editoriali

Il re è nudo

di Roberto
Musacchio

La simbologia di questi Stati generali è abbastanza evidente. Assomiglia molto a quella forma medievale di cui si parlò per descrivere l’epoca contemporanea, l’Impero e la UE.

L’antefatto è il lavoro dei “tecnici” diretti da Colao. Non sono monaci (che nel medioevo non partecipavano troppo del potere ma ebbero grandi meriti culturali) ma sacerdoti dell’Azienda, la divinità contemporanea, l’Intelligenza.

Poi, in ologramma, si materializzano le Autorità della UE. Da loro discende l’investitura alla governance e il “sacro Euro”.

La politica e la democrazia sono riti antichi ormai desueti.

Poi certo ci sono le “cucine” e li si compone il rancio. Per la “elite” scelta alla carta (digitale).

Ma la bardatura feudale non riesce a coprire le “pubenda”. Il re è nudo, avrebbe detto il bambino della fiaba.

E l’apparire di un invisibile, Soumahoro Aboubakar, in catene come lo sono i “dannati della terra” che un decreto ipocrita tutto fa tranne che liberare, rompe l’incantesimo.

Già i sindacati “ascoltati” avevano detto che ancora una volta una crisi del “Sistema” si era trasformata immediatamente in un vivere ancora peggio per milioni di persone.

In un evento “chiuso” alla informazione e al pubblico, come sono d’altronde gli eurogruppi, Conte ha continuato a dispensare, sotto forma di veline da mondo pre glasnost, messaggi “al popolo”.

“Nessuno resterà solo”. Ma ci sono quasi 50 mila morti (questo dicono i confronti con le serie storiche), molti dei quali ci hanno lasciato soli e lontani dagli affetti, cui bisognerà rispondere.

Verità e giustizia, chiedono i famigliari delle vittime di Bergamo, primi a muoversi.

Ci sono 700 mila nuove persone che sono entrate nel mondo degli “scoraggiati”, di quelli che un lavoro non provano nemmeno più a cercarlo.

A tutti questi il piano Colao ha proposto la solita canzone. Le magnifiche sorti e progressive dell’impresa. Poco conta che alla fine della kermesse di villa Pamphili quel piano non sia stato riconosciuto più di tanto dal sovrano.

In realtà è già all’opera la filosofia che imperversa da 30 anni. I contratti a termine in deroga sono stati prorogati. Chi andrà in pensione in questi anni a causa del calo del Pil si vedrà tagliati i coefficienti rivalutativi in ossequio alla legge Fornero. Le aziende fanno il pieno di rimborsi, tasse tagliate e cassa integrazione mentre di reddito di cittadinanza non c’è traccia. I valvassini regionali premono per avere i soldi del Mes per continuare a pagare la sanità privata. Riciccia addirittura il ponte sullo stretto.

Perché nessuno resti solo la strada è un’altra.

È quella che abbiamo praticato durante il lockdown rigettando l’odiosa indicazione del distanziamento sociale per praticare quello fisico insieme al riavvicinamento di pensieri e coscienze nei tantissimi incontri fatti a distanza.

È quella del tornare a incontrarsi anche e finalmente dal vivo, con tutte le necessarie attenzioni, come faremo sabato 20 per un pic nic ribelle, di idee e proposte, a villa Pamphili dove ci saranno movimenti vecchi e nuovi dell’altro mondo è possibile e necessario.

Poi il 25 torneranno in piazza i metalmeccanici, il quarto Stato.

È quella di cercare insieme verità e giustizia e insieme farne la base di un mondo nuovo.

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