Leonardo ha presentato i dati relativi al 2025 con ricavi cresciuti dell’11%, i dividendi dovrebbero crescere del 20 per cento a seguito della straordinaria crescita degli ordini.
I profitti di guerra saranno ulteriormente investiti ad esempio per acquistare la divisione militare Idv di Iveco indispensabile per produrre cingolati insieme ad una importante industria tedesca. Ma rispetto a quello che sapevamo di già, ossia la vendita a Leonardo di Iveco c’è una novità assoluta: potrebbe arrivare l’ennesimo spezzatino industriale rivendendo ad altri gruppi la divisione che si occupa dei camion ma tenendosi invece ben stretta invece la produzione di sistemi di artiglieria.
RISULTATI SUPERIORI ALLE GUIDANCE 2025
- Ordini a € 23,8 miliardi (+15% vs 2024)1, con un book-to-bill pari a circa 1,2x
- Ricavi a quota € 19,5 miliardi (+11% vs 2024)1
- EBITA a € 1,75 miliardi (+18% vs 2024) 1
- Free Operating Cash Flow a € 1,0 miliardo (+21% vs 2024) 1
- Indebitamento Netto di Gruppo a € 1,0 miliardo, in riduzione del 44% rispetto agli € 1,8 miliardi del 2024
Fonte: https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/leonardo-fy-preliminary-results-2025.
I rapporti tra Leonardo e la tedesca Rheinmetall sono sempre più stretti, resta il fatto che la crisi del settore meccanico e dell’automative sta portando a ridimensionamenti produttivi e a grandi ridimensionamenti della forza lavoro, a processi di delocalizzazioni con produzioni spacchettate che poi determineranno la crisi anche dell’indotto. E il settore militare appare come quello più avvezzo a lanciare operazioni spregiudicate per attrarre solo parte della produzione lasciando tutto il resto in balia del cosiddetto mercato (senza acquirenti non resterà che la lunga agonia degli ammortizzatori sociali fino alla chiusura dei siti produttivi).
Il ridimensionamento di Leonardo nel settore civile è il risultato del progressivo spostamento della ricerca e della produzione sempre più rivolta al settore militare , del resto i colossali finanziamenti al Riarmo, anche in deroga ai tetti di spesa, non fanno che favorire la produzione di sistemi bellici e lo sviluppo delle tecnologie duali.
E mentre commentavamo questi dati, anche in vista del convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università che si terrà il prossimo 10 marzo online sui rapporti tra guerra e università, dalle collaborazioni alle tecnologie duali, giunge notizia della esclusione di un attivista contro la guerra dall’autogestione di un liceo scientifico in Toscana.
Non sono chiare le ragioni di questa esclusione, nel frattempo è arrivata la nota dei docenti dell’Istituto che hanno biasimato la decisione di escludere non solo un attivista dell’Osservatorio ma anche un membro dell’Unione Inquilini. La proposta degli studenti in autogestione era molto chiara ossia quella di approfondire le tematiche del Riarmo, della guerra, dei processi di militarizzazione, quelle dell’abitare in una città per altro turistica dove gli affitti brevi la fanno da padrone con centinaia di appartamenti da anni murati e una situazione drammatica tra sfratti con la forza pubblica e richieste di alloggi popolari che potrebbero arrivare solo dalla requisizione di immobili sfitti da almeno 15 anni.
Meglio di noi hanno riassunto la questione i docenti della scuola: “Come docenti del Liceo Dini non ci riconosciamo nella decisione del Consiglio d’Istituto di impedire ad uno dei relatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di tenere un’aula durante la giornata di autogestione degli studenti di sabato 21 febbraio.
Crediamo che sia stata limitata la libertà degli studenti medesimi, ma anche e soprattutto che, al di là delle intenzioni di coloro che hanno assunto tale decisione, sia stato fatto un processo arbitrario, perché non sostenuto da alcuna normativa, e per di più sommario ad una persona, inaccettabile in uno stato di diritto.
Per questo motivo ci scusiamo col relatore escluso e chiediamo che il Consiglio di Istituto faccia altrettanto e che precisi che nessun pregiudizio di carattere personale è sotteso alla delibera.
Non vogliamo che la nostra scuola contribuisca al clima sempre più avvelenato e di scontro che si sta creando in tutto il Paese, alimentato dalle recenti polemiche di alcuni esponenti della maggioranza di governo sulla libertà di insegnamento, nonché dall’incredibile proposta di schedatura politica dei vari istituti scolastici. Crediamo, invece, che la libera espressione del pensiero nel rispetto dei principi della Costituzione non possa che favorire la crescita intellettuale dei nostri studenti, cosa a cui dovrebbe mirare la scuola, in tutte le sue componenti”1.
Federico Giusti