienza vissuta e custodire una memoria che appartiene non solo al singolo autore, ma all’intera comunità palestinese.
La sua testimonianza ci conduce dentro la vita quotidiana delle persone: nelle case, nelle tende degli sfollati, nelle file per l’acqua e il cibo, sotto il rumore incessante dei droni.
In questo libro c’è qualcosa che nessuna immagine televisiva, nessun video diffuso sui social è riuscito a fare: le sue parole restituiscono profondità al dolore, volto alle persone e tempo all’ascolto.
Nella testimonianza di Yousri non vi è alcuna forma di vittimismo e nessuna richiesta di pietà: è l’invito ad assumersi la responsabilità dell’ascolto, a confrontarsi con una testimonianza diretta e a riconoscere, attraverso le storie narrate, il valore delle vite, della memoria e della dignità di un popolo.
Nel genocidio anche la parola è diventata un bersaglio. Colpire chi racconta, rendere impossibile testimoniare, spegnere le voci di chi continua a scrivere significa tentare di cancellare anche la memoria di ciò che accade.
La distruzione di scuole, biblioteche, archivi e luoghi della cultura è un tentativo di annientamento culturale, di interrompere la trasmissione della memoria tra le generazioni.
Scrivere è una delle forme di resistenza, è difesa dell’identità collettiva e della possibilità stessa di restare umani contro un progetto di cancellazione materiale, simbolica e politica.
Nel dolore di Gaza ci fa sentire la dignità collettiva, che si manifesta nel diritto di piangere i propri morti e nel continuare a vivere, a studiare, a educare i figli e a custodire la propria terra.
Dignità che non assume mai i tratti dell’eroismo, ma quelli della perseveranza quotidiana come forma più alta della resistenza.
Quando la scrittura diventa una bomba è l’incipit del libro, che porta con sé la domanda su quale valore conservi la parola quando non può fermare le bombe, salvare vite o modificare il corso degli eventi.
Nel dolore di Gaza risponde a questa domanda e ci convoca in modo profondo e scomodo.
A chi gli chiedeva che cosa possiamo fare, Yousri Alghoul ha risposto: “State. Stateci. Restate nel dolore, senza cercare subito una via di fuga. Restate abbastanza a lungo da lasciarvi toccare, da ritrovare il contatto con la vostra umanità. Solo da quella presenza può nascere qualcosa: un gesto, una parola, una responsabilità condivisa”.
Questo libro e l’incontro con Yousri Alghoul ci ricordano che Sumud è un modo di vivere, di stare nel mondo e che la parola che restituisce verità è la condizione per l’azione collettiva.
Roberta Padovano e Daniela Portonero, del collettivo culturale italo-palestinese Kalimaat, parole da e per la Palestina che, attraverso presentazione di libri, film, musica, testimonianze, prova a restituire la complessità delle vite palestinesi e delle forme contemporanee del colonialismo di insediamento israeliano, dando spazio alle voci che da quella realtà prendono parola.
