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Lettera al Presidente

di Mauro Carlo
Zanella
Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha dileggiato una madre, definendola “mammina”, che in una intervista televisiva aveva dichiarato che la figlia piangeva perché voleva andare a scuola per imparare a scrivere.
Il signor De Luca, satrapo della Regione Campania, si dice assai sorpreso che al mondo possa esistere anche una sola bambina che possa piangere perché desidera tornare a scuola con le sue maestre e i suoi compagni e la definisce una bambina Ogm, geneticamente modificata, una sorta di mostriciattolo transgenico che nutrita con “latte al plutonio” elemento chimico tra i più tossici e radioattivi creati dall’uomo.
Probabilmente per il signor De Luca la scuola è sempre e comunque una via di mezzo tra un carcere ed una caserma e quindi tutti i bambini ed i ragazzi dovrebbero esultare per la sua decisione di chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado a tempo indeterminato…
Che problema c’è se si chiudono le scuole? A chi si fa torto?

Io sono un docente di scuola primaria, cioè un maestro di scuola elementare, e insegno da 34 anni.

Io ho visto bambini e bambine piangere l’ultimo giorno di scuola e abitualmente vedo i bambini e le bambine arrivare nelle nostre scuole e nelle nostre classi saltellando perché a scuola incontrano i loro amici con cui giocano e con cui imparano divertendosi. Del resto non esistono più i cortili in cui si scendeva a giocare.
Durante lo scorso lockdown bambine e bambini erano contenti… di poter almeno vedere maestri, maestre, compagne e compagni durante le videolezioni e ci scrivevano per dirci quanto mancasse loro la scuola.
Una bambina mi ha scritto: “Dopo i primi giorni, in cui ero contenta di stare a casa con mamma e papà, ho iniziato ad annoiarmi perché loro erano a casa ma dovevano lavorare molto ed erano nervosi. A me sabato e domenica piaceva stare a casa ma solo perché negli altri giorni andavo a scuola, stare sempre chiusi in casa non è affatto divertente.”
Io credo che le scuole, grazie agli insegnanti ed al personale ausiliario, ai bidelli, a agli Aec, assistenti educativo culturali che supersfruttati seguono in una parte dell’orario i bambini diversamente abili, siano uno dei posti più sicuri per i nostri figli (io sono anche genitore).
Noi seguiamo scrupolosamente, ma con buonsenso  perché se c’è da consolare un piccolo non ci tiriamo certo indietro, le norme anticontagio (distanziamento, areazione, mascherine, sanificazione delle superfici…).
I bambini e le bambine sono molto diligenti nel seguire le regole, per loro e quasi un gioco, e non tanto per paura quanto per senso di responsabilità nei confronti dei genitori e soprattutto dei nonni che sono più esposti alle gravi conseguenze della malattia che, come abbiamo loro spiegato per tranquillizzarli, lascia invece quasi sempre indenni i bambini.
Ad esempio le mascherine si alzano ed abbassano a seconda della distanza interpersonale (fortunatamente nelle mie classi una volta seduti al proprio banco possono levarsela… per poi rimetterla per andare in bagno o per venire da me alla cattedra a correggere i loro compiti o a parlare dei loro problemi).
Nel mio plesso abbiamo avuto finora due classi in quarantena. I due bambini, uno per classe, che sono risultati positivi avevano partecipato ad una festicciola di compleanno in orario extrascolastico,  ma, a tamponi fatti, con nostro grande sollievo, non avevano contagiato nessun altro compagno.
Io ho capito che tanto facilmente questo virus può contagiare tanto è facile, con un po’ di cautela, con poche regole chiare da seguire diligentemente, difendersi o comunque abbattere notevolmente il rischio di contagiarsi.
Ora purtroppo nella mia scuola abbiamo un orario ridotto a sei ore invece delle otto previste per il tempo pieno e così i bambini passano ore con baby sitter, fratelli o sorelle più grandi (ma a volte adolescenti) oppure con i nonni… …soluzione molto rischiosa io credo.
Mancano ancora infatti i docenti che dovrebbero   coprire lei classi e i posti di sostegno, e parlo dei posti previsti dall’organico di fatto o dei supplenti e non dei posti ulteriori e aggiuntivi che ci avevano promesso a seguito della pandemia.
Io credo che proprio durante la pandemia la scuola possa svolgere e già svolge un ruolo educativo essenziale su come vivere in sicurezza, responsabili gli uni degli altri.
Ogni classe è una piccola comunità di insegnanti, bambini e genitori e nel pericolo non si sta da soli ma in comunità, per farsi forza e per aiutarsi.
Dobbiamo combattere la diffusione del virus imparando a convivere con il virus.
I bambini, che in altri Paesi più sfortunati del nostro riescono a giocare persino sotto le bombe, sono bravissimi ad affrontare ogni novità bella o brutta che sia.
L’altro giorno i miei alunni in cortile giocavano ad una nuova versione di acchiapparella e si rincorrevano e si acchiappavano senza toccarsi e senza avvicinarsi troppo, ho sentito che avevano chiamato questo nuovo gioco “acchiappavirus”: non chiedetemi le regole perché non le ho capite, dovete perdonarmi ma sono un adulto.. ma ad ogni modo il gioco funzionava allegramente nel rispetto scrupoloso delle regole anticovid.
Le scuole, perlomeno quella dell’Infanzia, la primaria e la secondaria di primo grado, devono essere le ultime strutture a chiudere e devono resistere fino a che è possibile.
Se verranno meno, per l’esplodere della pandemia, le condizioni minime di sicurezza e saranno quindi necessarie, in alcune zone, città o regioni, misure generalizzate di confinamento in casa, noi insegnanti faremo ovviamente la nostra parte e poiché non siamo luddista faremo, come abbiamo già fatto,  le videolezioni, non ci tireremo certo indietro.
Se la scuola pubblica ha retto finora alla peste neoliberista, che ha massacrato risorse e ridotto al lumicino il personale, lo si deve esclusivamente al senso civico ed etico della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola, docenti e non docenti.
Resisteremo dunque anche al coronavirus, malgrado lorsignori.
Mauro Carlo Zanella, maestro elementare
Roma
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