In un post su fb di qualche giorno fa (anche fb può essere un buon servitore e non un cattivo padrone) Roberta Fantozzi, compagna che stimo, ha scritto di 3 buone notizie. Nel suo ordine, la bocciatura della candidatura della Germania ad un seggio provvisorio del Consiglio di sicurezza dell’Onu; il voto della Camera dei deputati USA che chiede a Trump il ritiro delle truppe dall’Iran; la risoluzione unitaria delle opposizioni parlamentari italiane in materia di revisione integrale del patto di stabilità.
Sono, indubbiamente, tre fatti importanti che possono muovere a qualche ottimismo. O, almeno, muovere. La politica infatti serve a questo. A cambiare le cose. Per farlo occorre guardare in faccia la realtà e cercare le strade utili a modificarla, verso il bene. L’esercizio del potere appartiene ai dominanti. Il solipsismo delle invettive che lasciano il tempo che trovano a pulsioni che non rimuovono gli ostacoli.
Credo che sia bene, appunto, guardare in faccia la realtà. Che è brutta, molto. Guerra, riarmo, disuguaglianze, disastro climatico, crisi delle fondamenta stesse della democrazia, suprematismi e razzismi. Fino al genocidio. Dirlo non risolve. Bisogna saperlo e cercare le strade, impervie, per cercare di salvarsi. Proprio perché i responsabili di questa situazione sono veramente tanti, non serve evocare ciò che li mette insieme ma fare di tutto per dividerli.
Questo Mondo è il frutto della vittoria del Capitalismo sul Socialismo Reale. La sconfitta del Socialismo Reale c’è e non può essere rimossa. Non ci sono rimozioni o surrogati che tengano la prova della realtà. Se vogliamo essere, ancora, e io lo voglio, comunisti, dobbiamo rifondare. Ora si è palesata un’altra realtà. Il Capitalismo Reale privato del suo antagonista dialettico, storico, materiale, il Socialismo, produce l’incubo in cui siamo. Ma, appunto, non ci sono né ritorni indietro né surrogati nelle possibilità che ci vengono date. Il movimento reale ha bisogno di rifondare il Socialismo e di abbattere lo stato di cose presenti agendo nelle contraddizioni.
Prendiamo I tre punti di Fantozzi. La bocciatura di Merz, e della Germania, nella candidatura al seggio provvisorio indica fastidio, ostilità, contraddizioni nel modo di essere storico della Germania in questa fase. Oggi, in particolare, si può distinguere un disegno che combina il riarmo massiccio con la costruzione di una sorta di complesso politico, militare, industriale (come detto da Paola Giaculli alla conferenza di Transform!Europe1) con Ucraina e Israele. Questo dopo che nei 37 anni dalla caduta del Muro la Germania si è mossa con una unificazione assimilativa, con allargamenti destabilizzanti dei Balcani, con influenze geo-economiche sull’Est, surplus esportativi ampiamente fuori dalle stesse norme macroeconomiche imposte da Maastricht in poi.
Per un lungo periodo Kohl, Schroeder e Merkel hanno tenuto un compromesso ambiguo con l’eredità del dopoguerra. La debolezza di Merz, l’Afd alla porta, le dinamiche materiali possono rompere gli argini in modi pericolosissimi. Paradossalmente è una dinamica simile a quella della Gran Bretagna, disgregata e disgregante, con Farage alle porte.
Degli USA di Trump, secondo schiaffo salutare di cui parla Fantozzi, non ho molto da dire oltre ciò che è emerso nella conferenza di Transform!Europe dai due interventi fatti da New York2. Il punto è che oltre il King Trump c’è un King capitalismo imperialista che va affrontato. Aggiungo che la stessa sinistra socialista USA mi pare non legga bene ciò che accade in Europa. Non perché non bisogna essere contro Putin ma perché bisogna, appunto, capire pure quello che succede in Germania. La sinistra socialista USA non può guardare all’Europa come se ci fosse ancora il cinema neorealista. L’Europa Reale assomiglia piuttosto a quella del primissimo ‘900.
E vengo al terzo punto, e cioè la risoluzione unitaria delle opposizioni sul patto di stabilità che, si spera, vada realmente in porto. Ci sono, come nota Fantozzi, cose importanti come la revisione integrale del patto di stabilità, la dichiarazione di non possibilità di obbedire ai diktat sul riarmo, la richiesta di fondi europei permanenti sul sociale e l’ambiente, misure utili sull’energia dalle rinnovabili ai contratti spot succubi della speculazione finanziaria.
Questa risoluzione è frutto di situazione che non ha pari in Europa, se uno vuole guardare in faccia la realtà. O meglio, si può paragonare alla Spagna che ha più capacità decisionale, ma meno movimento e ambiguità socialiste sulla Ucraina pari a quelle del PD. L’Italia ha un grandissimo movimento, anche se non politico come nei decenni antichi; il numero più consistente di parlamentari, tra Cinquestelle e Avs, che votano contro il riarmo e le armi all’Ucraina. E ha Meloni. Poi c’è il PD. Vera ossessione per chi pensa di costruirsi politicamente ed elettoralmente contro di esso, arrivando a volte a considerarlo il problema principale.
Siccome ho 70 anni ho conosciuto fasi simili anche verso il PCI. La Storia dice che almeno allora non c’era il fascismo e la decostituzionalizzazione in atto. È che il solo partito di massa che si realizzò fu Rifondazione Comunista che si oppose allo scioglimento del PCI e non alla sua esistenza. Poi naturalmente il PD è ben altro. Eppure se si arriva ad una mozione che ai tempi di Prodi ci saremmo sognati è perché c’è il permanere di qualcosa. Forse ciò che porta un sondaggio a dire che se oggi ci fossero i partiti della prima Repubblica il PCI sarebbe il più votato. Ho visto che qualcuno ha irriso e invece penso che bisogna rifletterci. Leggo post e articoli che vengono da quella Storia; vedo vecchi dirigenti in televisione. Sento, finalmente e da più parti, prendere il toro per le corna. E il toro è la guerra in Europa. Che va fermata e con essa la costruzione di quel riarmo sull’asse Germania, Ucraina, Israele, con annessi Baltici, polacchi e dall’altra sponda la Gran Bretagna che avvererebbe la profezia che Enrico Berlinguer consegnava nel 1984 a Critica Marxista in un’intervista. Un’Europa che voglia farsi potenza tra le altre finirebbe in mano alle destre, perdendo se stessa. Lo sapeva anche Gorbaciov che propose la casa comune. Fermare la guerra e il riarmo non è un favore a Putin che ha puntato sull’opposto di ciò che proponeva Gorbaciov. È riprendere la sola strada storicamente feconda per l’Europa, quella del welfare, del disarmo, della democrazia globale frutto di cooperazione e dialogo. È l’Europa di Edgar Morin che ci ha lasciato ma ha lasciato tanto in eredità. È quella dei movimenti contro guerra, riarmo, genocidio che si troveranno in piazza a Bruxelles il 14 giugno.
Ci sono scelte difficili ma necessarie da fare. Bisogna smontare il funzionalismo tossico del warfare. E il revisionismo degenerato. Serve una nuova Helsinki. La sicurezza si può coordinare ma per essere comune richiede una comune Costituzione perché se la Costituzione italiana ripudia la guerra non si può cedere sovranità a chi pratica la guerra. Altrimenti è finita la democrazia. L’Ucraina può certo entrare in una Unione ma non per fare la guerra ma perché è stata costruita la pace. Ecco queste cose oggi si leggono e si sentono. Sono rivolte molto a Schlein. Che è “giovane” e ha vissuto il più della sua vita dentro questo “spirito dell’epoca” del Mondo che stava cambiando. Purtroppo un po’ fatto di illusioni e un po’, assai di più, di illusionisti, i nuovi dominanti. C’è ancora il Capitalismo e porta brutte cose. Rifondare il socialismo è quanto mai indispensabile.
Roberto Musacchio