La rabbia del Sud

di Natale
Cuccurese

Ranieri Guerra dell’Oms proprio lo scorso venerdì mattina aveva messo sull’avviso della possibilità di rivolte armate nel caso di nuovo lockdown, giudicato da lui inutile, ma il presidente campano De Luca poche ore dopo ha spinto al massimo la provocazione nei confronti del popolo campano già in ginocchio dal lockdown della scorsa primavera, fra l’altro giudicato inutile al Sud dal CTS, senza proporre contemporaneamente soluzioni e supporti concreti al disagio economico e sociale di larghi strati della popolazione.

La mancata soluzione della Questione meridionale, che su queste pagine abbiamo già più volte approfondito, acuita in questi ultimi anni da crisi di finanziamenti e contemporanei scippi di risorse a favore del Nord, avvenuta grazie alla visione miope di governi e presidenti regionali senza gloria, ha aggiunto in questi ultimi mesi rabbia e rancore alla miscela esplosiva. 

Il Sud, non da oggi, è una polveriera e i cittadini del Sud non ci stanno più ad essere considerati di serie B, in base al solo pregiudizio lombrosiano, in contraddizione ai diritti costituzionali e pur pagando le stesse tasse di quelli del Nord. 

Ormai su questo fronte il re è nudo.

Reddito per tutti, blocco di sfratti e licenziamenti, ristori immediati alle attività produttive piccole e medie, definizione immediata dei Lep, sono i primi provvedimenti da prendere urgentemente da parte del governo se non vuole assumersi il rischio che i fuochi della protesta si estendano presto a tutto il Mezzogiorno e non solo, come infatti sta già accadendo anche a Milano e Torino. Ricordiamo che Napoli storicamente ha sempre anticipato le tendenze, anche politiche, in Italia e in Europa. Non è un caso che Napoli è l’unica città italiana dove nei secoli passati sono scoppiate delle rivoluzioni.

La sinistra non faccia lo stesso errore di 50anni fa a Reggio Calabria, lasciando la giusta protesta di pacifici cittadini esasperati dall’assenza storica dello Stato nelle mani delle violenze della destra eversiva e di organizzazioni criminali.

Si condannino ovviamente senza esitazione le violenze di minoranze organizzate, di varia natura, infiltrate in cortei di pacifica protesta, a Sud come a Nord, e si prendano le giuste distanza da complottisti e negazionisti, anche questi presenti fra i manifestanti, ma non si generalizzi troppo, visto che quello che accade oggi è anche il frutto avvelenato di consapevoli scelte degli ultimi governi a favore di una sola parte del Paese e contro gli interessi di intere classi di tutto il Paese. L’ultima scelta scellerata delle tante è il Regionalismo, che ha mostrato con questa emergenza pandemica soprattutto nella sanità tutti i suoi limiti e contraddizioni, eppure si vorrebbe ancora continuare sulla strada della “secessione dei ricchi” a beneficio esclusivo delle classi imprenditoriali e delle Regioni “locomotive del Nord”, che oltretutto ora stanno deragliando miseramente avendo impoverito il mercato interno che ne assorbe le merci.

E’ su questo fronte che il Presidente De Luca dovrebbe operare, vista anche la magra figura rimediata dopo le proteste di piazza a Napoli che lo hanno costretto a tornare rapidamente sui suoi passi e a revocare il coprifuoco. Forse sarebbe il caso di iniziare a battere i pugni all’interno della Conferenza Stato-Regioni affinché la Campania riceva ciò che gli spetta e che da sempre gli è negato, anzichè continuare ad aizzare gli animi con dirette Facebook dai toni decisi e ormai poco graditi ad una maggioranza di cittadini esasperati dalla mancanza di concrete risposte al proprio disagio. Napoli ora chiede il conto e fa bene.

L’augurio è che il governo non pensi solo a reprimere cittadini esasperati dalla crisi economica e sanitaria. La violenza ricercata da poche frange non può infatti cancellare o portare a reprimere le giuste rivendicazioni di tantissimi. Sarebbe un grave errore, forse l’ultimo per un Paese sempre più sull’orlo della balcanizzazione.

Nel frattempo il governo, dopo la paralisi di iniziative sul fronte Covid dei mesi estivi, si mostra impreparato dall’arrivo della (prevista) seconda ondata del virus, sia sul fronte sanitario sia su quello dei trasporti e della scuola, certificando così il proprio fallimento tramite l’ennesimo Dpcm che prevede solo chiusure a pioggia dopo che la diffusione del virus è ormai fuori controllo.

La situazione nell’intero Paese è sempre più grave, drammatica nel Mezzogiorno dove le strutture sanitarie, da anni sottofinanziate, presto non saranno più in grado di opporsi adeguatamente all’ondata dei contagi. Sale sempre più la tensione nella “polveriera Mezzogiorno”, se troverà nel Covid la scintilla che ancora mancava per l’esplosione finale dipenderà solo dalle prossime mosse del governo. 

,
Diario dalla Gran Bretagna infelix
Una diversa “governance” territoriale per gestire il futuro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.

Menu