“Ecosocialismo o barbarie” è l’ultima fatica di Alessandro Scassellati, uno dei collaboratori di punta di Transform, “sociologo militante”. Il libro esce con Left, rivista compagna di strada di Transform che cerca, e ci riesce, di fare politica con la cultura e l’approfondimento. Cose preziose in tempi degenerati come quelli che siamo costretti a vivere.
Scassellati si fa guidare da Karl Polanyi che chi scrive questa recensione ha scoperto grazie ad un intellettuale che gli è stato maestro e amico, Giorgio Nebbia. Che mi ha introdotto alla Grande trasformazione, libro fondamentale di Polanyi, e al “contro movimento”, ciò che risponde al muoversi distruttivo del capitalismo. Lo scontro che Scassellati riprende è sui fondamentali. Il neoliberismo di Von Hayek e Von Mises che vogliono imporre una visione del capitalismo come naturale cioè disincorporato da ciò da cui non può essere e cioè la società, e cioè il lavoro, la terra e la moneta. È ciò che alimenterà il pensiero di Thatcher, vera iniziatrice del movimento reazionario moderno. L’economia, cioè il mercato, è tutto, la società, e lo Stato, sono niente. Pensiero non solo reazionario ma falso come già Polanyi aveva dimostrato decenni prima di Thatcher mostrando quanto Stato ci volesse per “naturalizzare” il mercato. E di come il neoliberalismo (io preferisco chiamarlo così come fanno molti movimenti per segnalare la diversità con il liberalismo e il liberismo) agisca, da tempo ormai quarantennale, per imporre la “naturalezza” e la “deconnessione” del Capitalismo dalle condizioni reali dell’esistenza Scassellati ci mostra le origini più antiche, il Gold Standard, abbandonato dall’allora principale impero, quello britannico, e che salta per lasciar spazio ai fascismi, contro movimenti reazionari; per poi riprendere in nuove forme fino a Bretton Woods che segna il passaggio al Washington consensus e alle istituzioni tecnocratiche della globalizzazione del capitalismo finanziario delle piattaforme (Wto, Fmi, Accordi di libero scambio) che oggi lasciano il posto ai sistemi di guerra permanente, fermo rimanendo il dominio finanziario.
La critica di Polanyi, che Scassellati riprende, non è marxista (un socialista conservatore lo definisce Scassellati) ma comunque sistemica. La società, il vivente umano e non umano, non sono riconducibili al Capitalismo, se non a forza. Questa forzatura crea contro movimenti. Quelli delle destre populiste, ma ormai apertamente riconnesse al fascismo anche nella sua funzione storica di braccio armato del capitalismo. Quelli di alternativa sociale. Che sono in campo da tempo anche in queste temperie reazionarie sotto forma di pratiche diffuse di “naturalezza” dei modelli sociali non forzati al capitalismo ma che praticano forzature progressive sull’economia tramite la società. Naturalmente si può interloquire con questo schema di Polanyi, ripreso da Scassellati, in nome di quello straordinario contro movimento che è stato, e rimane a mio avviso, il movimento operaio e socialista di ispirazione comunista. Con una lettura articolata della stessa esperienza sovietica. Ma non c’è dubbio che il contributo della lettura di Polanyi del valore della Società sia importantissimo. C’è un richiamo alla complessità e una critica di ogni meccanicismo. Il contro movimento è doppio e “incerto”. Non è una retroazione negativa che segnala la necessità di aggiustare ciò che non funziona di un sistema. Se un sistema si trincera, come fa il capitalismo che è si Proteo e dunque mutevole ma ormai sembra più Dorian Gray e cavalca la barbarie, serve la grande trasformazione.
Scassellati le sofferenze, le condizioni materiali le fa vivere. Una lunga serie di dati del malessere arricchiscono il libro. Quelli che dovrebbero motivare la Sinistra e invece alimentano le Destre. Qui ritorna, per me il tema della lettura del ‘900. Di quanta libertà individuale ci fosse comunque anche nelle forme oppressive del socialismo reale. È di come, comunque, anche il compromesso social democratico, il modello sociale europeo, si alimentasse da quell’originale contro movimento della Rivoluzione sovietica. Emancipazione collettiva dalla indigenza e dalle semi schiavitù. Emancipazione, certo non autodeterminazione, delle donne (che il fascismo prima evocò e poi negò del tutto). Se l’organizzazione comunista cinese oggi sfida il capitalismo sulla sua stessa gestione, con effettivi successi, di efficienza e di tenuta sociale, l’assalto al cielo fu una caratteristica dell’Ottobre e poi dello stesso Mao.
I protagonisti del contro movimento di destra vengono mostrati da Scassellati dalla loro condizione di singolarità afflitte da ansia politica per le proprie condizioni a quella di comunità del rancore che attraversano le dimensioni del vivere attraverso i social. Assurgendo a forme di “eroismo” costruite e amplificate dai signori della rete, del capitalismo fascistizzato, cui si affidano.
La penna di Scassellati prima ancora di estrarre ragionamenti mostra e fa vivere.
Così scorrono i capitoli raccontando come si siano realizzati nella realtà delle classi dirigenti ma soprattutto della vita delle persone i movimenti e i contro movimenti dei principali soggetti del secolo, il Capitalismo, dominante, il Socialismo, alla ricerca di una reale alternativa purtroppo mancata. Anche se, sostengo, la quantità di economia pubblica e anche demercificata o financo smaterializzata, il welfare, nel ‘900 è stata grande. Con effetti anche ambientali se nella mia esperienza da vicepresidente della Commissione speciale clima del Parlamento europeo ho potuto sostenere le scelte pro clima a partire dal fatto che il modello sociale europeo (ad esempio i trasporti pubblici) riducesse le emissioni per punti di Pil.
Naturalmente ciò non è bastato a valle di un meccanismo, quello capitalistico, volto alla crescita. Dopo altre narrazioni delle dinamiche globali, europee e italiane, Scassellati ci torna in conclusione del suo libro. Il contro movimento del disastro climatico può essere quello che porta ad una nuova grande estinzione. L’adattamento arranca. Vanno più veloci le guerre, aggiungo io. Per questo Scassellati “torna a Marx” e coniuga l’ecosocialismo con la Comune di Parigi. Per la piena realizzazione di tutti e di ciascuno, nella natura e non contro di essa e cioè contro noi stessi.
Roberto Musacchio
qui trovate il link per l’ordinazione del libro
