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L’asse Italia-Francia: il Trattato del Quirinale

di Alessandro
Scassellati

Draghi e Macron hanno siglato il Trattato del Quirinale per una cooperazione bilaterale rafforzata tra Italia e Francia. Quali sono le implicazioni di questo accordo per i rapporti tra i due Paesi e per il futuro dell’Unione Europea?

Cugini e amici

Il 26 novembre. il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron hanno firmato il Trattato del Quirinale alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella nel corso di una cerimonia svoltasi al Colle. I tre si sono scambiati lunghi abbracci, mentre la Patrouille de France e il suo equivalente italiano, le Frecce Tricolori, sorvolavano la capitale, lasciando nel cielo pennacchi di fumo con i colori dei due Paesi. Tra Draghi e Macron c’è un’intesa particolare. Macron è stato il primo leader con cui l’ex presidente della BCE ha avuto un contatto istituzionale subito dopo la nomina a Palazzo Chigi1. Questa intesa personale è evidente ogni volta che si salutano ai vertici internazionali, come al G20 di Roma, ma anche ai summit europei (Draghi e Macron si sono incontrati sei volte nel solo 2021). Un rapporto stretto che Macron ha esibito davanti alle telecamere anche con lo stesso Sergio Mattarella che molto ha fatto negli ultimi anni per rianimare il rapporto con la Francia2.

Da parte italiana il Trattato, come prevede la Costituzione, è stato firmato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, ma la sede e il nome scelti per finalizzare il nuovo accordo, maturato nel corso di negoziati tra Roma e Parigi iniziati nel 2017 (durante il governo Gentiloni, con il bilaterale di Lione)3, intendono riflettere l’eccezionalità delle relazioni tra Roma e Parigi – pronte a superare alcuni malintesi del passato -, ed evocare il Trattato dell’Eliseo che nel 1963 riavvicinò Francia e Germania. Il testo del trattato di “cooperazione bilaterale rafforzata” verrà poi sottoposto alla ratifica del Parlamento4.

Il trattato di cooperazione rafforzata firmato stamattina segna un momento storico delle relazioni” tra Italia e Francia, “da oggi siamo ancora più vicini” ha detto Draghi nella conferenza stampa a Villa Madama con il presidente Macron dopo la firma del Trattato. E ancora: “Noi, Italia e Francia, condividiamo molto più dei confini, la nostra storia, la nostra arte, le nostre economie e società si intrecciano da tempo. Le istituzioni che abbiamo l’onore di rappresentare si poggiano sugli stessi valori repubblicani, sul rispetto dei diritti umani e civili, sull’europeismo”.

Draghi, che ha ricordato in conferenza stampa Valeria Solesin (“uccisa insieme a tanti francesi e a giovani di altre nazionalità nel vile attentato” del Bataclan a Parigi sei anni fa) ha sottolineato che “la nostra sovranità, intesa come capacità di indirizzare il futuro come vogliamo noi, può rafforzarsi solo attraverso una gestione condivisa delle sfide comuni. Vogliamo favorire e accelerare il processo di integrazione europea». E ha annunciato che “proprio oggi si è concluso un accordo di cooperazione in tema di spazio tra Italia e Francia, frutto di un negoziato intenso che ha portato a questo risultato di successo”. C’è l’impegno comune per lo sviluppo dei lanciatori spaziali Ariane 6 e Vega-C, un settore in cui Roma e Parigi erano concorrenti fino a poco fa.

Negli ultimi mesi i rapporti tra Italia e Francia si sono ulteriormente avvicinati. Cooperiamo sui temi che stanno più a cuore ai nostri Paesi, istituiamo un servizio civile italo-francese, un comitato di cooperazione transfrontaliero, riconosciamo la necessità di una politica di gestione dei flussi migratori condivisa dall’Unione Europea basata su principi di solidarietà e responsabilità” ha aggiunto Draghi nella conferenza stampa con Macron dopo la firma del Trattato.

In conferenza stampa Draghi ha anche rimarcato che “le regole di bilancio in vigore fino alla pandemia, già allora non erano sufficienti, erano regole procicliche che per certi aspetti aggravavano i problemi invece di aiutare a risolverli. Una revisione era necessaria, oggi è inevitabile”, tanto più che “senza un forte sostegno non saremmo passati attraverso la pandemia, non ce l’avremmo fatta”. Di qui l’invito a “correggere il passato” e “disegnare il futuro” con le nuove regole. “Questo va fatto con l’UE e bisogna che i Paesi si dotino di strumenti che li rendano più forti in questa discussione: in questo modo Italia e Francia vogliono procedere”.

Con il Trattato del Quirinale “creeremo una visione geopolitica comune: condividiamo la visione europea e internazionale”, contribuiremo a costruire una “difesa europea comune più forte che contribuisca alla Nato, avremo una cooperazione rafforzata nella lotta contro le migrazioni illegali e i trafficanti, per proteggere le frontiere esterne dell’Europa”. Lo ha evidenziato il presidente francese Macron in conferenza stampa con Draghi, ribadendo che questo Trattato “sancisce l’amicizia profonda che ci unisce”. “Era quasi un’anomalia non avere questo trattato del Quirinale, perché tante cose ci uniscono: le nostre storie, le nostre culture, i nostri artisti” . “Paesi fondatori dell’Unione, primi firmatari dei trattati (…) , difendiamo un’Europa più integrata, più democratica, più sovrana”, ha sottolineato Macron. A sua volta, Draghi ha elencato in un tweet in italiano che “Tra i nostri padri politici ci sono Jean Monnet e Robert Schuman, Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi. Da Stendhal a Umberto Eco, da Mastroianni a Belmondo a Claudia Cardinale, siamo pieni di ricordi e riferimenti comuni”.

Dalla politica europea alla sicurezza: i capitoli dell’accordo

Numerosi i temi bilaterali (11, una vera e propria “lista della biancheria”) cui fa riferimento il Trattato del Quirinale: dalla politica europea e a quella internazionale – con un’attenzione particolare al Mediterraneo e all’Africa, fondamentali per posizione geografica e interessi strategici -, difesa, sicurezza, cooperazione transfrontaliera, economia, industria, spazio, transizione ecologica e digitale (tra cui 5G, intelligenza artificiale e cloud computing, batterie elettriche, semi-conduttori e idrogeno), cultura5, istruzione, università, ricerca, giovani.

Nel concreto, d’ora in poi, Italia e Francia si consulteranno periodicamente – anche prima di ogni Consiglio Europeo – per determinare un’agenda comune, e terranno un vertice governativo bilaterale ogni anno, tradizione interrotta prima dalla profonda crisi tra Roma e Parigi ai tempi del Conte 1 (quando l’attuale ministro degli Esteri Luigi Di Maio incontrava un leader dei gilet gialli e li sosteneva contro Macron, mentre ora si dichiara pentito e in Francia voterebbe per Macron)6 e poi dal CoVid-19.

Da questo punto di vista, si punta a rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia anche con la partecipazione periodica di uno o più ministri di un governo a un Consiglio dei Ministri dell’altro governo, sul modello del Trattato di Aquisgrana/Aix-la-Chapelle firmato il 22 gennaio 2019 da Macron e Merkel per la cooperazione bilaterale franco-tedesca che è succeduto, ampliandone i contenuti (soprattutto nei campi della sicurezza e difesa), al Trattato dell’Eliseo, firmato nello stesso giorno del 1963 da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer. Almeno una volta ogni trimestre un ministro italiano parteciperà a un consiglio dei ministri del governo francese e viceversa. I ministeri collegati ai settori inclusi nel Trattato avranno il compito di coordinarsi con i loro omologhi, mentre i ministeri delle finanze e dello sviluppo economico di entrambi i Paesi si impegneranno a lavorare più da vicino nei “forum” sull’industria e sull’economia. Comunque, una formula più leggera di quanto previsto dal Trattato di Aquisgrana: in questo caso i due governi convocano consigli dei ministri comuni regolarmente. Mentre Draghi sta cercando di aprire nuovi spazi di manovra per l’Italia, il Trattato rafforzerà soprattutto la posizione della Francia in Europa, che diverrà l’unico Paese europeo a poter beneficiare contemporaneamente di due patti di cooperazione rafforzata.

Il Trattato prevede anche un servizio civile congiunto già evocato lo scorso luglio in occasione della visita di Mattarella a Parigi. Tra gli altri elementi, una cooperazione transfrontaliera tra le due polizie – argomento che in passato aveva causato non poche incomprensioni, specialmente nella gestione dei migranti a Ventimiglia o Bardonecchia nel marzo del 2018 (con la presenza di agenti francesi alla caccia dimigranti) e ancora oggi con vari episodi di repressione al colle di Monginevro – in un momento in cui l’Italia cerca una sponda sugli sbarchi e Macron è sempre più convinto che, oltre a rafforzare le frontiere esterne dell’Europa, sia necessaria una riforma di Schengen per la quale si adopererà nell’imminente semestre francese di presidenza del Consiglio Europeo.

Presidenza di turno che Parigi intende coordinare con Roma. La storia presente spinge Parigi e Roma dalla stessa parte della barricata, entrambe interessate a riportare il tema dei flussi dal Mediterraneo sui tavoli decisionali europei (però, questo non succederà prima delle presidenziali francesi), malgrado il grosso delle attenzioni di questa fase si stia concentrando sulle tensioni al confine orientale dell’Unione. “Italia e Franca sono Paesi di prima accoglienza ogni giorno – dice Macron – ma dobbiamo prevenire questi movimenti, il modello sociale europeo non è compatibile con tutto ciò. Vengono da noi perché abbiamo un modello sociale migliore. Ma, non si può essere umanisti senza regole”. Il Trattato prevede la nascita di un comitato di cooperazione transfrontaliero: “Riconosciamo la necessità di una politica di gestione dei flussi migratori condivisa dall’Unione Europea basata su principi di solidarietà e responsabilità”.

Le implicazioni del Trattato

Nonostante che negli ultimi anni Italia e Francia abbiano avuto obiettivi in competizione su migrazione, Libia7, progetti industriali e altri temi, il Trattato è stato firmato in un momento politico molto delicato per entrambi i Paesi e per il futuro dell’Unione Europea. Mario Draghi è il politico più evocato per la successione a Sergio Mattarella al Quirinale8, mentre Macron si trova alla vigilia di due appuntamenti importanti, da un lato, le elezioni presidenziali di aprile e, dall’altro, il semestre di presidenza francese dell’UE che inizia a gennaio e su cui Macron punta molto anche in relazione ad una sua rielezione.

Macron trova in Draghi una sponda autorevole (considerato una garanzia di capacità politica, tecnica ed economica) per rafforzare la sua campagna elettorale per le presidenziali. Draghi trova nell’alleato francese un ponte per rafforzare i legami dell’UE con gli USA, ma anche l’alleato più pesante e prezioso per disegnare l’Europa del futuro, a partire dalla revisione del Patto di Stabilità, appunto.

D’altra parte, con l’uscita di Angela Merkel dalla vita politica, l’Unione Europea si trova nel bel mezzo del riassestamento della sua leadership. Macron ha tenuto a rassicurare che, con la firma del bilaterale Italia-Francia, non siamo di fronte ad una riduzione dello storico traino franco-tedesco (la Francia non sta cercando “vie alternative“, ma complementari, alle relazioni franco-tedesche dopo il ritiro di Angela Merkel, per rilanciare l’Unione Europea). “In Francia si dice che quando le cose vanno male con la Germania, si guarda all’Italia. Ma non funziona così: l’Europa si costruisce a 27, non bisogna cercare nelle diverse alleanze i sostituti di uno o dell’altro, sono rapporti che si completano e si rafforzano”, ha detto Macron.

Ma, è anche vero che il protagonismo e l’attivismo di Macron è stato ricevuto dalla Merkel con una passività che ha finito per affossare tutte le sue proposte di cambiamenti istituzionali ed organizzativi dell’Unione Europea, e in particolare dell’Eurozona, tesi a costruire un’Europa “sovrana, unita e democratica”. Negli ultimi quattro anni, Macron ha fatto una serie di proposte – come quella di arrivare ad avere un ministro delle Finanze dell’Eurozona e un bilancio federale “di alcuni punti di PIL” dell’area euro per investimenti, che completi la struttura istituzionale e faciliti l’azione della BCE, rafforzando anche l’integrazione democratica – sono state sostanzialmente ignorate da Merkel, abituata alla politica del navigare a vista, dei tentennamenti, delle mediazioni e del prendere tempo9.

Ma, il fatto che l’Europa si ritrovi anche in piena rivoluzione della sua governance economica, accelerata dalla pandemia, assicura all’intesa italo-francese un’energia concreta. Nel Trattato viene citata la necessità di estendere l’uso della maggioranza qualificata nel Consiglio UE. Draghi e Macron fanno fronte comune su tanti dossier, a partire dalla difesa comune europea(a anni, Macron esorta gli europei a dotarsi di una “maggiore capacità di azione”: “Gli europei oggi devono comprendere che potrebbero presto trovarsi esposti alla ripresa di una corsa agli armamenti sia convenzionali sia nucleari, sul loro suolo. Non possono limitarsi al ruolo di spettatori. Ridiventare il terreno di scontro di potenze nucleari non europee non sarebbe accettabile. In ogni caso, io non lo accetto” (7 febbraio 2020). È inevitabile che l’Unione Europea debba ripensare la propria strategia di difesa, tenendo conto della capacità di dissuasione nucleare che la Francia è disposta ad offrire. “La nostra sicurezza passa per una più grande capacità di azione autonoma degli europei”, sostiene Macron, che pensa a una partecipazione UE ai negoziati sugli arsenali atomici.)). “L’obiettivo che stiamo perseguendo… è avere un’Europa più forte e sovrana… un’Europa che sappia proteggere i propri confini e difendersi“, ha detto Macron, che è un fautore della cosiddetta “autonomia strategica” dell’Unione Europea10.

Ma, è soprattutto sulla revisione delle regole del Patto di Stabilità, quei vincoli stringenti sulle percentuali del debito e del deficit oggi sospesi per la pandemia, che l’alleanza tra Roma e Parigi acquista una valenza particolare. Poiché entrambi i Paesi sono fortemente indebitati, hanno un interesse comune nello spingere l’UE a stabilire una politica di allentamento in materia di debito e deficit pubblici. Anche perché c’è una scadenza ravvicinata: la consultazione tra gli Stati Ue sulle nuove regole dovrebbe partorire un risultato prima della riattivazione del Patto nel 2023. Secondo il Trattato, Roma e Parigi dovrebbero coordinarsi prima dei vertici del Consiglio Europeo o di altri incontri dell’UE per cercare di concordare una posizione comune, un processo che già avviene tra Francia e Germania. Non è un caso, quindi, che il commissario europeo all’Economia, l’italiano Paolo Gentiloni, ha salutato su Twitter un accordo franco-italiano che “rafforza l’intera Unione europea in una fase di storica transizione“. La sfida è raggiungere nel 2022 un compromesso e immaginare un nuovo Patto di stabilità per non ingessare gli investimenti per la crescita e difendere il principio del debito comune europeo.

Se ieri la revisione delle regole fiscali era necessaria, oggi è inevitabile”, ha affermato Draghi in conferenza stampa. Il ragionamento chiama in causa il nuovo governo tedesco guidato dal socialista Olaf Scholz in partnership con i Verdi e i Liberali. Questi ultimi, col ministro delle Finanze Christian Lindner, sono i propugnatori dell’ordoliberismo e del regime di austerità, come una parte rilevante dell’opinione pubblica in Germania. La realtà della pandemia spinge per una riformulazione della governance economica europea. “Già prima della pandemia, da quando è iniziata la crisi finanziaria [del 2008], le regole in vigore avevano dimostrato la loro insufficienza”, dice Draghi. Si tratta di prendere atto che “senza un forte sostegno dello Stato, non saremmo passati attraverso la pandemia e non ce la avremmo fatta11.

Da questo punto di vista, la posizione dei liberali tedeschi appare più debole di quanto si possa pensare, dal momento che insistono sul pareggio di bilancio senza considerare che anche la Germania, se vuole rimanere competitiva, dovrà investire rilevanti risorse economiche nella transizione ecologica e digitale12. A questo proposito Draghi ha fatto notare che: “Anche in futuro, per via degli investimenti contro i cambiamenti climatici, per la transizione digitale e tecnologica, le nuove regole devono riflettere un passato che bisogna correggere e un futuro che bisogna disegnare”. Con il Trattato, Francia e Italia avvertono la Germania e i cosiddetti Paesi frugali” Olanda, Austria e Paesi baltici e nordici) che sarà necessario trovare un accordo comune su nuove basi.

D’altra parte, un ”asse” franco-italiano, è già stato attivo nella UE per convincere la Germania e i “frugali” ad accettare il piano di rilancio (NGUE-PNRR) di 750 miliardi, creando un provvisorio debito pubblico europeo, per uscire dalla crisi causata dal CoVid-19. Un fronte comune che dovrà attivarsi di nuovo con l’arrivo del liberale anti-debito Christian Lindner alle Finanze in Germania. A poche settimane dall’inizio della sua presidenza di turno della UE, Macron sta preparando un documento da portare a Bruxelles entro dicembre, in cui coinvolgere Italia, Germania, Spagna e Olanda, con proposte concrete sui temi come il fiscal compact13 e la golden rule verde e digitale14. L’obiettivo è di mettere assieme un nocciolo duro di Paesi che possa superare veti e resistenze15.

La cooperazione industriale sarà una delle cartine di tornasole per capire se il nuovo Trattato è più che simbolico. La presenza del ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire a Roma, con Macron, sembra puntare in quella direzione. Con il Trattato, i due Paesi si sono impegnati a favorire “l’investimento reciproco” e a definire “strategie comuni sui mercati internazionali“. La politica industriale dell’Europa è stata tradizionalmente dominata dal binomio franco-tedesco – che spesso ha fissato l’agenda industriale dell’UE elaborando piani di investimento congiunti o spingendo insieme per le riforme – mentre il rapporto industriale franco-italiano è stato spesso teso, con offerte pubbliche di acquisto su “gioielli di famiglia” industriali su cui è stato posto il veto su entrambi i versanti delle Alpi16 (anche se i francesi si sono comunque comprati buona parte delle principali aziende italiane dei settori della moda, dell’alimentare e della GDO, mentre da tempo esiste la STMicrolectronics che opera nei semiconduttori e FCA e Peugeot si sono fuse creando Stellantis, nonostante alcune preoccupazioni italiane sulla partecipazione del governo francese). La fallita acquisizione dei Chantiers de l’Atlantique francesi da parte dell’italiana Fincantieri nel gennaio di quest’anno e le tensioni che circondano una possibile vendita di alcune parti del gigante della difesa italiana Leonardo al consorzio franco-tedesco KNDS mostrano che la rivalità industriale franco-italiana è ancora viva. Tra l’altro, la firma del Trattato avvenuta a poche ore da un consiglio di amministrazione apparentemente decisivo di Tim sull’offerta del fondo americano KKR, che cerca di estromettere la francese Vivendi.

I legami economici tra i due Paesi sono molto forti, soprattutto in termini di scambi (la Francia è il secondo partner commerciale dell’Italia dopo la Germania), ma quando si tratta di investimenti, la bilancia pende a favore della Francia. La Francia è stata il primo investitore straniero in Italia nel 2019, mentre gli investitori italiani si sono classificati all’8° posto in Francia, secondo il ministero dell’Economia francese. Lo scorso anno una commissione parlamentare per la sicurezza nazionale aveva addirittura messo in guardia contro “una crescente e pianificata presenza di operatori economici e finanziari di origine francese nella nostra economia” che potrebbe sfociare in decisioni industriali contrarie agli interessi nazionali.

Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei del governo Gentiloni ed europarlamentare eletto in Renew Europe (il partito di Macron), ma che rimane un membro di Italia Viva di Renzi, ha lavorato al trattato durante il governo Gentiloni, e in seguito come consigliere di Macron (insieme con Alain Minc). Gozi ha affermato che il rapporto più strutturato potrebbe aiutare a evitare malintesi tra i due Paesi che “presumono di conoscersi bene“, ma hanno “un sacco di preconcetti l’uno sull’altro“. Le divisioni che sono state spesso affrontate troppo tardi hanno dimostrato la necessità del trattato, ha affermato Gozi. “La Libia è stata una lezione. A causa della competizione e del disaccordo [tra Parigi e Roma] tutti hanno perso, mentre russi e turchi sono entrati in gioco“, ha aggiunto.

Il patto italo-francese stabilisce una convergenza anche sul tema della difesa comune europea, un progetto da sempre sostenuto dalla Francia e sul quale però sta maturando una sorta di convergenza europea, dopo le tensioni con gli Stati Uniti in seguito agli anni dell’unilateralismo dell’amministrazine Trump, al disordinato ritiro dall’Afghanistan, alla firma del trattato AUKUS tra USA, Australia e Regno Unito (che ha tagliato fuori la Francia), e con la recente escalation delle tensioni con la Bielorussia al confine polacco. “Serve una difesa comune europea”, ha sottolineato Draghi.

 

Alessandro Scassellati

  1. Macron aveva fatto un bellissimo discorso d’addio quando Draghi aveva lasciato la presidenza della BCE.[]
  2. Mattarella era andato in Francia per i 500 anni di Leonardo nel maggio 2019 e aveva spinto in favore del vertice bilaterale di Napoli nel 2020.[]
  3. Pochi mesi dopo che Draghi si era insediato al governo, i francesi hanno offerto un ramoscello d’ulivo, dando il via libera per l’estradizione di 10 terroristi condannati nei cosiddetti anni di piombo – la violenza politica negli anni ’70 – e hanno aperto la strada alla cooperazione e al dialogo.[]
  4. Giorgia Meloni, la leader dell’opposizione di estrema destra Fratelli d’Italia, ha criticato il governo per non aver coinvolto il Parlamento nei negoziati e ha accusato il centrosinistra italiano di essere “il portavoce degli interessi francesi in Italia“. Ma, la Lega, che fa parte della coalizione di governo e ha il portafoglio dell’industria, è più positiva. “La Lega è sempre dalla parte dell’interesse nazionale“, ha osservato l’onorevole Formentini. “È nell’interesse nazionale parlare tra di noi, soprattutto quando si tratta della stabilizzazione del Mediterraneo e della migrazione”. Anche la destra francese è stata cauta. Marine Le Pen ha indicato il trattato come prova che gli attori principali sulla scena internazionale sono nazionali, non l’UE. “In realtà mi sembra un altro segno del grande ritorno delle nazioni e delle relazioni bilaterali tra Paesi sovrani”, ha detto al Corriere della Sera in una recente intervista.[]
  5. Il legame culturale già forte tra Francia e Italia dovrà essere approfondito, scrive il Trattato, allo scopo di favorire la circolazione delle creazioni e delle produzioni e per accompagnare l’evoluzione digitale del settore. I governi s’impegnano a facilitare le coproduzioni di opere cinematografiche, audiovisive e nelle arti sceniche, e a valutare la possibilità della loro distribuzione attraverso una piattaforma culturale comune. Il patto bilaterale vuole favorire la mobilità degli artisti e degli autori, attraverso lo sviluppo di residenze come ai tempi del Grand Tour di celebri intellettuali.[]
  6. Poco prima, Matteo Salvini, ministro dell’Interno, aveva scatenato una guerra contro Parigi su confini e immigrazione, chiedendo le dimissioni del presidente francese. Per protestare, Parigi avevatemporaneamente richiamato il suo ambasciatore in Italia, Christian Masset: manifestazione della più grave crisi diplomatica tra i due Paesi dal 1945.[]
  7. È bene ricordare che l’attacco militare nel 2011, accelerato da Sarkozy e contrastato da Berlusconi, alla fine l’Italia era stata costretta ad assecondarlo dopo l’approvazione della Nato. La guerra sull’energia tra le due aziende di Stato Total ed ENI è continuata fino ad oggi. E i due Paesi hanno scommesso su due figure diverse nella guerra civile libica degli ultimi anni, con la Francia che si schierata dalla parte del generale Haftar, espressione della Cirenaica, mentre l’Italia quella del primo ministro al-Serraj, espressione della Tripolitania e alla guida del governo riconosciuto dall’ONU.[]
  8. Ma, Draghi potrebbe scegliere di giocare un’altra partita, tutta di governo; prima in Italia, fino al 2023, e poi europea, al vertice dell’Unione, dal 2024, con il sostegno di Parigi.[]
  9. Nel suo primo discorso al Parlamento Europeo di Strasburgo (17 aprile 2018), la città tornata alla Francia con il Trattato di Versailles nel 1919 e dal 1945 simbolo della riconciliazione franco-tedesca, Emmanuel Macron aveva sottolineato che quello in cui stiamo vivendo “non è un periodo normale” perché “sta emergendo una sorta di guerra civile europea” e “stanno venendo a galla i nostri egoismi nazionali e il fascino illiberale” di Orbán e degli altri “sovranisti cristiani” (fautori di un cristianesimo senza Cristo), con un continente diviso “tra Est e Ovest, tra Nord e Sud, tra Paesi piccoli e grandi”. Macron ha evocato anche i rischi della vera guerra, ricordando a quanti che – come lui – non l’hanno vissuta, il rischio di “diventare la generazione dei sonnambuli, che si sta permettendo il lusso di dimenticare quello che i predecessori hanno vissuto” e superato proprio con l’Unione Europea. In questo complesso contesto politico generale, Macron si è candidato ad essere l’Alexander Hamilton europeo, sostenendo la necessità di una federalizzazione fiscale e politica per affermare la “sovranità europea”, ossia una “Europa qui protège“, un’Europa che protegge gli interessi e valori condivisi – attraverso più ridistribuzione e condivisione del rischio nella zona euro (come alternativa all’austerità neoliberista dell’Europa “competitiva” merkeliana) – contro le minacce interne del populismo nazionalista e le minacce esterne (dalla Russia alla Cina, all’America di Trump, ai cambiamenti climatici, alle migrazioni di massa, alla rivoluzione digitale). Secondo Macron, in un mondo di giganti, l’Europa deve essere un gigante, altrimenti se gli europei saranno separati verranno pesantemente calpestati. Nella “Dichiarazione di Meseberg” del 19 giugno 2018, Macron e Merkel avevano concertato che fosse tempo di fornire all’Eurozona un suo budget, ossia una capacità fiscale autonoma, separata dalle politiche di bilancio degli Stati membri. Macron riteneva che solamente attraverso un’autonoma capacità fiscale di Bruxelles sarebbe stato possibile avviare politiche anticicliche tese “a stimolare la crescita attraverso investimenti, ricerca e sviluppo, innovazione e capitale umano“, che aiutino la crescita sostenibile dal versante della domanda.[]
  10. Il Trattato impegna Francia e Italia a rafforzare il “pilastro europeo” della Nato (che qualche anno fa Macron ha definito “cerebralmente morta”) nel nuovo partenariato strategico. Una delle novità più importanti del Trattato è il Consiglio italo-francese di difesa e sicurezza, che riunirà i ministri di Esteri e Difesa e si occuperà di lotta contro il terrorismo, controllo degli armamenti, sfide energetiche, minacce ibride e disinformazione. Nel Trattato bilaterale si punta anche a sviluppare la cooperazione tra industrie della difesa (spesso in competizione tra loro) con nuove “alleanze strutturali” e “partnership bilaterali”.[]
  11. La diffusione della pandemia ha creato una situazione di crisi che ha reso necessario un tempestivo intervento pubblico per sostenere il settore sanitario e l’economia nel suo complesso. I cittadini si sono aggrappati allo Stato come ad un salvagente in un mare in tempesta. Politici e Stati sono stati costretti a compiere una torsione violenta, ad agire in modi che solo poche settimane prima sembravano impensabili. Come ha affermato Macron il 12 marzo 2020, la pandemia ha rivelato che ci sono beni e servizi che devono essere collocati al di fuori delle leggi del mercato. L’ortodossia fiscale, la tradizionale politica neoliberista di austerità, è stata abbandonata, almeno temporaneamente, per praticare un attivismo fiscale che ha fatto crescere il ruolo economico dello Stato con una sorta di “keynesismo di guerra”. Attraverso misure di spesa d’emergenza in deficit, garanzie, prestiti, aiuti finanziari ed erogazioni a fondo perduto da parte dello Stato, blocco dei licenziamenti, nazionalizzazioni (tese ad evitare la bancarotta di alcune grandi aziende) e norme anti-scalate ostili di aziende nazionali considerate strategiche, si è cercato di compensare l’improvvisa e colossale crisi nell’attività economica, tentando di salvare e tutelare imprese e posti di lavoro. Lo Stato ha cercato di tenere in coma farmacologico l’economia (con espedienti di natura monetaria e fiscale) in attesa che si ricreassero le condizioni sanitarie per farla ripartire ed è arrivato a pagare fino al 60-90% dei salari dei lavoratori che le aziende avevano sospeso a zero ore senza licenziarli (si stima che questi programmi di sostegno abbiano raggiunto almeno 54 milioni di lavoratori nell’Unione Europea). Ha dovuto aiutare i salariati, i lavoratori autonomi, i contadini, le famiglie e le imprese allo scopo di evitare l’implosione del sistema ed impedire che la pandemia causasse più poveri che morti, provocando una grande esplosione di rabbia popolare. Questo anche se coloro che avevano un impiego intellettuale ben remunerato (white collar workers) spesso hanno dovuto affrontare solo i fastidi del telelavoro da casa (ridefinito smart-working), mentre i lavoratori meno pagati e tutelati, che lavoravano in settori considerati “essenziali”, hanno conservato il loro impiego spesso a rischio della vita, come le badanti e gli operatori sanitari, ma anche i magazzinieri, i camionisti, i marinai, gli addetti della grande distribuzione, i lavoratori delle filiere agro-alimentari, gli addetti alle pulizie. A loro è stato chiesto di sacrificarsi in nome del primato dell’economia.[]
  12. Il nuovo governo di Berlino dovrebbe essere più concentrato sulla politica interna, soprattutto all’inizio del suo mandato, e sia Parigi che Roma sono desiderose di approfondire le relazioni in un periodo offuscato dall’incertezza economica, dalla pandemia, da una Russia più assertiva, da una Cina in ascesa e dagli USA sempre più disimpegnati dall’area Europa-Mediterraneo e volti verso quella Asia-Indo-Pacifico.[]
  13. Si tratta di modificare la “regola del ventesimo”, per cui ciascun Paese è costretto a ridurre lo stock di debito eccedente la soglia del 60% del PIL. La Francia vuole proporre una differenziazione dei percorsi di riduzione, permettendo a ciascuno Stato membro di concordare con la Commissione un percorso “su misura” pluriennale di riduzione dello stock di debito pubblico sulla base di un piano che Bruxelles dovrebbe monitorare periodicamente.[]
  14. Ovvero, un trattamento differenziato della spesa pubblica per investimenti nella transizione verde e digitale.[]
  15. Da tempo, Macron, pensando innanzitutto all’asse franco-tedesco (esteso all’Italia e agli altri Paesi fondatori della CEE), parla di “un’avanguardia capace di realizzare un’integrazione più ambiziosa”. “Abbiamo bisogno di tracciare una strategia per i prossimi 10 anni per fare dell’Europa una potenza in tutti i settori, ma in 27 non saremo in grado di realizzare un obiettivo così ambizioso. Dobbiamo cambiare metodo e smettere di aspettare che tutti siano pronti. Chi non lo è non può fermare gli altri.” Una strategia di riforma e rilancio del progetto europeo illustrata da Macron in una serie di grandi discorsi accuratamente organizzati ad Atene, al Parlamento europeo, alla Sorbona e al ricevimento del premio Carlo Magno ad Aquisgrana, che però continua a svilupparsi all’interno della logica intergovernativa incarnata dalla leadership esercitata dai governi di alcuni grandi Paesi – Germania, Francia, Italia e Spagna – e in cui le istituzioni comunitarie sovranazionali finiscono, come è già accaduto finora, per avere un ruolo marginale, poco più di un segretariato esecutivo di decisioni prese altrove.[]
  16. Gli anni del Conte 1 sono stati quelli in cui le aziende francesi cercavano di prendere il controllo di Mediaset e di TIM. Nel pieno della prima ondata pandemica il governo italiano aveva esteso la disciplina del golden power anche ai soggetti intra-UE[]
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