editoriali

La “demenza senile” del capitalismo

di Roberto
Musacchio

Avevo un po’ di incertezza ad usare questo titolo. Per il pudore che ho sempre di più verso i mali. Forse sarà un eccesso woke o l’età. Perché penso che la demenza senile delle persone richieda cura e un sistema, appunto, non capitalistico. Ma visto che ho sentito usare questa formula, la demenza senile come caratteristica prevalente del sistema capitalistico e dei dominanti, da Bifo in un suo bell’incontro con Acerbo alla bella festa nazionale di Rifondazione a Padova, mi sento autorizzato a farlo. Anche perché questa “diagnosi” sta tra ciò che sento sempre più acutamente verso il capitalismo e chi comanda il Mondo e lo ha ridotto così. Questi mesi “estivi” sono stati infernali. Ormai il cambiamento climatico non è più materia di discussione ma di sopravvivenza. Il caldo come il covid. Chiusi in casa attaccati a quei condizionatori che poi aumentano il caldo fuori. Il quotidiano diventa distopico. Adattarsi è una attività assillante. Di habitat. Di nervi. Di soldi. Poi si calcolano i morti e i costi del PIL. Intanto io seguo il bollettino del meteo come seguivo i contagi del virus alla sera. E ora aspetto le bollette che saranno più care d’estate che di inverno. Dice Bifo che ormai siamo invece, per alcuni versi, nel gelo demografico. Vale naturalmente in particolare per l’Europa, e non tutta, dove la natalità va a ribasso insieme probabilmente alla fertilità maschile. Poi escono i dati che prevedono per l’Italia un 15 milioni in meno di abitanti da qui al 2080. Naturalmente in prevalenza quelli giovani o anche in età lavorativa. Saremo (chi ci sarà) un Paese di vecchi. Cosa che rende ancora più assurde le politiche liberiste che colpiscono quel welfare che consente di avere una vita più lunga. E totalmente assurde quelle contro le migrazioni perché proprio la demografia che ci viene consegnata da questo Capitalismo chiede quel meticciato che è stato alla base stessa dell’evoluzione umana. A proposito dell’Italia la realtà è che sta perdendo  il suo clima magico. Quell’essere sospesa tra due zolle continentali, tettonicamente fragile, ma preziosa, e impreziosita da uno straordinario intreccio tra natura e cultura realizzato in secoli. Oggi l’equilibrio è rotto, si muore di caldo e di alluvioni, il cemento ci soffoca e di natura e cultura è rimasto poco o nulla. Non è che il resto di Europa, anzi della UE, vada meglio. Tanto che gli Islandesi decidono di star fuori. Il vecchio Continente è sempre più un luogo di vecchi ma che si avvia ad essere invivibile dagli stessi vecchi. Trent’anni di vero modello sociale europeo hanno creato le condizioni per vivere più a lungo e meglio. Di prima e di ogni altra parte del Mondo. Grazie al pubblico, al lavoro, al welfare. In Europa tuttora c’è il 10% in più di ricchezza pubblica. L’aspettativa di vita diversi anni più lunga degli USA grazie al welfare, e anche c’era una quota del Pil mondiale stabilmente sul 25%.Oggi scesa di 10 punti, come le tasse verso le imprese cui Maastricht ha consegnato il tesoro. 34 anni di Maastricht, di privatizzazioni di economia, welfare, città, di rendita finanziaria ed eccoci qui. Le conquiste del modello sociale europeo, compreso il diritto a vivere a lungo e bene, La restaurazione borghese è feroce, estrattiva di tutto il bene pubblico. Ora guarda anche ai risparmi “pigri”, magari perché hanno capito che tocca pagarsi la sopravvivenza. In Europa c’era il welfare e il risparmio. In Italia poco welfare ma molto risparmio che se lo avessero messo negli indicatori di Maastricht eravamo messi ben meglio. Ma non si poteva. Perché dopo aver privatizzato Banca Italia e messo a mercato il debito raddoppiandolo in pochi anni e rendendolo strutturale l’austerità serve agli estrattori di ricchezza pubblica per accumulazione privata. Ora la UE nega gli interventi pubblici ma vuole i soldi privati. Magari per passare dal welfare al warfare. Ma non è solo vorace questa borghesia ormai senile. Dopo che il neoliberismo è diventato il solo patrimonio genetico ammesso, venuta meno la biodiversità socialista, la perdita di diversità sociale ha favorito la  demenza del capitalismo. Da cui nascono i mostri nel Mondo. Che fanno pensare ancor più che al giovanilismo fascista, dice Bifo se ho capito,  proprio al tecno suprematismo nazista.
E mentre il caldo ci uccide, i capitalisti “dementi senili” (ma perché fanno la guerra invece che la cura) fanno le guerre, dove muoiono i giovani, direttamente, e i vecchi come effetto collaterale. La guerra è demenza senile ma del capitalismo. Dovrebbe essere una diagnosi conclamata, di cura verso la demenza delle persone. E invece fare la guerra viene indicata addirittura come strada per fare l’Europa. Ci si crede Garibaldi ma si è più la corda pazza di Pirandello.
Che fare?
Me lo chiedo ogni giorno, e anche oggi che domani faccio 70 anni.
Che dire? Auguri a noi.

Roberto Musacchio

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