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Il progetto Peace and Justice di Corbyn. Un rilancio della sinistra internazionalista

di Enrico
Sartor

da Londra – L’ex leader del partito laburista britannico Jeremy Corbyn ha annunciato il 13 dicembre scorso il lancio di un progetto di coordinamento – sia di militanza ed attivismo, sia di ricerca politica e sociale – chiamato Peace and Justice. La conferenza di lancio del progetto si terrà il 17 gennaio 2021: è possibile partecipare iscrivendosi al seguente indirizzo: https://www.eventbrite.co.uk/e/jeremy-corbyns-project-for-peace-and-justice-live-launch-tickets-131909925137.

La conferenza del 17 gennaio sarà presieduta da un comitato che include: Yanis Varoufakis (ex ministro del tesoro del governo Tsipras), Ronnie Kasrils (ex ministro sud-africano del governo Mandela), Len McCluskey (segretario generale di UNITE, il potente sindacato di sinistra che sostiene la corrente “corbynista” all’interno del partito laburista britannico), Scarlett Westbrook (quattordicenne wunderkind dell’attivismo ambientalista), la baronessa Christine Blower (ex segretaria generale del sindacato degli insegnanti britannici) e Zarah Sultana (eletta ai Commons per il partito laburista nelle ultime disastrose elezioni generali del dicembre 2019).

Le diverse nazionalità ed aree di azione politica dei membri del comitato sono in sintonia con lo scopo del progetto: questo – nelle parole di Corbyn – è finalizzato a raccogliere, a livello nazionale e globale, persone che militano per la giustizia sociale, la pace e i diritti umani.

Il progetto Peace and Justice può essere interpretato come uno sforzo della sinistra laburista britannica di riguadagnare terreno dopo il pesante attacco subito, negli ultimi mesi, da parte del nuovo segretario del partito Keir Starmer, che ha agito con crescente determinazione per spostare a destra sia la composizione degli organi dirigenti sia la linea politica del partito (soprattutto del gruppo parlamentare). Nelle ultime settimane è ripartita l’iniziativa della segreteria volta ad usare in maniera strumentale e sproporzionata/spropositata le accuse di antisemitismo endemico, investigate anche dalla Commissione governativa per l’Uguaglianza e i Diritti Umanai (EURC), per un redde rationem con la sinistra corbynista, pesantemente sconfitta nelle elezioni generali dello scorso anno. Lo stesso Corbyn è stato recentemente sospeso dal partito per aver criticato l’operato della segreteria su questo argomento. Anche se è stato poi reintegrato, siede ancora come indipendente in Parlamento, escluso dal gruppo parlamentare laburista almeno fino al prossimo anno, in attesa delle sue scuse ufficiali.

È però difficile vedere nel progetto Peace and Justice un embrione di una nuova indipendente entità politica a sinistra del Labour, sia per le tradizioni storiche decisamente “entriste” della sinistra laburista, ma soprattutto per la natura del sistema elettorale britannico, a collegi uninominali, che lascia pochissimo spazio politico ed elettorale al di fuori dei due blocchi del partito conservatore e laburista.

Nonostante l’augurio di apertura di Corbyn, non risulta così immediato farsi trascinare dalla nuova iniziativa politica, che sembra un po’ sospesa tra i ricordi delle assemblee studentesche degli anni 70, in riflusso sul ’68, e le discussioni dei salotti socialisti del Nord di Londra.

La Gran Bretagna è un paese economicamente e socialmente devastato, che ha visto in pochi mesi più di 2 milioni dei suoi cittadini aggiungersi al proletariato povero che dipende dalle distribuzioni caritative di cibo per mangiare; e che nello stesso periodo ha visto la crescita a Londra del 76% dei senza-tetto, la crescita esponenziale del disagio mentale indotto dall’incertezza ed isolamento sociale creati dalle misure governative per contenere la pandemia, in assenza di adeguate strutture di sicurezza sociale e sanitaria.

Mentre più di 800mila lavoratori hanno perso il loro impiego dall’inizio della pandemia e cresce il risentimento nei confronti di un’élite che nell’emergenza mantiene i suoi privilegi e si arricchisce, l’iniziativa di Corbyn sembra solo marginalmente capace di essere un riferimento per la crescente rabbia sociale.

Non si può fare a meno di paragonare la mobilitazione dei giovani a sostegno della direzione corbynista del partito per la campagna elettorale nel 2017 con il Jeremy Corbyn del video di domenica scorsa, e domandarsi quanto il progetto Peace and Justice sia una risposta adeguata all’attuale livello di crisi sociale.

Con un paragone forse non del tutto appropriato, persino la scelta del nome Peace and Justice sembra eccessivamente vaga, a confronto con un recente video di Alexandria Occasio-Cortez sulla situazione politica negli Stati Uniti: https://www.youtube.com/watch?v=tSAXZZ4RSGM. Anche se la maglietta di AOC si vende a un (po’ borghese) prezzo di 58 dollari1, non si può fare a meno di pensare che lo slogan “Tax the Rich” parli con un linguaggio più immediato nella presente drammatica crisi.

  1. AOC indossa una maglietta che vende tramite il suo on-line store a 58 dollari con la scritta TAX the RICH, essendo – secondo la giustificazione della rappresentante della sinistra democratica al Congresso – prodotta da lavoratori retribuiti con un salario adeguato.[]
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Il fango della Libia
Buon Natale

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