editoriali

Guerra, multipolarismo, rivolta dei dominati

di Roberto
Musacchio

La guerra continua. “Il francese, l’italiano e il tedesco” (come nelle barzellette, se non fosse una tragedia) sono andati a Kiev senza combinare nulla.

Il capo delle forze armate della Gran Bretagna ha scritto alle proprie truppe che bisogna essere pronti a tornare a combattere sul terreno in Europa (che chissà se comprende anche i brexitiani).

Putin ha parlato al Forum economico internazionale di Pietroburgo condannando l’unipolarismo di chi ha scambiato l’89 con la propria vittoria e il diritto perpetuo a comandare e rivendicando la potenza russa.

I Bric si apprestano a riunirsi anche con la Russia.

La condizione della vita delle persone peggiora ovunque. Dopo tre crisi in poco più di 10 anni, finanziaria, pandemica e militare, con la quarta, quella climatica che ormai si mostra implacabile, sembra di vivere le piaghe di Egitto.

Solo che qui non c’è nessuna ira di dio ma le colpe dei dominanti che, loro s, meriterebbero l’ira dei dominati.

Aldilà delle propagande dei regimi, autoritari o democrature, la verità è che “grande è il disordine sotto il cielo”, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Se la guardiamo con gli occhi di chi soffre, e cioè la maggioranza, grande, dei viventi, umani e non umani.

La globalizzazione come gran galà del capitalismo vincente, “eterno” nel tempo e nello spazio, lascia gli strascichi di una sbronza gigantesca al piano alto del Titanic mentre l’iceberg è a un palmo dai nostri nasi. Hanno pensato, i dominanti, di banchettare tutti insieme e ora volano gli stracci, sotto forma di armi e odii.

Il mercato delle armi, come quello dei vaccini, come quelli dell’energia e del grano, prosperano sulle piaghe della globalizzazione. Che si rompe non perché irrazionale ma per “logiche” geopolitiche in realtà illogiche. Mentre si continua a presidiare il diritto proprietario impedendo proditoriamente al WTO di sospendere i brevetti.

Nel precipizio l’Europa reale è al centro del vortice che la ingoia. Con classi “dirigenti” barzellettistiche. Tragicamente.

È l’ora della rivolta dei dominati. Non c’è alternativa che scacciare dai templi i mercanti di morte.

La rivolta non è un gesto. È una liberazione che chiede la presa in carico del proprio destino. Richiede complessità contro le semplificazioni violente. Di fronte all’orwellismo che si sta inverando con i suoi ministeri della verità abbiamo bisogno di di gridare che il re è nudo ma anche di ricostruire un’etica del discorso. Una capacità di ascolto volto alla comprensione ed all’agire consapevole e condiviso. Cooperativo e non competitivo. La pace è un apriori ma anche un progetto politico, programmatico, economico, sociale, ambientale. È il progetto con cui la rivolta dei dominati si fa rivoluzione.

Roberto Musacchio

Quando una madre uccide il proprio figlio
La “macronia” in crisi, la sinistra francese più unita e radicale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu