Nel numero del 4 febbraio 2026 Roberto Musacchio titolava “La vita è sempre più difficile e non ho un partito da mettermi”.
Apprezzo e riprendo con la triste considerazione per cui ognuno si comporta come da copione.
L’ultimissima notizia, di ieri 6 febbraio, dopo l’approvazione del decreto sicurezza avvenuta il 5, è il parere dell’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione: il quesito posto dai 15 “volenterosi”, i giuristi guidati dal portavoce Carlo Guglielmi viene accettato. Nel testo, articolato come vuole la legge 352 del 1970 che regola i referendum, sono indicati esplicitamente i sette articoli che cambieranno in caso di vittoria del sì. Un quesito più consapevole per gli aventi diritto al voto.
La data, stabilita in fretta e furia dal governo nei giorni 22 e 23 marzo, non sarà cambiata. Notizia del 7 febbraio. C’erano diverse opzioni che consideravano il peso di un quesito posto in maniera migliore, ma sembrano non trovare cittadinanza.
C’è solo una vittoria momentanea della democrazia e della partecipazione. Da chi ha proposto in quei giorni bui sotto Natale il quesito, a tutti noi che abbiamo firmato e fatto firmare, forse non accorgendoci neanche dell’entità della partita.
E’ facile perdere l’agenda in un mondo dove il genocidio a Gaza è stato momentaneamente messo fra parentesi mentre le organizzazioni umanitarie vengono man mano scacciate e ostacolate nei loro compiti, dove l’amministrazione autonoma di Rojava rischia di morire asfissiata sotto l’attacco contemporaneo dei jihadisti dell’HTS e dai criminali dell’ISIS liberati dalle prigioni dove erano rinchiusi.
Ma le firme sono risultate efficaci comunque, il 6 febbraio da Genova ad Ancona, da Livorno a Crotone i portuali hanno scioperato contro il trasporto di armi nei luoghi di guerra. Da parte femminista si continua a contestare le modifiche del ddl stupri, volte a fuorviare dal significato, rendendolo ostaggio di discussioni mediatiche non degne del tema.
Le parole “Il sesso senza consenso è stupro” valgono più delle distorsioni della Buongiorno, le femministe vengono spintonate dalla Polizia, tanto per dimostrare la differenza fra ordine pubblico e divieto di espressione in pubblico.
Ma non abbiamo un partito da indossare. Durante la discussione sulla salute in carcere si arriva a collegare la malasanità interna a quella esterna, la mala istruzione nella società (le famiglie non ne sono il centro) con i suoi riflessi sui reclusi. Ma le proposte di legge sulla sanità in carcere, auspicate e proposte con percorsi condivisi nei partiti e nei sindacati ancora aspettano al palo.
Si mette in evidenza il ruolo di attenzione delle donne nei confronti dei detenuti; si spera che alcuni Comuni lo prendano in considerazione assieme alla giustizia riparativa. Sono risorse umane che aspettano. Quanto a lungo?
Ci sono esperienze di studio attento e conseguenti proposte sull’assistenza domiciliare piuttosto che nelle grandi strutture. Sono numerose le vertenze nei confronti di INPS e INAIL per esposti ad amianto. Perché si deve sempre andare a cercare un onorevole “ottimista e di sinistra” (Lucio Dalla) per denunciare le singole situazioni, e non ci sono più commissioni che lavorano sulle tematiche nei partitini di sinistra e nei sindacati?
Perché, se viene ribadito che il sistema è malato, corrotto, non si risponde più dicendo che esso deve essere sostituito da un altro, magari socialista (sottotitolo con i diritti individuali e collettivi)?
Perché ci viene sempre dettata l’agenda dal nemico e non lo chiamiamo più nemico?
Sono sincero: come non aspettarsi un ennesimo decreto sicurezza quando il governo Meloni esordì con i decreti anti-rave, Cutro, Caivano, e la stretta all’immigrazione, una delle ultime, l’avevano firmata Conte e Salvini?
Andrea Delmastro Delle Vedove ha voluto e ottenuto l’articolo 16 nel ddl, “Operazioni sottocopertura per la sicurezza degli istituti penitenziari”. Significa, lo denunciano la senatrice Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo, che agli agenti di polizia penitenziaria saà possibile togliersi la divisa e intrufolarsi fra i detenuti per orientare comportamenti all’interno di proteste o anche fomentarle. E’ sufficiente ricordare le dichiarazioni dello stesso Delmastro a proposito dei mezzi per trasportare i rei, dove questi avrebbero potuto soffocare. Per il baldo difensore della legge, nel 2027 avremo 10.000 posti detentivi in più. Non certo sicurezza per i detenuti. La destra come da copione, le sinistre pure.
Vogliamo continuare ad accettare che la sicurezza sia misurata dall’ordine pubblico e non dal lavoro, dall’abitazione, dalla salute, dai diritti individuali e collettivi?
“Tu puoi spegnere una candela ma non puoi spegnere una fiamma” (Biko, Peter Gabriel).
Ma la fiamma si accende con le riunioni, la prova delle teorie sul campo, non solo mettendo i like alla dichiarazione di questa o quello. In una riunione tenuta fisicamente anche chi sa di meno o pensa di sapere di meno può trovare il coraggio di parlare e confrontarsi.
Invece anche nei partiti di sinistra alle volte si resta attratti troppo dallo charme, dal titolo di studio, dai diplomi ottenuti nei corsi frequentati, prescindendo dagli altrettanto importanti elementi di conoscenza sviluppati nel lavoro di tutti i giorni.
Il teleschermo, alle volte un po’ troppo cercato, l’hanno già “bucato” coloro che si richiamano ai disvalori, quelli che non avevano cittadinanza, come non l’avevano i fascisti.
“Chi non ha fatto inchiesta non ha diritto di parola” (Mao).
Il dibattito è aperto se è considerato interessante.
Marcello Pesarini