articoli, recensioni

L’atlante della nostalgia

di Giorgio
Bona

Affiora imponente un mondo in questi quattordici racconti che compongono il libro di Marco Patrone Atlante della nostalgia edito per i tipi di Arkadia (2021).

L’amore, la fedeltà, il rimpianto, il rimorso, sentimenti vivi della vita di tutti i giorni, la vita che si percorre per crescere, diventare adulti, maturi.

C’è un confine sottilissimo tra il vissuto e l’immaginato e, a volte, si crea un’invasione felice dove uno trova accoglienza nell’altro, senza invasione di campo.
Questi racconti seguono esistenze di vite normali, vite in cui le loro piccole storie si confrontano con la storia, dove sofferenze, traumi, ripensamenti hanno condizionato le esistenze, partendo da un’adolescenza in cui si coltivano sogni, passando per il periodo dell’età adulta quando i sogni si dissolvono ma dove anche la vita non ha ancora scritto la parola fine.

Mette le mani avanti Marco Patrone in una sua brevissima introduzione all’inizio del libro invitando il lettore quasi a non sovrapporre l’immagine del protagonista alla sua personale, come se non volesse lasciare l’ingannevole immagine di racconti che hanno in comune qualcosa con la sua vita vissuta.
Niente di tutto questo anche se il protagonista dei quattordici racconti si chiama Marco come lui. Leggendo il libro mi sono fatto questa domanda: c’è un’analogia tra l’autore e il protagonista? Credo che importi poco al lettore, quello che conta è ciò che alla fine queste storie ti lasciano dentro dopo averle lette.

Questo mondo aperto, dinamico, dove le coordinate spaziali e temporali sono chiare e dove l’azione è più un fenomeno mentale che fisico, il rapporto tra finzione e realtà è il perno che si fa arte della parola, rito di iniziazione e analisi.
Ambientare in un mondo in cui sono distanti i legami tra generazioni, dove i mutamenti dentro gli individui sono una costante della vita molto forte, queste storie aiutano a riflettere sui valori che una società che va troppo di corsa sembra lasciare indietro.
Ovviamente il vivido spumeggiare dei sogni ha il suo evidente contraltare perché si contrappone alla mediocrità quotidiana, perché il sogno ti giunge in soccorso per rischiarare le tenebre.

Dentro le pagine qui offerte a chi legge la delusione della cronaca convive con l’illusione della poesia che prende righe dentro questi racconti con un sentimento forte e vibrante.
Marco Patrone sprovincializza il linguaggio con una scrittura ferma, dirompente dentro la roccaforte di un  minimalismo dove traspare l’esigenza del comunicare assurge a una vera liturgia della parola.
È un grande passo in avanti quando la scrittura diventa un luogo privilegiato dell’anima, l’anima intesa nel senso più puro del suo significato, che riesce ad aggrapparsi alla memoria e scendere dentro profondi abissi del passato ed esperienze di vita, un modo vincente contro la dimenticanza e la perdita.

Da una lettura attenta ho avuto la sensazione che il libro di Marco Patrone, che nella sua attività si occupa di sviluppo di prodotti finanziari e assicurativi per una banca che ha la sua sede a Monaco ed è curatore di un blog letterario “Recensireilmondo”, svolga questo compito con un grande slancio fatto parola dopo parola, riga dopo riga.

Atlante della nostalgia non si presenta, come può sembrare, un catalogo di emozioni ma riempie uno spazio straordinario perché dà molte versioni di noi, tutte quelle possibili, quelle vere, giuste e sbagliate dove il filo conduttore è la vita che offre nella narrazione momenti di intensa poesia.

Giorgio Bona

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