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Il ritorno al passato dei “liberali”

di Roberto
Musacchio

Ogni volta, e ormai capita praticamente in continuazione nel mondo della comunicazione che semplifica, che leggo le esternazioni, in particolare quelle “europeiste” ma anche quelle “contro i populisti” dei “liberali” mi sembra di essere tornato bambino e leggere qualche libro di Storia dell’ottocento, inizio novecento. Proclami alla vittoria, e rivendicazioni elitarie.
Ora, ho studiato anche con interesse pensatori liberali. Naturalmente i grandi, Locke, Montesquieu, Voltaire (che preferisco). Croce e Popper (a cui devo la categoria di falsificazione che uso molto) per dirne due più vicini.
Considero il pensiero liberale fondamentale per aprire la Storia al Capitalismo ricercando nella classe borghese elementi di universalismo. Trovo la discussione tra Bobbio e Ingrao di gran livello e da rileggere. Considero Cavour un politico capace di operare per una Italia adeguata al Piemonte ed alla borghesia nascente. Ma penso che sia stato, e sia, profondamente inadeguato a gestire dialettica e complessità. E che il moderno neoliberalismo dalla Thatcher in poi, abbia impoverito molto.
Se penso alle miserie della cronaca fatico a ritrovare profondità di pensiero e di azione in chi rischia di occupare più i social che la Storia oggi. E però il rischio di non contribuire a evitare i danni comunque c’è, e bisogna far qualcosa prima che succeda come con la prima guerra mondiale e col fascismo. Il pensiero liberale è poco complesso. Anzi, come si vede nel confronto tra Habermas e Luhmann ormai è dominato dal riduzionismo. In politica dal tatcherismo. Piuttosto presume molto. Può dare il meglio di sé quando si esprime come critica. Al governo si appoggia alle dottrine ed alle pratiche economiche dominanti. Diciamo che rispetto al capitalismo, ed alle sue varie fasi, è più un accompagnatore che un buon padrone. Storicamente ha convissuto con le depredazioni capitalistiche e le guerre, con le forme di suprematismo del mondo occidentale. Per sconfiggere il fascismo e fare la Costituzione ci sono voluti in Italia grandi partiti di massa fondati su pensieri e pratiche più complesse. Per fare l’Europa sociale, cioè quella vera, c’è voluta la forza della lotta al nazifascismo e del movimento operaio.
Da quando il neoliberalismo “domina” lo scenario, l’Italia e l’Europa boccheggiano, il Mondo va verso guerre e crisi democratiche strutturali. L’Italia, l’Europa, l’Occidente incubano nuovi fascismi e il Mondo in genere va verso un nuovo Medioevo, senza conventi e amanuensi.
Se mi si consente un parallelo un po’ improprio, il PD (naturalmente una sommatoria e non un partito liberale) e la UE sono due progetti entrambi in crisi di identità e entrambi a rischio per sé e per tutti. La coincidenza tra il progetto PD e quello della UE di Maastricht è fortissima. Infatti ora che la UE di Maastricht sta diventando quel nuovo nazionalismo bellicista in mano alle destre previsto da Enrico Berlinguer il PD annaspa. Chi ha reminescenza di letture più complesse prova a ragionare, come fanno alcuni, da ultimo Goffredo Bettini. Altri pezzi si mettono in proprio, i liberali “neo risorgimentali”, appaiono financo tronfi. Nella semplificazione neoliberale che va avanti dalla Thatcher in poi si è consumata la crisi di un’intera epoca di civilizzazione complessa. E tornano i mostri.
Per questo la riproposisizione di un pensiero complesso gramsciano, che poggi su blocchi storici e non su pratiche oligarchiche o elitarie è fondamentale. Ma serve un pensiero azione perché il tempo è ora.

Roberto Musacchio

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