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Colleferro, Valle del Sacco dopo la scoppio alla KNDS, quale futuro?

di Roberto
Rosso

Il nome di Colleferro è comparso sui siti, sui media di mezzo mondo, ai quattro angoli del globo1, purtroppo la città non è stata celebrata come città dello spazio, ma è salita all’onore delle cronache per lo scoppio che investito lo stabilimento KNDS (ex-Simmel Difesa), per fortuna senza fare vittime2.
L’agenzia Reuters in un suo servizio3 riporta una dichiarazione del sindaco Giulio Calamita nei termini seguenti “It would have been a tragedy” if the blast had not happened during the summer holiday when ​the plant was closed, Colleferro mayor Giulio Calamita ​told reporters. He said efforts were underway to put out ‌the last fires”, che tradotta recita “Sarebbe stata una tragedia” se l’esplosione non fosse avvenuta durante le vacanze estive, quando lo stabilimento era chiuso, ha detto ai giornalisti il sindaco di Colleferro Giulio Calamita. Ha detto che sono in corso sforzi per spegnere gli ultimi incendi. Questo ci offre la misura del rischio che si è corso, che si corre nei reparti di quello stabilimento. Già nel 2007 ci fu un’esplosione che fece un morto e 13 feriti, di cui due gravi.
Non c’è bisogno di calcare la mano sulla notizia, facendo del sensazionalismo, la gravità del fatto parla da sola, inoltre nel contesto determinato dalla guerra russa ucraina, visti alcuni altri ‘incidenti’ che hanno investito diversi siti di produzione bellica in Europa è stato ventilato il sospetto che lo scoppio alla KNDS di Colleferro sia stato innescato da un atto di sabotaggio, ipotesi smentita dal ministro della difesa Crosetto4, su cui altri hanno insistito. Comunque la procura di Velletri, territorialmente competente, ha aperto una inchiesta; attendendo la conclusione dell’indagine dei RIS che dispongono di tutte le tecnologie e metodologie investigative necessarie per giungere ad una conclusione sulle origini dell’esplosione.
La rete delle associazioni contro la guerra e la corsa al riarmo ‘Disarmiamoli’ ha prodotto un comunicato5 ed indetto una assemblea pubblica per sabato 22 agosto nella piazza antistante il municipio, invitando a partecipare cittadini e amministratori della città e di tutto il territorio.
Il titolo è ‘Poteva succedere ed è successo’ il giudizio su quanto è avvenuto è il seguente.
“Quella che abbiamo fatto finora non è stata una campagna di allarmismo ma informazione. Ci siamo incontrat3 in diverse piazze della Valle del Sacco, alle manifestazioni, di fronte ai cancelli di KNDS a Colleferro e Anagni. Abbiamo raccontato i rischi, posto domande, presentato osservazioni e abbiamo provato a mettere tutt3 davanti a una realtà che spesso si preferisce non guardare. Ma oggi quelle domande sono ancora più urgenti.
Cosa sarebbe successo se fosse esplosa la nitrogelatina (nitroglicerina stabilizzata), materiale altamente esplosivo, con una produzione di circa 150kg ogni ora? Cosa sarebbe successo se l’esplosione avesse coinvolto quella produzione che potrebbe trovarsi a soli 300 metri dall’autostrada A1? Cosa sarebbe successo al bosco adiacente con un incendio che avrebbe potuto propagarsi rapidamente? Non è uno scenario apocalittico ma sono i rischi potenziali che esistono quando si produce materiale esplosivo, e proprio per questo i rischi devono essere prevenuti, controllati e affrontati prima che sia troppo tardi. (…)
La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo altissimo. Abbiamo un territorio che aspetta ancora bonifiche, una situazione ambientale che non può essere dimenticata, infrastrutture che non sono adeguate a gestire scenari di emergenza complessi e un rischio di incendio boschivo che non può essere trattato come un dettaglio. E invece di affrontare tutto questo con serietà, si continua a parlare di nuovi progetti industriali come se il punto principale fosse semplicemente trovare altro spazio.
Serve una vera riconversione industriale della Valle del Sacco, serve la bonifica del territorio, servono infrastrutture adeguate per gestire le emergenze. Ma soprattutto c’è bisogno di un’applicazione rigorosa della legge Seveso, senza scorciatoie, senza minimizzazioni e senza aspettare che sia un’esplosione a ricordarci perché esiste”.
Il richiamo è al progetto per la realizzazione da parte della stessa KNDS nel territorio del comune di Anagni, nel sito dell’ex-stabilimento Winchester del processo di produzione di Nitrogelatina ossia Nitroglicerina Stabilizzata, la cui funzione è quella di propellente per i proiettili da cannone prodotti nello stabilimento di Colleferro dove è avvenuto lo scoppio. Il richiamo alle conseguenze eventuali di un incidente in questo secondo stabilimento è più che legittimo e è stato sollevato in questi mesi, durante numerose manifestazioni ed assemblee convocate per opporsi al progetto, oltre che nella procedura amministrativa di autorizzazione. Il contesto, che viene richiamato, è quello di un territorio piagato da decenni di attività produttive che hanno contaminato stabilmente le matrici ambientali della Valle del Sacco, problematiche di contaminazione delle acque e del suolo che hanno portato alla creazione di Sito di Interesse Nazionale Bacino del fiume Sacco, per complessivi 7300 ettari.
Negli anni l’inquinamento è stato storicamente prodotto da un processo di industrializzazione che nella provincia di Frosinone è stato favorito dal suo inserimento nell’area di competenza della cassa del Mezzogiorno, mentre il processo di industrializzazione ha Colleferro è iniziato nel 1912 con la realizzazione dello stabilimento per la produzione di esplosivi, che poi nei decenni si è diversificato, compresa la produzione dell’insetticida Lindano, il cui sottoprodotto beta-HCH (beta-esaclorocicloesano isomero del Lindano) sotterrato in fusti è poi defluito nel fiume Sacco, contaminandone le acque e le aree ripariali, contaminando la popolazione attraverso il ciclo agro-alimentare. Le caratteristiche della sostanza inquinante, il beta-HCH, sono tali da generare una molteplicità di patologie in diversi organi del corpo umano.

L’esplosione alla KNDS di Colleferro ed il progetto KNDS di Anagni impongono una riflessione non solo sui casi specifici -per quanto allargati alla problematica dello sviluppo dell’industria delle armi nella generale tendenza al riarmo ed alla guerra- la reale posta in gioco è il futuro di questo come di ogni altro territorio. La storia particolare della Valle del Sacco e delle aree circonvicine rende più urgente e necessario un’analisi complessiva delle trasformazioni in corso, che non si limiti a prendere in considerazione singoli progetti, nei singoli comuni. Quando ci opponiamo allo sviluppo della filiera bellica mettiamo in relazione la situazione locale con lo sviluppo della tendenza generale alla guerra. Viviamo immersi in un flusso di notizie e informazioni che raccontano come il confronto militare potenziale e attuale si impone come strumento ineliminabile nella risoluzione delle contese, nella misura dei rapporti di forza, in un contesto globale sempre più instabile. Tuttavia la trasformazione socio-economica che viviamo e che si prospetta nel nostro locale non è solo soggetta alla tendenza alla guerra, incombono ovviamente la crisi climatica -di cui subiamo da oltre due mesi gli effetti- e la trasformazione tecnologico-digitale trainata dal sistema dell’Intelligenza Artificiale. Il contesto in cui riflettiamo sul presente e il futuro delle nostre comunità è quindi estremamente complesso, una complessità che rende altamente imprevedibile l’andamento degli eventi futuri. È una condizione a cui in effetti ci riferiamo continuamente nella nostra analisi, ma dobbiamo chiederci quanto i diversi attori di ogni scena -locale, regionale o globale che sia- ne siano consapevoli e ne tengano conto nel proprio specifico contesto.
Questo costituisce un punto cruciale della nostra analisi, analisi innanzitutto dei processi decisionali, delle responsabilità, della condivisione o meno delle conoscenze, del grado di partecipazione attiva delle comunità, condizione necessaria per la condivisione effettiva delle conoscenze e delle decisioni.  Di fronte ad un orizzonte di incertezza, in un contesto complesso che rende ardua ogni necessaria analisi di rischio, per ogni decisore si complica la ponderazione tra rischi e opportunità; le risorse disponibili in termini di competenze e organizzazione costituiscono un fattore cruciale per prendere decisioni con cognizione di causa. Dobbiamo parlare esplicitamente dei rapporti di forza che le comunità possono mettere in campo nei confronti di tendenze globali; per un verso di una sorta di rivoluzione dall’alto -che pervade ogni ambito delle società- guidata da soggetti dotati di risorse finanziarie e tecnologiche straordinarie, parlando dell’innovazione tecnologica o viceversa la mancata rivoluzione/transizione energetica in grado di porre un freno alle emissioni di gas climalteranti, alla crisi climatica conseguente; in assenza nel nostro paese.
La misura sul piano locale è il singolo impianto, la singola area verde che l’impianto va a consumare, la contaminazione delle matrici ambientali. il consumo idrico ed energetico. Ogni amministrazione è responsabile delle risorse che amministra, ma poi deve fare i conti con le trasformazioni e gli equilibri dell’area più vasta in cui si colloca ed indubbiamente questo non accade o accade assai raramente.
Di sicuro, per venire a noi, questo non accade a Colleferro e nell’area vasta della Valle del Sacco e dei territori ad essa connessi dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. La discussione sulla realizzazione di data center da 100 megawatt più 30 accessori ne è la dimostrazione. Con un escamotage il consiglio comunale è stato chiamato in causa solo per l’approvazione della modifica della destinazione d’uso dell’area su cui si colloca l’impianto.
Il percorso di approvazione del progetto iniziato nel 2025, ha coinvolto due commissioni consiliari, ma non ha visto alcun momento di confronto pubblico, mentre ai cittadini non è stata messa a disposizione una documentazione tecnica esauriente sulle caratteristiche dell’impianto. Il grado di conoscenza e competenza dell’amministrazione si è evidenziata nella seduta 11 agosto 2026 in cui era all’ordine del giorno il cambiamento di destinazione d’uso del terreno.  L’ordine del giorno condiviso tra maggioranza e opposizione con cui si è conclusa la votazione non fa riferimento ad una documentazione tecnica esauriente relativa all’impianto, ma solo alle rassicurazioni dell’amministratore della società. “La società proponente è stata invitata ad adottare le migliori tecnologie disponibili per il raffreddamento del Data Center privilegiando sistemi ad alta efficienza che consentano di ridurre al minimo il consumo d’acqua.
Al riguardo il dott. Braga ha fornito garanzia che l’impianto sarà dotato di un moderno impianto di raffreddamento (aria/acqua); …”
In merito all’autonomia energetica le informazioni hanno un grado analogo di specificazione. Ciò che si può dedurre è che in assenza di informazioni tecniche effettiva il consiglio comunale e la giunta vigileranno, in attesa di saperne di più nelle procedure di approvazione dell’AIA e della VIA.
In compenso si è fatto un gran parlare dell’importanza del patrimonio di innovazione tecnologica che questo impianto rappresenta, senza una considerazione più approfondita di ciò che dovrebbe essere un ciclo integrato nel campo del digitale e dell’Intelligenza Artificiale in particolare. Nel frattempo sulla stampa e nelle dichiarazioni degli amministratori si sono succedute affermazioni sul numero di posti di lavoro, valutati stabilmente a impianto funzionante attorno ai 220. Anche qui latitano le pezze di appoggio. In nota possiamo leggere quanto una applicazione di I.A. risponde relativamente all’occupazione6

 Ci spiace veramente osservare, che la retorica sull’innovazione ha prevalso sulla effettiva attivazione di un processo di cooperazione dell’amministrazione con centri competenti nel campo dell’innovazione tecnologico-digitale, in grado di predisporre le condizioni per attrarre e selezionare soggetti attivi e competenti nel campo.
È quanto è stato espresso a suo tempo dall’associazione RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco) con un suo comunicato che si poneva la seguente domanda.
Una moratoria per impianti che impattano pesantemente sugli equilibri ambientali, la disponibilità delle risorse idriche, il consumo di suolo e di risorse energetiche?
Una domanda legittima che non riguarda il singolo comune di Colleferro, ma l’intero territorio della valle del Sacco a fronte di quello che è lo stato dell’ambiente e delle prospettive che si aprono per i prossimi anni.

Le considerazioni dell’associazione sono le seguenti.
Le dinamiche di questi ultimi anni ci insegnano che questo impianto è destinato ad essere solo il primo di una lunga serie che investirà il nostro territorio, vale a dire esso costituisce un precedente che apre le porte ad un processo che nessuno oggi governa, che ogni comune è chiamato a gestire con le proprie limitate risorse in termini di competenze tecniche. Il ruolo della regione è del tutto evidente nelle decisioni prese. In assenza di norme che ne regolamentino l’insediamento.
Questo progetto nasce nel contesto di un bando per la creazione di una filiera di aziende ad alta tecnologia da parte del comune di Colleferro. Questo richiede una ulteriore considerazione. A fronte della straordinaria transizione tecnologico-digitale che stiamo vivendo di cui le tecnologie dell’Intelligenza Artificiale sono il fattore trainante, proporsi di attrarre queste filiere nel proprio territorio forse dovrebbe avere almeno due caratteristiche. La prima è quella di dotarsi di un ambito di soggetti esperti provenienti da università, centri di ricerca e reti professionali in grado di fornire indicazioni per linee guida non generiche, in grado poi di contribuire ad una valutazione delle proposte presentate. 
La seconda è che l’ambito territoriale comunale forse non è adeguato e sarebbe necessario consorziare più comuni per attivare realmente una filiera produttiva e di servizi ad alta tecnologia, compatibili con le caratteristiche ambientali, sociali ed economiche del territorio.
In base a queste considerazioni riteniamo necessario proporre una moratoria sull’insediamento di impianti con un rilevante impianto sul territorio, moratoria da condividere tra gli enti locali del territorio rispetto alla quale il comune di Colleferro dovrebbe prender l’iniziativa, dando inizio ad un percorso condiviso di analisi dello stato ambientale, economico e sociale del territorio stesso.”
Obiettivo di queste note è quello di comprendere il modo con cui le comunità locali, le amministrazioni che le governano affrontano le straordinarie trasformazioni tecnologiche, sociali, economiche ed ambientali della nostra epoca, prendendo lo spunto della situazione specifica della città di Colleferro e della Valle del Sacco. Ciò facendo senza alcun pregiudizio nei loro confronti, semmai con l’obiettivo che le critiche contribuiscano ad una presa di coscienza tanto dei cittadini che delle amministrazioni relativamente alle poste in gioco, su quanto e come ci stiamo pregiudicando il nostro futuro. Il patrimonio di partecipazione civica e popolare accumulato negli anni passati costituisce ancora una risorsa fondamentale finché non lo si porta ad esaurimento cercando il consenso e non la partecipazione attiva dei cittadini.

Se alziamo lo sguardo dalla Valle del Sacco e comprendiamo tutta la provincia di Frosinone, arriviamo a comprendere anche lo stabilimento Stellantis di Cassino, per essere precisi nel comune di Piedimonte San Germano, ormai in agonia assieme a tutto il suo indotto, le cui maestranze patiscono la condizione indotta da un regime prolungato di cassa integrazione o la chiusura per le realtà dell’indotto  Una realtà che dice molto delle trasformazioni in corso nell’economia del nostro paese, nella crisi che colpisce intere filiere produttive. È del tutto evidente come sia necessaria una mobilitazione sociale, trasversale di un’area vasta sempre più frammentata al suo interno, incapace nelle condizioni attuali quindi di aprire conflitto e cooperazione sociale, rivolta e progetto per una trasformazione sociale radicale, capace di aprire una interlocuzione al livello più ampio del nostro paese. La consapevolezza di vivere una fase caratterizzata da una grande incertezza sugli sviluppi futuri dovrebbe essere una motivazione per ricercare un livello di cooperazione necessario per navigare in acque turbolente.
Per questo ci ritroveremo -per ragionare assieme in un confronto aperto a tutti i contributi dopo l’esplosione alla KNDS- in piazza Italia, davanti al municipio, a Colleferro sabato 22 agosto alle ore 17:45 e sabato 5 settembre alla ore 10:30 nell’aula di Alta Formazione della Biblioteca Comunale per ragionare assieme su cosa sia un progetto di riconversione di pace del nostro territorio ed in generale.

Roberto Rosso

  1. Alcuni esempi L’esplosione su Al-Jazeera  https://www.instagram.com/reel/Db_tWFqFG6p/  https://www.gdnonline.com/Details/1403379?fbclid=IwY2xjawTxB0twZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRME53MUdiYXBOWHNTOVpiRVJzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEebk5brYzbYZ1GeQnGYCQBwWjlf8CSESw7qqZrmd9cxQTFH2sT-j5C2xuHvPs_aem_Tt6nwiGof_7InwLvn_f0fg   https://apnews.com/article/explosion-ammunition-factory-colleferro-a985b329d0bd6c3d2201873372299b64 https://www.facebook.com/reel/2292921308121173.[]
  2. Al momento dell’incidente lo stabilimento di Colleferro era fermo e sul posto c’erano solo 24 manutentori. L’esplosione è avvenuta nel reparto pressatura polveri (dove la polvere da sparo viene inserita nelle munizioni), dopo che nella mattinata c’era stato un incendio in un magazzino in disuso, le cui cause sono ancora incerte. https://www.ilpost.it/2026/08/17/indagine-disastro-colposo-esplosione-colleferro/.[]
  3. https://www.reuters.com/world/large-explosion-rips-through-italian-munitions-factory-2026-08-13/.[]
  4. https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/17/esplosione-a-colleferro-crosetto-risulta-causata-da-un-problema-interno_3b14bb0a-aae0-41d5-906e-57b6522c691f.html.[]
  5. https://www.facebook.com/share/p/1DAfnFXRSX/?mibextid=wwXIfr []
  6. Un data center da 100 MW genera relativamente pochi posti di lavoro permanenti diretti, soprattutto a causa dell’elevata automazione: le stime più recenti indicano circa 20–50 operatori permanenti per 100 MW, di cui una parte significativa è manodopera qualificata.qz+2

    Occupazione permanente diretta (fase operativa)

    • Staffing ratio tipico: per i grandi campus hyperscale (>100 MW) si usano oggi 0,2–0,5 addetti permanenti per MW, quindi per 100 MW:
      • Stima bassa (molto automatizzato): 20–30 persone 
      • Stima media: 30–50 personeqz+2
    • Profilo qualificato: la maggior parte di questi ruoli è tecnica e specializzata, ad esempio:
      • Ingegneri di facility / operations (elettrici, meccanici, HVAC) 
      • Tecnici di manutenzione impianti (gruppi di continuità, generatori, sistemi di raffreddamento) 
      • Specialisti di rete e sicurezza fisica/logica Responsabili di turno e coordinamento operativoirecruit+1

    In pratica, un data center da 100 MW non crea centinaia di posti fissi in loco: crea alcune decine di posti altamente tecnici, spesso con turni 24/7 che moltiplicano il numero di operatori rispetto al “numero minimo di postazioni”.[]

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