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Il ventottesimo regime e l’insicura sicurezza

di Roberto
Musacchio

Procede il tourbillon di incontri, più o meno informali, che vedono protagonista quella che io chiamo Europa Reale, cioè un mix di tecnocrazie e sovranisti che si sono presi l’Europa. In pochi giorni i Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea si sono riuniti prima nel castello di Alden-Biesen, in Belgio, per discutere una strategia comune sulla competitività che coniugasse il completamento del mercato unico, la semplificazione normativa e l’attuazione di una politica commerciale ambiziosa e che ha aperto al One Market Act. Accanto a loro, gli ex premier italiani Enrico Letta e Mario Draghi, autori rispettivamente del rapporto sul mercato unico e di quello sulla competitività europea.

Tra gli eurobond, ripresi da Macron, ha avuto più successo il cosiddetto 28esimo regime. Oggetto, a seguire le indiscrezioni, di un pre vertice ristretto, contestato da alcuni, che ha fatto parlare di un nuovo asse Roma Berlino, in quanto sponsorizzato da Meloni e Merz, con l’aggiunta del Belgio. Per come lo descrivono il 28esimo regime, o EU Inc, sarebbe un’iniziativa della Commissione Europea, annunciata a inizio 2026, volta a creare un quadro normativo e societario unico opzionale, valido in tutti i 27 Stati membri. Permetterebbe alle imprese, specialmente startup e Pmi, di registrarsi interamente online in 48 ore, operando con regole armonizzate su diritto societario, insolvenza e fiscalità, superando la frammentazione attuale. Avrebbe come caratteristiche principali e obiettivi:

  • registrazione veloce: creazione di una forma societaria, nota come “Società Europea Unificata” (S.Eu) o EU Inc, con registrazione online in 48 ore;
  • riduzione burocrazia: eliminazione dei costi legati all’adeguamento alle diverse normative nazionali (i cosiddetti “auto dazi”);
  • competitività: mossa strategica per contrastare l’esodo di startup verso mercati più integrati (USA/Cina) e rafforzare il mercato unico, spesso basandosi sui rapporti di Draghi e Letta;
  • ambito: si rivolge principalmente alle aziende innovative, permettendo l’operatività transfrontaliera senza barriere normative;
  • regole comuni: un insieme unico di regole societarie, fiscali e del lavoro valido in tutta l’Unione.

L’iniziativa, sollecitata dal Parlamento europeo per il primo trimestre 2026, punta a trasformare il panorama imprenditoriale europeo, offrendo un’alternativa più snella alle forme societarie nazionali esistenti. Tuttavia, sono state sollevate critiche riguardo al rischio di dumping regolatorio e all’impatto sui diritti del lavoro e sulle tutele nazionali. In realtà siamo nell’ambito di ciò che si è già visto con la famigerata direttiva Bolkestein sul mercato interno dei servizi. Anche lì si prevedevano “principi semplificatori” come quello del “Paese d’origine”. Cioè il riferimento alle regole del Paese di primo insediamento dell’impresa la cui validità doveva essere estesa a tutti gli altri. Fortemente contrastato si passò poi ad una formulazione che comunque assumeva i principi che il Wto impone a “tutela” del diritto d’impresa. A partire dal non poter legiferare a presunto danno della aspettativa di guadagno. Norme che sono state oggetto di numerosi tentativi nel mondo globale di sostituire il “diritto al profitto” al diritto democratico, del lavoro, sociale ed ambientale. Come nel caso del non riuscito MAI , accordo multistatale sugli investimenti. Ma presente nei vari accordi di liberoscambismo tra Stati.
Pochi giorni dopo è andata in scena la Conferenza di Monaco sulla sicurezza (Munich Security Conference, MSC). Che è una conferenza sulla politica di sicurezza internazionale che si tiene ogni anno a Monaco di Baviera dal 1963, su iniziativa dell’editore tedesco Ewald-Heinrich von Kleist-Schmenzin. Fino al 2008 era denominata Conferenza di Monaco sulla politica di sicurezza.
il suo motto è, o meglio sarebbe dire era, “La pace attraverso il dialogo”. In assenza di una partecipazione USA ad alto livello, è andata in scena la solita dimostrazione della UE che cerca il proprio posto al sole tra angosce per il possibile “tradimento” USA e volontà di affidarsi al riarmo, comprese nuove velleità di presunta deterrenza nucleare in un momento in cui lasciati scadere gli accordi principali tra le Potenze nucleari bisognerebbe preoccuparsi di stipularne di nuovi comprensivi della rinuncia al Primo colpo. Qualche segno di riflessione sensata su come la sicurezza richieda politica da parte di Sanchez. Francamente imbarazzante l’alta autorità agli esteri della UE, Kallas che descrive stavolta il super nemico russo come ormai declinante, contraddicendo se la logica avesse un valore tutto l’impianto fondato sulla minaccia esistenziale per la UE.
Riassunte le fatiche dei “nostri” mi viene ora da pormi la domanda che democrazia e buon senso richiederebbero.
Non so, e appunto me lo chiedo, quante cittadine e cittadini stiano seguendo, e capendo, cosa si sta “discutendo” dentro l’europeismo reale. Chiamo così il risultato di un processo che ha scelto il funzionalismo e l’intergovernativismo per edificare la UE. Che si è affidato a impianti iper ideologici ordoliberali, come Maastricht. Che ha scelto l’austerity. Che ora punta tutto sul riarmo. E che vorrebbe, su spinta dei governi tedesco e italiano e il fondamento dei rapporti di Draghi e Letta, fare ulteriori passi, il 28esimo regime, in nome di una presunta competitività. Passi che si fondano su una idea di cooperazione rafforzata che darebbe più poteri agli esecutivi e tra questi di andare sopra le normative, sul lavoro ad esempio.
Orientarsi in questo trafficare tra governi, tecnocrati e “addetti all’europeismo” non è facile. Specie per i normali cittadini. Quelli ad esempio che in Italia dissero sì a grandissima maggioranza ad una Europa unita che nel quesito referendario proposto era indicata come fondata su un Parlamento. Poi la realtà è stata altra. Ora si discute di ricette come l’integrazione tra Presidente del Consiglio e Presidente della Commissione. Uso delle Raccomandazioni (una sorta di decreti ma senza conversione parlamentare) al posto delle direttive. Voti a maggioranza tra i governi ora proposti nella forma del 28esimo regime cioè per via di cooperazione rafforzata. Di esercito non si capisce se comune o unico, certamente senza base costituzionale. Di warfare al posto del welfare. La discussione si intreccia con le divisioni tra governi, Roma con Berlino e Parigi che scalpita, la massiccia offensiva delle destre che appaiono le più solide nella prospettiva iper nazionalistica ma appoggiata ai grandi poteri e di totale revisionismo storico. Il socialismo europeo è prigioniero della coazione a ripetere e delle corresponsabilità.
La UE di Maastricht è stata fatta con i socialisti in maggioranza nei governi e in Parlamento europeo. Hanno contribuito a dire no alla proposta di Casa Comune europea di Gorbaciov. Hanno scelto il metodo funzionalistico e intergovernativo a danno di quello democratico, federale e Costituzionale. L’unica Costituzione che è stata in campo non era certo quella di Spinelli (che a mio avviso ha le sue responsabilità) ma la sostanziale costituzionalizzazione di Maastricht. Parlare oggi di Stati Uniti d’Europa è infelice nel modello di riferimento USA ampiamente in crisi. Confuso nella concretizzazione (gli USA sono uno Stato costituzionale e federale). Privo di attinenza alla realtà. Che è quella dell’europeismo reale a traino Italo tedesco e a egemonia delle destre. Ci si può allora solo difendere? Certamente dalle nuove strette funzionalistiche e guerresche si, bisogna farlo. Ma io penso che chi è realmente europeista, chi viene dalle lezioni di Spinelli, Brandt, Palme, Berlinguer, Gorbaciov, dai movimenti pacifisti di ieri e di oggi, debba farsi sentire. La Casa Comune europea, a base costituzionale, democratica, federalista se si vorrà questo modello, interparlamentare, che ripudia la guerra e lavora per il disarmo, si dà una cittadinanza sociale e di residenza e lavora per una cittadinanza della Terra, è ciò che io penso. E tutto ciò deve e può nascere solo da un grande processo popolare. Altri metodi non sono stati una tappa ma andare da un’altra parte.
Tutto è naturalmente molto difficile. Ma, per quanto ne penso io, non si può essere realmente europeisti se non si è contro l’europeismo reale.

Roberto Musacchio

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