La maggioranza dei Paesi Europei ha dato il prima via libera alla prima firma per l’accordo UE-MERCOSUR blocco che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.
Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda hanno votato contro, mentre il Belgio si è astenuto, l’Italia ha votato a favore.
La giravolta, o meglio il tradimento, del Governo Meloni è stato tanto repentino quanto imbarazzante, visto che dopo aver sostenuto circa un mese fa che l’Italia non avrebbe firmato l’accordo finché non fossero garantite condizioni adeguate per i produttori agricoli, ha espresso voto favorevole.
Voto che è stato decisivo per arrivare alla maggioranza qualificata.
Questo accordo crea la più grande area di libero scambio al mondo, tra l’Unione europea, il Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay, con oltre 700 milioni di consumatori.
Ma cosa prevede e perchè viene osteggiato e combattuto dagli agricoltori ?
L’accordo prevede la progressiva cancellazione dei dazi sul 91% degli scambi tra le due aree.
Al momento i dazi dei quattro Paesi Mercosur sulle merci Ue sono del 35% sulle auto, del 20% sui prodotti industriali, del 18% su quelli chimici e del 14% su quelli farmaceutici.
L’eliminazione delle tariffe favorirà le esportazioni europee di beni industriali, chimici, farmaceutici, auto e componenti, in cambio il blocco latinoamericano otterrà agevolazioni sulle esportazioni agricole, in particolare carne bovina, riso, zucchero e bioetanolo che sono prodotti con standard ambientali e sanitari inferiori a quelli europei, con la conseguenza di una inevitabile una “corsa al ribasso” sui prezzi che andrebbe a ripercuotersi ed a schiacciare le nostre piccole aziende agricole.
I nostri agricoltori, gli allevatori e i pescatori verranno catapultati in una competizione senza freni con le grandi multinazionali dell’agroalimentare che saranno gli unici vincitori di questa partita in quanto compreranno a prezzi bassissimi e rivenderanno i prodotti finiti a prezzi maggiorati nei mercati europei senza alcun controllo.
Con la scusa di abbassare i prezzi verremo invasi da prodotti industriali, standardizzati e con controlli non equivalenti ai nostri.
Quando un’azienda agricola chiude, perdiamo lavoro, presidio del territorio e la nostra biodiversità, indebolire le filiere locali significa perdere la nostra e dipendere da filiere lontane e insostenibili, si crea così un sistema ingiusto dove solo chi ha redditi alti accede alle eccellenze, mentre le famiglie in difficoltà sono spinte verso prodotti più poveri e meno sicuri.
Il gruppo della Sinistra (THE LEFT) al Parlamento europeo esprimerà naturalmente la sua totale contrarietà a questo progetto criminale, e come comunisti non possiamo che appoggiare la lotta degli agricoltori contro l’ennesimo attacco ai contadini ed al territorio e dobbiamo purtroppo prendere atto di come l’Unione Europea si confermi uno strumento ad uso e consumo esclusivo del grande capitale che invece di salvaguardare gli interessi dei popoli si pone come unico obiettivo l’aumento dei profitti della finanza e delle grandi multinazionali.
Sarebbe il caso di aprire una serie riflessione pubblica nelle società civile europea su come terminare questo infausto esperimento di repressione della sovranità popolare e di regressione democratica , per passare ad una unione dei popoli che metta al primo piano il benessere dei cittadini europei.
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Il governo Meloni dice sì al Mercosur e tradisce gli agricoltori
di Yuri
Cavalieri