Uno dei rischi che l’Italia corre è quello di essere superata da altri paesi nei progetti di rilancio della produzione automobilistica, paesi arrivati con decenni di ritardo nel settore ma con capacità tali da avere acquisito credibilità, esperienza e marchi per competere sui mercati internazionali.
Nello specifico stiamo parlando della notizia di trasferire nello stabilimento di Saragozza, in Spagna, la produzione di un Suv Opel con tecnologia cinese, di quella Leapmotor di cui si era parlato per assemblarne i prodotti proprio nello stabilimento laziale di Cassino. E sempre nella penisola iberica la stessa Leapmotor realizzerà un veicolo elettrico con la Leapmotor International pronta a una scalata nel vecchio continente.
La Spagna in questo momento storico è forse più attrattiva dell’Italia? E quali sono le strategie del Gruppo Stellantis rispetto al paese in cui produceva la ex Fiat?
La società Leapmotor è detenuta per il 51 per cento da Stellantis che giudica maggiormente redditizio avanzare con un marchio cinese piuttosto che con il proprio, questa è almeno la nostra impressione. La Spagna intanto è il paese europeo nel quale il marchio italo-francese produce più macchine con vari marchi (Lancia, Opel e Peugeot) attestandosi al secondo posto in Europa tra i produttori di auto dopo la Germania.
E l’Italia? Al bando le chiacchere, il paese è ormai tra gli ultimi anche nella produzione di autovetture, ne produce circa 237 mila pari al 2,1% del totale, una quota risibile e inimmaginabile solo pochissimi anni or sono. Questi pochi dati, riportati dalla stampa, mostrano una scarsa considerazione per l’Italia e sono causa di forte preoccupazione per gli stabilimenti italiani per i quali ormai l’eventualità di produrre, o assemblare, vetture con marchio cinese è forse l’ultima speranza per scongiurare la chiusura e i licenziamenti.
Intanto la produzione negli stabilimenti italiani è forse ai minimi storici, poche vetture prodotte e numeri lontanissimi dalle già non rosee previsioni di qualche mese fa. Chiedere al Governo una strategia industriale suona forse come una provocazione? O si aspetta la riunione annuale di Stellantis per capire quali sorti riserveranno al nostro paese?
Ogni ulteriore commento ci sembra del tutto superfluo, come anche la critica alle organizzazioni sindacali divise tra una mera subalternità ai datori e un inspiegabile attendismo. Se un Governo si sottrae ai suoi compiti o attraversa una fase di indecisione, o inerzia che sia, i sindacati dovrebbero almeno attivarsi, avere qualche idea su come salvaguardare produzione e posti di lavoro.
Augurandoci di sbagliare palesiamo, a dir poco, preoccupazione.
Federico Giusti
