articoli

M5s: per chi suona la campana?

di Franco
Ferrari

La scissione dal Movimento 5 Stelle operata dal Ministro degli Esteri Di Maio, che è riuscito a raccogliere una sessantina di parlamentari, infligge un ulteriore colpo alle prospettive di questa forza politica che sembra destinata ad un progressivo ed inarrestabile declino.

Il Movimento, che ha avuto il suo grande successo elettorale nella capacità di aggregare sensibilità e aspirazione diverse e in parte anche contrapposte (l’adunata degli arrabbiati), si sta scomponendo nelle varie tessere che hanno delineato il suo mosaico. Si può andare quindi dal populismo arrabbiato e ideologicamente trasversale di Di Battista (che per ora si muove in solitaria), alla subcultura complottista di altri (che non ha però un vero leader), al rilancio del sovranismo anti-euro di Paragone. Solo il piccolo gruppo di Parlamentari che hanno costituito il gruppo di Manifesta si è collocato in una prospettiva che può andare oltre il pulviscolo dei frammenti.

Di Maio interpreta, non da oggi, perché la tentazione moderata e centrista era evidente già nei 10 punti pubblicati sul Foglio (ne parlavamo in precedente articolo leggibile qui) un altro tipo di aspirazione. Quella di fare del Movimento 5 Stelle solo uno strumento per l’inserimento in una “classe” politica altrimenti bloccata dagli assetti e dalle gerarchie interne del bipolarismo. Una variante del classico “gattopardismo” storicamente radicato nel nostro Paese. Se quello era lo strumento per consentire alle stesse classi dirigenti di mantenere il proprio ruolo immutato in un contesto diverso, in questo caso si tratta di mutare almeno in parte la classe dirigente per continuare a gestire le stesse politiche. Cambiare le facce senza cambiare i contenuti.

Cancellate anche le pur vaghe aspirazioni a correggere almeno la redistribuzione della ricchezza e a fornire qualche garanzia in più al mondo del precariato delle nuove leve che sono entrate nel mondo del lavoro, accantonate le aspirazioni ambientaliste, il tema politico attorno a cui si è coagulata la scissione di Di Maio è stato principalmente l’oltranzismo atlantista.

Dal suo punto di osservazione privilegiato, il Ministro degli esteri, almeno una cosa l’ha capita ovvero che, nei paesi del rilanciato “blocco atlantico”, gli spazi per una dialettica politica che consenta di scartare da quella ortodossia dominante si stanno riducendo drasticamente. Non siamo più al “fattore K” (che stava per “comunismo”) quanto al “fattore G” (guerra) che determinano gli assetti nazionali. “Capisco e mi adeguo” è la conseguenza che ne trae l’ex “capo politico” del populismo italiano. Atlantismo e fedeltà assoluta a Draghi, che ne è l’inevitabile derivazione pratica, sono le colonne d’Ercole dentro le quali si colloca “Insieme per il futuro”.

Quanto del vecchio elettorato del Movimento 5 Stelle sia poi davvero interessato a questa offerta politica è difficile dire al momento. I sondaggi danno cifre alterne, anche se in generale piuttosto basse. Il centrismo, inteso come miscela di liberismo più o meno “compassionevole” e di adesione anima e corpo alla Nato e alla sua espansione a vero cuore strategico delle classi dominanti europee subordinate a quelle statunitensi, ha oggi numerosi proponenti. Lo schieramento pro-guerra vede insieme il PD, che incarna fedelmente la tradizione democristiana a cui si è allineata l’ex destra PCI, e Fratelli d’Italia, che può richiamarsi sia alla svolta pro-Nato compiuta in anni lontani dal neofascismo missino dopo le iniziali tentazioni terzaforziste, che l’essere parte della destra russofoba in Europa guidata dai polacchi.

Per il Movimento 5 stelle restano aperte tutte le contraddizioni non risolte a cui si aggiungono nuovi problemi. Il suo consenso nel paese si è drasticamente ridimensionato. A livello locale sopravvive malamente solo laddove è riuscito a salvare una presenza istituzionale. In Parlamento rischia di non essere più la forza principale, in termini numerici, tra quelle che sostengono il Governo Draghi e questo renderà sempre più vane le richieste “di essere ascoltato” dal Presidente del Consiglio. Per il quale il nemico principale, a cui guarda con immutata preoccupazione, è “il populismo”, termine abbastanza vago da incarnare tutti gli incubi possibili delle classi dominanti. Il timore che le classi subalterne, a cui viene chiesto continuamente di pagare nuovi prezzi per le scelte fallimentari che l’establishment sta continuando a inanellare, diventino protagoniste della costruzione di una nuova maggioranza politica che rifletta la maggioranza sociale.

Da un lato Draghi punterà a ridurre ai minimi termini ogni pretesa del movimento guidato da Conte di incidere sulle scelte politiche rilevanti. E sembra di capire che né Conte né Grillo abbiano il coraggio di fare una scelta netta passando all’opposizione. Dall’altro lato l’alleanza col PD dentro il cosiddetto “campo largo” è destinata a non lasciare spazio ad una vera autonomia di pensiero e di strategia ai 5 Stelle. Non siamo più nemmeno all’Ulivo che era un’alleanza, sicuramente eterogenea, di forze che avevano però una propria identità e autonomia.

La coalizione a cui lavora Letta ha una gerarchia ben precisa. Al comando c’è il PD e tutto il resto è contorno, utile a costruire il consenso necessario a vincere le elezioni, ma a cui non è concesso di deviare dagli assi politici fondamentali (economia e collocazione internazionale). Per fare un paragone storico è lo stesso tipo di relazione che la Dc costruiva con i partiti minori sia nel centrismo che poi nel centro-sinistra. Un misto di bastone e carota. La garanzia di un qualche accesso ai luoghi del potere e dove ancora possibile del sottopotere, ma senza deviare dalla rappresentanza degli interessi fondamentali del grande padronato e della grande finanza.

L’equilibrio complicato di Letta sta nel mantenere una ben precisa rappresentanza di classe occupando però tutto lo spazio sinistro del sistema politico, per non lasciare emergere un’alternativa che sia autonoma sia nella prospettiva strategica sia nella rappresentanza sociale.

Continuando ad appoggiare il Governo Draghi e accettando un ruolo subalterno dentro il “campo largo” di Letta, il Movimento di Conte rischia di accelerare un processo di declino che forse è già diventato irreversibile. L’unico elemento che sembra ancora reggere è quella quota di consenso personale che Conte ha acquisito gestendo i primi mesi della pandemia, basata sull’idea condivisa da una parte dell’opinione pubblica che vedeva in lui un politico disinteressato e rassicurante. Un capitale che è destinato però a dissolversi in assenza di una capacità di iniziativa che al momento risulta piuttosto debole.

L’esperienza del Movimento 5 stelle offre certamente degli elementi di riflessione per la costruzione di uno strumento politico alternativo al “campo largo” a guida PD e allo schieramento di centro-destra, ancora maggioritario nel Paese, ma in continua fibrillazione per i mutamenti avvenuti negli equilibri interni.

Lo schema populista si è dimostrato capace di incanalare rapidamente il consenso elettorale ma assai meno in grado di trasformarlo in una strategia di governo o di opposizione coerente (una qualche idea complessiva di “modello di sviluppo”). Il partito digitale o liquido si è rapidamente trasformato in un partito di giovani notabili privi di radicamento territoriale. Il post-ideologismo (né di destra né di sinistra) si è trasformato nella plasmabilità ad adattarsi sia a politiche di destra che di sinistra e nella progressiva subalternità agli equilibri di potere esistenti.

La crisi dei 5 Stelle apre sicuramente una finestra di opportunità alla costruzione di una forza politica di alternativa (nella forma della coalizione). Ma questa non potrà non tenere conto di come essa abbia inciso nella consapevolezza di massa in questi anni con la sua rapida ascesa e nella sua veloce crisi e frammentazione.

Franco Ferrari

Due giorni contro NATO e armamenti
da Madrid per la pace

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu