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L’ordine NON è stato eseguito

di Stefano
Galieni

La frase è forte, ma rende terribilmente l’idea. La protagonista di questa storia è una giovane donna somala, Abdirisaq Warsame, fuggita dal suo Paese perché non voleva accettare un matrimonio combinato. Uno dei tanti viaggi atroci, che spesso altre come lei preferiscono dimenticare con una frase che gela il sangue “the past is past”, (il passato è passato), si perché lei, al contrario di troppi uomini, donne e bambini, è riuscita nell’impresa. Era arrivata in Italia ma si era rifiutata di chiedere asilo qui, sia perché ha parenti in Germania sia perché consapevole dell’assenza di assistenza e di protezione qui. Era riuscita ad arrivare in Assia il 31 marzo e lì ha finalmente chiesto asilo. Interrogata dall’apposito ufficio immigrazione, a metà aprile e il 25 giugno – le date sono importanti – le è giunto e ha potuto mostrare un documento che comprovava come voleva, per scelta, chiedere asilo in Germania. Ma intanto il 12 giugno, prima che contro di lei venisse emanato qualsiasi provvedimento di respingimento in Italia, entrava in vigore il Patto migrazione e asilo, che rendeva più difficile ottenere protezione ed esponeva la sua vita. La Germania è già in piena bagarre elettorale (ad inizio settembre si vota a Berlino e in Sassonia) e per riconquistare l’elettorato che ha virato verso l’AfD, nelle ore immediatamente successive alla crisi di Ceuta, il governo centrale tedesco ha chiarito che tutti i “dublinanti”, giudicati dopo l’entrata in funzione del Patto, sarebbero stati rispediti – come appunto da regolamento Dublino – nel primo paese di approdo, ovvero l’Italia. “Non sussistono le condizioni per darle asilo in Germania” aveva sentenziato il governo e Abdirisaq Warsame, che non voleva tornare nel “belpaese” era stata condannata ad essere la prima al respingimento. Il volo sarebbe dovuto partire il 19 agosto – domani, per chi ci legge ora. “Si mantenga cortesemente pronta con i suoi bagagli tra le 04.30 e le 07.30 nell’alloggio che le è stato attribuito dal suo centro d’accoglienza: la polizia la verrà a prendere”.

Ma la condanna è stata sospesa, forse definitivamente. Anche per altri due suoi connazionali era pronto il volo, la fase di stallo fra il governo tedesco e quello italiano, per evitare una contrapposizione fra conservatori, ha permesso ai legali di provare e ottenere una strada grigia ma ancora tutelata in Germania, “l’asilo ecclesiastico”. Sono le chiese, soprattutto protestanti, ad assumersi l’impegno di garantire protezione e probabilmente di evitare ad Abdirisaq, fra sei mesi, di chiedere e ottenere protezione in Germania. Ora è ospitata in una parrocchia situata in un’altra città simbolo, per altre ragioni, quella di Norimberga. Stephan Reichel, presidente dell’Associazione Matteo, che ha seguito la vicenda ha dichiarato di aver fatto il possibile per la ragazza in quanto “è un caso eccezionale: ha vissuto cose orribili e traumatiche, affrontato anni di fuga, ha sua madre e la sua famiglia in Germania, e sono tutti perfettamente integrati. È una donna giovane, vulnerabile. Che senso ha trasferirla in Italia? È un atto di crudeltà per una donna che ha un enorme potenziale in Germania”. E comunque debbono subentrare, volontariamente, le parrocchie, laddove gli Stati che esaltano i valori occidentali, arretrano e si nascondono. Pessimo segnale.

Questa storia individuale, almeno a lieto fine, svela l’ennesima scelta sbagliata operata dal governo Meloni nel suo valorizzare il Patto europeo. Col vecchio regolamento Dublino, se per un anno non si era intercettati in un “paese secondario”, come ad esempio la Germania, rispetto a quello dell’approdo, si poteva chiedere asilo. Col nuovo Patto, si passa a tre anni in cui chi scappa e non chiede protezione nel primo Paese UE in cui entra, può essere rimandato indietro. Quella che è stata spacciata come vittoria italiana contro l’indifferenza europea si svela per quella che è, una solenne fregatura. Siamo ovviamente contenti che Abdirisaq Warsame, sia al sicuro e che quel posto in aereo resti vuoto ma poi? La Svizzera ha già annunciato che a fine agosto riprenderanno i rimpatri in Italia, le frontiere interne si chiudono mentre quelle esterne restituiscono cadaveri. A Ceuta, già si sta lavorando per ampliare il cimitero dei senza nome che il mare restituisce, si annega nei pressi delle Baleari, mentre ieri, la Life Support di Emergency ha intercettato all’alba un barcone di legno sovraffollato partito due giorni prima con a bordo circa 50 profughi somali ed egiziani. Nella stiva giacevano 7 persone morte per mancanza d’aria. Da Ferragosto ad oggi sono state portati in salvo in 301, molti i minori non accompagnati. Attendiamo che i governanti europei si accapiglino ancora per mostrare il loro volto più feroce, quello che ieri ha ucciso altre 7 persone e che continua ad uccidere la tanto decantata “civiltà europea”

Stefano Galieni

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