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La Germania nel vortice bellicista: la bella gioventù dice signornò

di Paola
Giaculli

C’è molto da imparare da questi giovanissimi studenti e studentesse che scioperano e sfilano per le strade della Germania contro la reintroduzione della leva. Loro sì che sanno da che parte stare. “Mai più guerra – mai più fascismo!” si legge sullo striscione di apertura della loro manifestazione dell’8 maggio, anniversario della sconfitta del nazifascismo di 81 anni fa. Pare una risposta adeguata allo scarno post del cancelliere Merz secondo il quale “l’8 maggio 1945 portò liberazione”. Non è dato sapere da cosa, né ad opera di chi, come se il lieto evento lo avesse recato in dono la cicogna. Non è un caso se queste ragazze e ragazzi, che scandiscono in piazza “I giovani vogliono un futuro, i ricchi vogliono la guerra!”, hanno scelto questa data per il loro, ancora una volta riuscito, terzo sciopero delle scuole (tutte quelle che precedono il grado superiore/universitario), dalla primaria in poi (tanto che si vedono in piazza anche piccolissimi accompagnati dai genitori), dopo quelli del 5 dicembre 2025 e del 5 marzo scorso.
Quella di Berlino è la manifestazione più consistente, con la presenza di 10.000 persone, in tutto il territorio nazionale si parla di 45.000, mentre le scorse volte ci si era attestati sui 50-55.000. I ragazzi e le ragazze lamentano le resistenze e le difficoltà, le incomprensioni di parte delle famiglie, delle direzioni scolastiche, che talvolta invocano l’intervento delle forze dell’ordine per riportare in classe gli studenti che vogliono scioperare, come purtroppo succede. È chiaro che la ribellione di questa gioventù, nel clima di assoluto bellicismo e di propaganda a tutti i livelli del governo Merz, col suo ministro della difesa Boris Pistorius (Spd) e della Bundeswehr, l’esercito tedesco, che vuole essere onnipresente nelle scuole per invogliare i giovani ad arruolarsi, non può che rappresentare un ostacolo alla formazione dell’“esercito convenzionale più potente d’Europa”. Si ricorderà in proposito l’obiettivo di Pistorius già nel 2024, da ministro dell’allora governo Scholz, di rendere la Germania kriegstüchtig, ovvero “abile” o “idonea” alla guerra.
Ciononostante gli studenti sono riusciti a costruire autonomamente, senza alcun ausilio di grandi forze politiche, sindacali o associazioni, grazie a social media come Instagram e TikTok, una rete decentrata e diffusa sul territorio con la costituzione di comitati organizzativi locali completamente autogestita.
Sì, c’è molto da imparare da questa gioventù che dimostra una maturità e una chiarezza di rivendicazioni politiche che spesso mancano anche a partiti politici di sinistra. Il sindacato sembra credere alla riconversione militare per salvare l’industria metalmeccanica e automotive in declino con decine di migliaia di posti di lavoro che si perdono ogni mese. La Linke, un po’ al traino dei sindacati, un po’ per scarsa capacità di analisi e un po’ per evitare spaccature interne, sembra temporeggiare quando invece il mondo brucia e di tempo da perdere non ce n’è.
“Non siamo amici di Putin” dice un ragazzo al microfono da un camion del corteo, “ma non siamo disposti a combattere le guerre del capitale e dell’imperialismo occidentale”. Si denunciano il sottofinanziamento all’istruzione, “tanto più si spende per le armi, meno ce n’è per la scuola, la cultura, la sanità, per il nostro futuro”, e la militarizzazione che fa delle città, dei quartieri residenziali, bersagli nella guerra che si sta preparando, come a Berlino, con la conversione di uno stabilimento di componenti per auto alla produzione di munizioni di Rheinmetall nel quartiere popolare e dalla storia di resistenza operaia di Wedding. La ragazza portavoce dell’Alleanza di Berlino contro la produzione di armi (Berliner Bündnis gegen Waffenproduktion) evidenzia come “la militarizzazione della società comporti anche la repressione interna delle proteste di solidarietà con la Palestina”.
Alla manifestazione che sfila nell’arteria centrale di Berlino che dalla Porta di Brandeburgo attraversa il parco del Tiergarten danno il loro sostegno anche le associazioni di “Genitori contro l’obbligo di leva”, e isolatamente alcuni affiliati al sindacato insegnanti Gew, i quali però precisano di partecipare a titolo personale (anche se con bandiera del sindacato). Infatti, lamenta una mamma che accompagna i suoi due piccoli di 7 e 4 anni, “sarebbe tutta un’altra situazione se allo sciopero aderisse il corpo insegnante”.
E invece ci sono scuole che sono più che disposte ad aprire le porte ai rappresentanti delle forze armate a tutti i livelli che vogliono convincere della minaccia del “nemico” russo e preparare i ragazzi e le ragazze alla guerra per difendere “la libertà e la nostra democrazia”. Comunque con scarsi risultati, come dimostrano i sondaggi dei mesi scorsi, secondo cui meno di un terzo sarebbe allettato dalla prospettiva di arruolarsi. Tra l’altro il 28% dei maschi diciottenni non ha risposto – nonostante la sanzione amministrativa pari a 250 euro – al modulo con obbligo di risposta introdotto all’inizio di quest’anno dalla “legge di modernizzazione della leva” per sondare la “volontarietà” cioè la predisposizione a fare il servizio militare. La legge millanta di non costringere nessuno (per le ragazze è facoltativo anche rispondere al modulo), ma i giovani non cadono in questa trappola, perché è evidente, come anche predisposto dalla legge, che se non si raggiungono le 260.000 unità (dalle 186.000 attuali) entro il 2029, obiettivo poco realistico vista la loro riluttanza, scatta “un obbligo di necessità”, poiché viene dato per scontato che sia “necessario” difendersi dall’ormai di nuovo dichiarato nemico russo.
Le giovani generazioni sembrano le uniche a opporsi energicamente a questa follia che vorrebbe trovare, nella narrazione del governo federale e delle élites europee, una fondatezza costruita sulla minaccia russa, che in Germania assume il carattere piuttosto inquietante del déjà vu, con il sentore delle esperienze sciagurate del XX secolo, e vede un riarmo senza precedenti, per 500 miliardi da qui al 2029 pari al 3,5% del Pil. A questo si accompagna una delirante “strategia militare” (in tre fasi da qui al 2039), la prima di questo genere dalla fine della seconda guerra mondiale, in cui si agita il “nemico russo”. Vale la pensa di studiarsi il testo, sul sito del ministero della Difesa disponibile anche in francese e in inglese1, per comprendere come la Germania, con l’esercito più forte d’Europa, intenda guidare la Nato (un ruolo certificato anche dal suo segretario generale Mark Rutte) per portarla allo scontro con la Russia, nella fattispecie entro il 2029, anno in cui si prevede che questa attacchi l’Europa. Duole constatare che anche la Linke, almeno nel comunicato del suo deputato portavoce per le politiche della difesa al Bundestag, Ulrich Thoden (il Partito in quanto tale non si è pronunciato in proposito) sposi la tesi della necessità del piano strategico di fronte alla “reale minaccia della politica di aggressione della Russia”, anche se critica il militarismo con cui la Germania intende proporsi come guida della Nato per diventare “grande potenza militare”. Sembra invece chiaro che una strategia militare di quella portata (e con questo riarmo) non può che portare a un militarismo forsennato (riaccendendo antiche ambizioni) e alla militarizzazione della società nel suo complesso. Quindi da una parte si cerca di mettere la popolazione letteralmente in riga convincendola della legittimità del riarmo e della leva per difendersi dalla Russia, dall’altra la Germania sta costruendo quella che sembra a tutti gli effetti una struttura militare integrata e di tipo strategico che negli scorsi mesi e settimane si è concretizzata in accordi con Paesi, come l’Ucraina e Israele, che, per il perdurare dei conflitti in cui sono coinvolti, possono “vantare” una “preziosa esperienza acquisita sul campo”, da cui la Germania intende “imparare”.  Con un linguaggio dal cinismo sconcertante (armi “testate sul campo” è un’espressione molto gettonata per dimostrare innovazione e affidabilità degli strumenti di morte), senza quasi alcun cenno e pietà per le vittime e le devastazioni che rendono “preziosa” l’expertise bellica, vengono siglate cooperazioni e joint ventures per la produzione di armi in Ucraina e in Germania. In particolare, da mettere in evidenza è la compenetrazione tra apparato produttivo tedesco e Israele: gruppi come la Rafael, azienda di stato, già presente in Germania con le tre affiliate DND, Eurospike e Eurotrophy, e di cui pare certa l’acquisizione dello stabilimento della Volkswagen di Osnabrück, da cui invece che auto dovrebbero uscire mezzi di supporto per il sistema Iron Dome, che Israele vuole vendere in Europa a partire dalla Germania. In gennaio si erano conclusi accordi con Israele su cybersecurity e sistemi di sorveglianza, in febbraio quello con l’esercito della Idf (sic). Sia questo che l’esercito ucraino daranno il loro contributo a creare le forze armate più potenti d’Europa addestrando i colleghi tedeschi “all’arte di condurre la guerra di tipo nuovo”, ossia avvalendosi della digitalizzazione di droni e altri nuovi prodotti altamente tecnologizzati. “Ne abbiamo di buoni”, afferma il ministro degli esteri israeliano Gideon Saar in visita a Berlino accanto al suo omologo tedesco Johann Wadephul, commosso che sia “il Paese delle vittime della Shoa” a garantire, con la super-commessa dei missili Arrow 3 “la sicurezza della Germania”. Ormai si è perso il senso della misura e della decenza, senza la minima preoccupazione di rendersi complici di uno stato responsabile tramite le sue forze armate del genocidio in Palestina e di aggressione nei confronti di altri popoli su cui vengono testati i suoi “buoni prodotti”, e quindi di rendersi corresponsabili delle sue nefandezze. Anche la memoria fa cilecca se invece di non curarsi dei tabù che questo Paese infrange a più non posso, ne costruisce uno intorno alla Russia. Anche quest’anno alle commemorazioni davanti ai monumenti dei caduti sovietici nella “Battaglia di Berlino” (ben 80.000!), dal 16 aprile al 2 maggio 1945 sacrificatisi per liberare la città e la Germania dal nazifascismo, sono stati vietati simboli e bandiere russe e anche rosse (ammesse quelle ucraine, di solito in segno di protesta), ma anche simboli sovietici che ricordano la sconfitta del nazifascismo con la capitolazione tedesca dell’8 maggio e la vittoria sovietica del 9 maggio. Vietate addirittura anche le canzoni sovietiche o russe con cui le famiglie celebravano solitamente con picnic e musica la ricorrenza portando sul luogo della commemorazione (per esempio il grande monumento sovietico nel parco di Treptower Park a Berlino, ultima dimora di 7.000 soldati) le foto dei loro congiunti caduti sul fronte di Berlino, neanche queste ammesse. Si profila un ritorno pesante di un anticomunismo, forse mai sopito, nella forma di un revisionismo storico molto in voga nell’Europa nordorientale.
In tutto ciò stupisce il pressoché totale silenzio del mondo dell’informazione d’oltralpe, in particolar modo italiano, che non riferisce su questi incresciosi sviluppi collegati al gigantesco riarmo, a partire dalla strategia militare, dal ruolo da questa sancito di grande potenza militare e guida della Nato, per una guerra contro la Russia – tutto espressamente dichiarato nel testo e da generali e ministro – e dalle implicazioni consistenti per economia (riconversione dal civile al militare), militarizzazione della società, con l’incremento dei riservisti (“cerniera tra civile e militare”) dagli attuali 70.000 a 200.000, facenti parte a tutti gli effetti del futuro esercito per un totale di 460.000 unità e quindi a partire da informazione, scuola, infrastrutture civili da attrezzarsi in funzione dell’emergenza di guerra. Questa l’unica dimensione che oramai sembra possibile in questo Paese, attanagliato da una lunga recessione, che sembra votato, in una rinnovata hybris, a trascinare tutta l’Europa in un abisso. 

Paola Giaculli

  1. In tedesco: https://www.bmvg.de/resource/blob/6093766/01b1718498c25db9010ea13724d7a37a/dl-gesamtkonzeption-der-militaerischen-download-deu-data.pdf.
    In inglese: https://www.bmvg.de/resource/blob/6093998/678875025812878cfa657f9801f62ffc/dl-gesamtkonzeption-der-verteidigung-eng-data.pdf.
    In francese: https://www.bmvg.de/resource/blob/6094004/f4624931ec6b7ef83589883e5c07d8ba/dl-gesamtkonzept-fra-data.pdf.[]
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