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Ecotopia: non costruire le case partendo dal tetto

di Marcello
Pesarini

Si deridevano così i bambini e le persone affrettate e precipitose che vedevano solo l’effetto di una situazione di disagio, e volevano aggiustare tutto partendo dagli effetti e non dalle fondamenta.
Alcuni esempi: quello ormai noto di Abderrahim Fakir, morto a 42 anni il 19 luglio a Bologna, quartiere Pilastro, al culmine di un intervento di Polizia, che ha visto una compressione del torace, o “mossa Floyd”. È del 3 agosto un nuovo intervento di RIS e Procura, che sono tornati in Via Svevo, luogo della morte ed hanno usato un drone per nuovi accertamenti.
Domenica 2 agosto, nelle prime ore del mattino, un 35enne di origine ucraina muore poco dopo il suo arrivo in ospedale a Senigallia, stroncato da un arresto cardiaco. Era stato bloccato, a fatica, poco prima dai carabinieri. Due pattuglie lo avevano colto lungo la Statale Adriatica Nord di Cesano, quando a folle velocità si stava dirigendo verso Sud. Era infatti scattato un alert e verso le 7,30 e si erano posizionati al confine settentrionale della città turistica.
Nel corso del 3 agosto si accerta che la Polizia per contenere l’uomo, che li aveva speronati ed aveva proseguito la fuga a piedi, ha usato il taser, contro il cui uso è stata aperta più di una campagna.
Resta da annotare che il suo utilizzo diventa più a rischio se rivolto a soggetti in condizioni instabili, con problemi cardiaci e sotto uso di sostanze destabilizzanti.
Ampliamo il campo degli esempi di imprese che si vogliono aggiustare prendendole per le corna e non per le zampe, cioè dalla base.
C’è una strada che, volente o nolente, almeno la sinistra che non pensa solo alle alleanze, che è società perché ne fa parte, deve percorrere con forza, e estendere questo metodo, anzi richiederne l’utilizzo a chi le sta vicina. Individuare le carenze della società e fare, anzi praticare le proposte, ed estenderle. Superando una situazione spesso declamatoria che dopo averci dilaniati, ci ha resi poco intellegibili e poco utili.
Quattro giorni fa Spin Time, casa occupata, laboratorio di attività e convivenza, all’Esquilino a Roma, quartiere nel quale si respira l’intreccio e da cui partono da anni molte manifestazioni, ha subito un incendio. Le centinaia di persone che vivono nell’ex palazzo INPDAP sono state costrette a scendere in strada e da allora bivaccano nei suoi pressi. Gli aiuti sono partiti immediatamente, attraverso il Crowfunding; il Comune e i politici che appoggiano questa scelta di vita si sono mossi, attivisti e persone abituate a frequentarlo sono lì da quel momento.
C’è fretta. Pur col caldo infernale causato dalla mutazione climatica, vivere e dormire per strada non è una soluzione. Eppure non sono soli.
In questa estate nella quale, va rilevato, anche chi ha diritto alle ferie retribuite spesso le trascorre nella propria città, si moltiplicano gli esempi di vivere e pensare in comune. Almeno in alcuni casi ed intenzioni.
Il campeggio No Tav che attrae persone dall’Italia e dall’estero riafferma che i nemici sono il consumo del suolo, il cemento, le costruzioni fini a loro stesse. Si partecipa alla lotta contro l’abbattimento di piante e chioschi delle bibite nei pressi dei mercati rionali in città come Ancona, città sul mare ma non di mare, perciò più attenta ai luoghi di condivisione. L’intenzione dei poteri immobiliari e politici è costruire altri centri di distribuzione pronti a chiudersi, mentre l’Amazon di Jesi, nuova di zecca, voluta da troppe forze politiche per non essere stata in qualche modo imposta, licenzia giovani già dopo i periodi di prova di 9 giorni.
I dipendenti stagionali nella ristorazione e nel turismo “faticano” fino a 16 ore, mentre lo sciopero dei rider vede l’algoritmo della paga oraria scattare fino a 5 volte tanto la stessa prima della rivendicazione. Questo però se nessuno chiede di sostituire gli scioperanti.
L’ AST di Macerata, dopo varie chiamate per 43 infermieri, ha occupato solo 28 caselle. Potrebbero provare a fare le badanti, che sono nella maggior parte in regola e hanno diritto a stipendio, rispetto, ferie e riposo? Non ci si improvvisa nel lavoro di cura.
L’elenco degli esempi di aggregazione e disgregazione è lungo, ma c’è un filo rosso che tiene insieme tutti.
Non si contengono gli episodi di malessere sociale fino a che non lo si affronta, combattendo l’impoverimento, le sue cause, i modelli di vita per cui si fanno i debiti per mantenere un certo status symbol.
L’e-commerce per stare in piedi dovrà essere sempre più spietato, e sinistra e sindacati non sono adeguati perché non pensano, o conoscono, un altro modello. Il lavoro di cura sarà sempre più necessario, ma finché la sanità e l’assistenza sociale pubbliche non verranno riprogettate per una società che invecchia, e nella quale i meno abili rivendicano il loro posto e non più l’elemosina, la coperta si accorcerà sempre di più.
Consiglio come ispirazione di leggere Ecotopia di Ernest Callenbach, 1975, un romanzo di ecologia utopistica nel quale, in contrapposizione all’uso di pillole, uno Stato degli USA proponeva di sedersi e discutere assieme i problemi, le ansie, le paure. 

Gli altri stati lo combattono, come gli Stati attuali combattono la Spagna, senza esclusione di colonie in Africa. 

Marcello Pesarini

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Michelangelo Tumini
    06/08/2026 0:03

    La riflessione è accorta e dettagliata, il dramma sta nel fatto che tutto resta come prima, perché ci si limita a raccontarle le cose che non vanno. Bisognerebbe riuscire ad aggredire le diverse situazioni di disagio e non inventarsi una nuova sanzione, pensando che imponendo sanzioni si eliminano le cause che producono il disagio e il disservizio.

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    • Marcello Maria Pesarini
      13/08/2026 16:03

      Grazie dell’interessamento. La risposta andrebbe data partendo dai bisogni, principio leninista quanto, in parte, anche socialdemocratico. Se le forze che vogliono portare la persona e la natura al centro, si unissero su pochi punti, il primo da far cadere, diceva Enrico Berlinguer, sarebbe la guerra. In economie di pace verrebbero abolite le corse agli armamenti, da lì cambiate le logiche e gli esempi da dare alle nuove generazioni. Leggevo ieri un articolo che lottava contro il nome e la definizione “Baby gang”. Tutto giusto, se non che, assieme alla revisione dei rapporti con la legge, con le punizioni, assieme al richiamo ai genitori perché non siano troppo lassisti né troppo assenti, mancava la parola chiave: società giusta socialmente, senza supremazia di classe, abbattendo le barriere di reddito. Senza questa parolina magica, tanto impegno che affatica all’ennesima potenza nel trionfo del capitalismo

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