Negli ultimi mesi l’auto elettrica si è persa per strada la narrazione che ha accompagnato la sua comparsa sul mercato mondiale. E’ stato sufficiente che Stellantis abbandonasse, in preda ai debiti, le sperimentazioni sull’elettrico? No le notizie che contano sono altre visto che Stellantis vende sempre meno sui mercati mondiali, ha depotenziato la struttura produttiva in Italia, delocalizzato nel Nord Africa alcune linee produttive, ridimensionato i piani negli Usa.
Sono invece le notizie provenienti dall’Asia a turbare i sonni del capitalismo europeo con prodotti, provenienti da quell’area geografica, tecnologicamente avanzati, venduti a prezzi di listino assai inferiori ai marchi occidentali e accompagnati dagli investimenti strategici operati dagli Stati per favorire il passaggio all’elettrico approvando, al contempo, norme per ridurre l’impatto ambientale.
Se la marcia trionfale dell’elettrico si trasforma, sono parole de Il Fatto Quotidiano, in ritirata strategica, questo vale per l’Occidente che voleva ergersi a paladino dell’ambiente e della transizione energetica savo poi cambiare idea, sposando negli Usa la lobby delle energie tradizionali e nel vecchio continente rivedendo in buona parte gli obiettivi prefisssti per il 2035.
Ma attenzione a non equivocare i segnali delle ultime settimane, l’emergenza climatica è rimasta tale, sono invece le strategie di mercato ad essere errate, ad esempio la ex Fiat accumula oltre 22 miliardi di debiti per modelli cancellati e piattaforme che non hanno trovato acquirenti.
Ma il dietrofront non riguarda solo una casa produttrice, stanno cambiando strategie i principali marchi produttrici di vetture se Ford cancella alcuni modelli EV puntando su ibridi e motori tradizionali. Analogo discorso vale per Volkswagen e General Motors, sono in crisi allora i piani industriali, le strategie per le quali i manager sono superpagati.
Federico Giusti