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La morte di Winckelmann a Trieste

di Marino
Calcinari

L’8 giugno 1768 moriva a Trieste, allora città e porto dell’Impero austriaco, in tragiche circostanze, lo storico, bibliotecario ed archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann.
Nativo di Stendal nella Sassonia era arrivato in Italia per recarsi a Roma ed era giunto a Trieste per trovare una nave che lo portasse ad Ancona e da lì proseguire il viaggio verso la Città Eterna.
Non poteva immaginare che il suo viaggio avrebbe avuto fine in una locanda di Piazza san Pietro. .

Da tempo il suo nome era famoso, aveva scritto un testo su “La storia dell’Arte”, era un punto di riferimento importante dell’Accademia delle Belle Arti di Vienna e godeva del sostegno del principe Kaunitz. Una serie di inverosimili circostanze furono all’origine della tragedia che lo coinvolse.
L’incontro con l’empio Francesco Arcangeli, un disoccupato pistoiese, che seppe astutamente raggirarlo -e non è da escludere un approccio sessuale tra i due-oltre che una totale mancanza di avvedutezza e prudenza gli furono fatali.
Lo storico Domenico Rossetti, autore di un dettagliata narrazione che riversò nelle pagine di un libro nel 1823- “ IL SEPOLCRO DI WINCKELMANN IN TRIESTE-,ne era convinto. E quelle pagine, confermano l’eccezionalità della vicenda. Certo poi l’Arcangeli venne rintracciato, processato e condannato a morte, dopo aver confessato il delitto, compiuto anche per impadronirsi di alcune medaglie ed oggetti di valore che il Winckelmann portava con sé ma ormai l’Impero, il mondo dell’arte, della cultura e della letteratura, avevano perso uno dei migliori testimoni della sua epoca. A Roma venne edificato un Cenotafio sul Panteon in sua memoria.

“Vita mortuorum in memoria posita est vivorum” scrisse Cicerone.

Di Arcangeli sappiamo che fu uno sbandato, un furfante giramondo che dalla Toscana si era spinto in Austria, a Presburgo ( Bratislava), poi aveva cercato fortuna a Vienna e a Graz e che si era sposato con una certa Giovanna Rachael, e certamente l’incontro con Winckelmann fu casuale, si incontrarono nella Locanda di Piazza san Pietro ( oggi piazza Unità) all’ora di pranzo.
Da uno scambio di parole tra i due, dalla sospinta curiosità – che poi divenne cupidigia e brama di possesso- prese moto un meccanismo che trasformò l’avventuriero in spietato omicida.
Per impadronirsi del denaro e delle cose che Winckelmann portava nel suo bagaglio, Arcangeli lo pugnalò ben cinque volte, All’interno della stanza della locanda in cui lo storico aveva preso alloggio mentre attendeva di imbarcarsi.. Fu un delitto premeditato, come le forze dell’ordine ebbero poi a dimostrare : l’Arcangeli infatti era andato a comprare il coltello in un negozio del Centrocittà, ed in una merceria aveva comprato lo spago per farne un cappio.
Voleva strangolare ed uccidere una persona innocua che gli aveva, oltretutto, pagato due volte il pasto alla locanda. In sede di processo la cameriera Eva Tusch, che era addetta alla pulizia delle camere dell’albergo, ebbe a ricordare come i due avessero fatto la colazione insieme, ed anche un’altra cameriera, Teresa Baumeister confermò che i due parevano essere amici, eppure alle ore 9.45 di quel fatidico 8 giugno il Winckelmann veniva gettato a terra dall’Arcangeli e raggiunto da cinque pugnalate. Ciononostante riuscì a divincolarsi ed a fuggire, apparendo insanguinato sulla balaustra del primo piano, stravolto e agonizzante mentre sotto nella sala da pranzo alcuni ospiti stavano facendo colazione.

Il 9 giugno le spoglie mortali di Winckelmann vennero consegnate al sacrestano della Chiesa di san Sebastiano, Valentino Perusich e il giorno dopo furono traslate nello spazio cimiteriale davanti alla Cattedrale di san Giusto dove oggi c’è il cenotafio.
Allora nessuno diede peso a quel fatto di sangue ed a quanto ne seguì. La città ignorò del tutto l’avvenimento. Winckelmann, le sue spoglie erano destinate all’oblio di una fossa comune, e solo cinquant’anni dopo , nel 1823 Domenico Rossetti intervenne per commemorare il fatto pubblicando il libro “Il sepolcro di Winckelmann” in Trieste con una dettagliata biografia del fondatore e teorico del neoclassicismo. E proponendo la costruzione di un cenotafio

Ricordiamo allora lo scopo della sua vita con le parole usate da Goethe in una lettera a Raphael Mengs, pittore e critico d’arte: ” Siccome pertanto non è possibile di versare lungo tempo fra le opere di belle arti, e di contemplarle continuamente, senza trovare ch’esse derivino non solo da diversi artisti, ma da diverse epoche ancora, e che tutte le considerazioni del luogo, dell’età, del merito individuale debbono essere fatte complessivamente, così trovo pure Winckelmann col suo buon senso,che qui stava il perno di tutte le cognizioni dell’arte. S’attenne egli dapprima al più sublime che egli divisava di rappresentare in un trattato DELLO STILE DELLA SCULTURA AI TEMPI DI FIDIA. Ma presto si innalzò egli sovra le particolarità all’idea di una Storia dell’Arte, e scoprì qual nuovo Colombo, un paese molto prima presagito, accennato e disputato, anzi dir potrebbesi già in addietro conosciuto e poscia smarrito”

 Nel 1833 fu eretta un’edicola prospiciente la via della Cattedrale lungo il muro dell’antico cimitero cittadino dove in breve si sarebbe sviluppato l’Orto Lapidario ; dieci anni dopo prese vita il civico Museo di Storia ed Arte diTrieste.
Il cenotafio di Winckelmann è opera dello scultore Antonio Bosa, professore all’Accademia di Venezia, sollecitato e convinto a questa finalità da Domenico Rossetti e Pietro Kandler. Ed è stato realizzato nel 1843 all’interno di un più armonioso recupero e valorizzazione di un’area cittadina sul colle di San Giusto.
Qui nell’Orto Lapidario che sorse al posto dell’antico cimitero medievale trovarono il loro definitivo ricetto avanzi architettonici romani, puteali, lapidi, e pietre storiche medievali, lapidi di Aquileia, epigrafi, resti di tempietti ed are votive. Per tale scopo si era ricorsi ad una pubblica sottoscrizione cittadina.
Nel 1874 fu eretto un tempietto -gliptoteca preceduto da un pronao tetrastilo
per ospitare i reperti archeologici pù importanti della Trieste Romana ( cfr. Paola Bonifacio “”Il cenotafio di Winckelmann” in “Atti dei Civici musei di Storia e d Arte di Trieste” n° 16 pagg 121-162.

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 BIOGRAFIA

 9 dicembre 1717. Winckelmann nasce a Stendal nella Prussia, ma egli si considerava sassone ; nel 1735 studiò a Berlino, visità Amburgo e Halle e nel 1740 inziò a viaggiare, da Francoforte ad Osterburg ed a Jena dove impara la lingua italiana e l’inglese.
Nel 1745 dopo un quadriennio di apprendistato viene nominato conrettore della scuola di Seehausen nell’Altmark.
Nel 1748 tenta inutlmente di ottenere un impiego stabile al Ministro conte di Bunau, vi resta bensì 4 anni poi accoglie l’invito di recarsi a Roma ove sperava di essere impiegato come scrittore nella Biblioteca Vaticana.
Avendo ottenuto nel frattempo una lettera d’accredito e presentazione dal nunzio apostolico in Dresda, il monsignore Alberico Archinto, ed essersi convertito alla fede cattolica nel gennaio 1752, Winckelmann acquisisce altri significativi sostegni alla sua ambizione ; nel marzo di quell’anno data il rapporto epistolare con Jerolamus Dietrich Berendis, figlio del sindaco di Seehausen, e nel 1755 si trasferì in Italia, dove fu accolto
dal pittore Raphael Mengs ed ebbe un aiuto dal dottor Bianconi che lo raccomandò a monsignor Laurenti, medico del papa Benedetto XIV ( Prospero Lambertini), mecenate di artisti ed egli stesso letterato, personalità lineare ed adamantina, nelle stime dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria..
Qui pubblicò la sua prima opera, “ Gedanken uber die Nachahmung der griechischen Kunst”, le “ Riflessioni sulle imitazioni dell’Arte Greca”.
Nel 1757 mentre dirigeva e controllava le attività ed esigenze della Biblioteca del cardinale Archinto, Winckelmann iniziò a raccogliere gli elementi della sua “ Storia dell’Arte nell’Antichità” che concluse nel 1764 ed in cui evidenziava le strette connessioni e correlazioni tra l’arte classica della Roma Imperiale e la Grecia di Platone, Tucidide e Fidia che avevano dato forma alla creatività ed all’ideale della bellezza estetica e ne fece l’elogio con criteri e modalità che ne spiegavano l’armonia senza tempo attraverso una ricapitolazione critica, anche apologetica. Nel frattempo, nel marzo del 1758 aveva avuto modo di visitare i siti archeologici della Campania : Portici, Ercolano, Pompei e Paestum e nel settembre di quell’anno fu a Firenze per sistemare ed organizzare, su mandato degli eredi, il lascito museale di Philip Muzel-Stosch, collezionista ed antichista e nel 1760 ne scrive in una relazione (“Description des pieres gravees du feu bar de Stosch”), cui segue l’opera “ Anmerkungen uber die Baukunst der Alten”. Nel 1761 rifiuta una offerta di lavoro giuntagli dal Principe Elettore di Sassonia,e prepara una seconda edizione della sua opera sull’Architettura degli Antichi, conosce e frequenta i noti viaggiatori ed esploratori inglesi John Adams e Lord Montagu che si erano avventurati nell’Asia mentre resta in contato epistolare con l’amico Berendis ; nel 1763 in seguito al decesso dell’Abate Venuti, Antiquario della Camera Apostolica, Winckelman ne diventa il successore e il 28 gennaio 1764 pubblica finalmente la sua magistrale opera “Storia dell’Arte” dedicandola all’Elettore di Sassonia Federico Cristiano, ed in questo tempo si colloca la conoscenza di Angelica Kauffman che dipinse ed incise il suo ritratto e l’amicizia che ne seguì… Scrisse di lei Winckelmann «La giovinetta di cui parlo è nata a Coira, ma fu condotta per tempo in Italia da suo padre, che è pure pittore; parla assai bene l’italiano e il tedesco …
Parla inoltre correntemente il francese e l’inglese … Si può chiamare bella e gareggia nel canto con le nostre migliori virtuose.”
Nell’agosto 1765 il re di Prussia gli offerse l’incarico di Direttore della Biblioteca e dei Gabinetti delle Medaglie delle Antichià di Berlino, ma qui Winckelmann incautamente si mise a contrattare sulla provvigione economica che gli venne offerta e l’occasione sfumò; la cronaca parla poi anche di un suo contatto con Casanova nel 1766 e un tentativo di truffa da questi organizzato ai danni del Duca de La Rochefaucald e del principe di Mecklenburg-Sterlitz, forse con la complicità di Raphael Mengs la cui avidità era nota e qui Winckelmann ebbe il merito di sventare quel miserabile inganno; in seguito si sposta a Napoli dove osserva come procedono i lavori di ritrovamento del sito archeologico di Ercolano ; nell’aprile del 1768 parte da Roma per un viaggio in Germania ed è accompagnato dallo scultore Bartolomeo Cavaceppi -ma anche commerciante d’arte, restauratore, ed ottimo “padron” di casa in via del Babuino.
Riassumiamo quindi gli ultimi spostamenti di Winckelmann che da Vienna (dove era giunto il 12 maggio per un colloquio col Principe Kaunitz ed un dialogo privato con l’Imperatrice Maria Teresa )intende far ritorno a Roma, e pensa di trovare un imbarco nel Porto dell’Impero per far rotta ad Ancona e da lì alla sua meta.

Il 1 giugno arriva a Trieste circa alle ore 11; scene e trova alloggio al Grande Albergo della Città. In questo giorno fa conoscenza con Francesco Arcangeli ed in un momento di intimità gli fa vedere le medaglie di oro e argento che aveva ricevuto pochi giorni prima a Vienna. Lì nella sua stanza si era messo a scrivere ( o riscrivere) la Prefazione de “La storia dell’Arte”.
L’8 giugno mentre attendeva l’imbarco per Ancona alle 10 di mattina Winckelmann venne ferito a morte dall’Arcangeli, e spirò alle ore 16 dopo avere ricevuto l’estrema unzione.

Marino Calcinari

 

16 febbraio 2026

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