Sono a Fiumicello. Oggi si svolgono i funerali di Giulio Regeni, sono con Tommaso di Francesco e Eleonora Martini del Manifesto. C’è molta gente, incontro Riccardo Marchesan della SLC Cgil, che attualmente è sindaco di Staranzano, un comune limitrofo, e che è qui in veste ufficiale a porgere le condoglianze alla famiglia di Giulio. Anche Staranzano ha dichiarato il lutto cittadino. Sono arrivato in paese alle 10.10, dopo aver parcheggiato l’auto ho raggiunto a piedi il Boschetto e in una vicina trattoria ho preso un caffè.
Non sarà una giornata routinaria, sento rabbia, incredulità, dolore, rammento la vicenda Sgrena e ancor prima la sorte toccata a Luchetta, Ota, D’Angelo a Mostar nel 1994. E l’atmosfera percepibile che avverto non è quella del freddo umido invernale, ma di una più opprimente nequizia. il cielo è grigio qui in Bisiacaria e la tristezza è palpabile, silenziosa ma visibile anche dalle tante bandiere tricolori che penzolano a mezz’asta, col nastrino nero del lutto.
Quando arrivo la polizia comunale chiude via Gramsci con diverse transenne, la forza pubblica si muove in silenzio ma pare appartata.
Le molte persone che occupano lo spazio del centro cittadino attendono che giungano le ore 14 quando le esequie avranno inizio. Alle ore 13 inizia la messa nel Duomo, ma la chiesa non può contenere tanta gente, alcuni altoparlanti però consentono di ascoltare le parole del vescovo e le preghiere, di seguire così il rito che si svolge e per cui l’officiante si rivolge ai presenti anche in inglese. Regeni aveva frequentato l’UWC di Duino, il Collegio del Mondo Unito, ed era lì che aveva appreso quella lingua.
Questa è la ricapitolazione laica di una esistenza prematuramente e violentemente interrotta.
La messa di ricordo è l’estremo commiato, in cui il sacerdote ricorda il mistero della morte e nella predica utilizza una citazione biblica, il salmo 71 che recita: Dio liberami dalle mani del demonio. E parla di fede nella Risurrezione. Ma chi ha ucciso Giulio non aveva scrupoli religiosi e non praticava la misericordia e di umano doveva avere ben poco, ma dei dettagli della sua morte, la tortura subita, le tante sanguinanti stimmate inferte da carnefici professionisti praticanti dell’ orrore, di questo allora ancora non si sapeva e la politica (estera) italiana di allora quella del Governo Renzi, aveva fiducia nel generale Al Sisi.
Nel paese intanto continuano ad arrivare molte persone, i carabinieri presenti devono fare supplenza anche come vigili urbani, è previsto l’arrivo di molte altre autorità, sia sindaci dei comuni limitrofi ed anche personaggi delle istituzioni.
Nel corso della messa cui assistiamo il vescovo officiante ricorda come Gesù fosse tornato a Nazareth, come poi si diresse alla Sinagoga e qui lesse o trovò le parole che poi il Vangelo avrebbe ricordato; “lo spirito del Signore è sopra di me ed il lieto annuncio è quello che si propone di ridare la libertà agli oppressi. Ma anche considerando tutto ciò, tutto quello che è accaduto non è giusto. E senza giustizia non si può costruire la pace”.
Queste parole ( che memorizzo e poi trascrivo) sono pronunciate da don Fontanot che sta officiando la messa.
Ed anche l’ esortazione, nella omelia, a “impegnarsi per gli obbiettivi più giusti -”come diceva Giulio, “ è importante. Essi vanno vegliati, custoditi nelle nostre coscienze, ma non basta, devono essere praticati nella quotidianità, inoltre serve una assunzione di responsabilità, considerare che la giustizia non realizza il suo scopo solo attraverso la legalità, ma più spesso con la misericordia, che è l’ amore per l’ essere umano, per l’ umanità..
Un ideale concreto che ha dato a Giulio la forza di spendersi per i bisogni ed i diritti degli esseri umani, anche quelli meno tutelati, i più lontani e certo derelitti, che lui ha incontrato nel suo breve cammino. Il suo è stato e rimarrà un grande esempio di vita e di umanità.
Ecco allora le parole che possiamo leggere nel Vangelo di Luca, quel passo in cui si parla di soccorrere i poveri, di aiutare gli oppressi, era quello che Giulio stava cercando di fare, di portare aiuto, di farsi carico dei bisogni degli altri. E soprattutto sapere. Sapere quali fossero le condizioni di vita e di lavoro degli operai delle manifatture, dei facchini, dei servizi, quale era il loro stipendio, Giulio cercava notizie e interveniva attraverso l’indagine sociale, l’inchiesta, il rapporto diretto con i lavoratori. Per larga parte però dell’informazione borghese e benpensante quella morte era riassumibile nel più becero luogo comune “se l’era cercata” o peggio (“era stato manovrato”).
Ma Giulio sapeva dove si trovava e sapeva di agire in un contesto non certo democratico o pacificato, di dover attraversare zone d’ ombra e contesti ancora destabilizzati dallo tsunami delle “rivoluzioni arabe “ di cui in Occidente, allora si sapeva ben poco, c’ erano situazioni diversificate, da indagare caso per caso, e Giulio aveva deciso di impegnarsi in questo lavoro di ricerca recandosi al Cairo.
Nel 2011 l’Europa aveva assistito all’ esplodere di vaste sommosse popolari nel Nord Africa che erano culminate nella prolungata protesta di Piazza Tahrir al Cairo e nella conseguente fine del regime di Mubarak, e però poi le richieste di rinnovamento politico e sociale s’ erano diffuse su scala più vasta.
Nell’ arco di poche settimane Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Yemen, Algeria, Iraq, Bahrein, Giordania e Gibuti furono attraversate da vaste sollevazioni, rivolte ed insurrezioni che cambiarono così regime ed indirizzo politico di quei paesi, più o meno pacificamente. Gheddafi fu ucciso il 20 ottobre 2011, il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh fu scalzato dal governo dopo 33 anni di dittatura, una serie di proteste si svolsero in tutta l’Algeria dal 28 dicembre 2010 al 10 gennaio 2012, in Siria scoppiò la guerra civile, in Tunisia un’ondata di indignazione popolare si scatenò in seguito all’autoimmolazione col fuoco di Mohamed Bouazizi.
In Egitto nel 2013 dopo la deposizione del Presidente Mohammed Morsi ci fu il massacro della Moschea di Rabbi al Adawwjia e si giunse all’ insediamento di una giunta militare guidata da El Sisi, la setta dei Fratelli Musulmani, fu dichiarata fuorilegge e terroristica, di fatto le libertà civili e sociali furono soppresse.
Questo era il contesto che Giulio Regeni voleva indagare. Questo era lo scenario di un cambio di paradigma le cui stimmate erano esplicitate dalla brutale repressione, non solo poliziesca, di Al Sisi.
La normalizzazione delle lotte sociali non fu certo indolore, ma c’era chi in Europa preferiva non vedere, e perciò dobbiamo a Giulio, al sacrificio della sua vita, se invece l’oblio, che molti avrebbero voluto, non prevalse.
Ecco quindi come l’esempio del sacrificio di Giulio rievoca, e ci fa rammentare la figura del Buon Samaritano, che anche se è solo, sa aiutare gli altri, quelli che hanno bisogno, senza curarsi delle conseguenze che questa dedizione potrebbe comportare. Giulio che si era fatto carico dei bisogni degli altri diventava la porta della Misericordia, citata nel vangelo di Luca, ancora oggi Giulio è la nostra porta”.
Ed ha fatto la sua parte. Ora tocca a noi proseguire il suo cammino, darci da fare perché la sua memoria viva.
E’ passato un decennio ma Giulio avrà sempre 26 anni ed il suo esempio rimarrà nelle inziative e nelle lotte che saremo in grado di produrre.
Marino Calcinari
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Fiumicello NON è in Bisiacaria. Fiumicello è friulano, è in Friuli!