editoriali europei

Fidanza in Europa: le parole e la cultura

Saranno stati in molti a chiedersi come si conciliano comportamenti ignominiosi come quelli visti nelle immagini di Fanpage e il ruolo istituzionale di un Deputato Europeo. È quello che abbiamo cercato di capire visitando le esternazioni in Parlamento Europeo dell’eurodeputato Carlo Fidanza. Soprattutto quelle che riguardano i temi più sensibili, in particolare in questo momento, come i diritti, lo stato di diritto e altri temi politici, sui quali egli ha preso posizione.

Certamente non vi abbiamo trovato gli accenti fascisteggianti esibiti negli eventi ripresi dal video. Il contesto, ancorché non paludato, ma improntato al rigore istituzionale, del Parlamento Europeo, le sue regole severe (basti pensare ai tempi di parola) non lasciano spazio a intollerabili manifestazioni apologetiche. Vi abbiamo trovato però diverse componenti del substrato culturale e politico, non solo del fascismo condannato dalla nostra Costituzione, ma anche di quello che serpeggia nella contemporaneità italiana ed europea.

Alcuni esempi. Il machismo e la proclività all’insulto contenuto nell’epiteto “eunuchi” di cui Fidanza fregia i propri colleghi europarlamentari perché “omaggiano servilmente” la Merkel. Il razzismo che si esprime nell’intemerata contro ”black lives matter”, nell’attacco alle ONG (che “continuano a imperversare nel Mediterraneo”) e a Carola Rachete (in questo in buona compagnia), nei voti contro i diritti delle persone LGBTIQ. Nelle sue posizioni contro ogni azione per il rispetto dello Stato di Diritto in Polonia e Ungheria c’è, innanzi tutto, il disprezzo per lo Stato di Diritto, che è la cifra di ogni regime fascista; c’è la collusione con i regimi autoritari di quei Paesi; c’è una posizione antieuropea, in cui è difficile individuare il confine tra sovranismo e nazionalismo d’antan. La cosa, a questo proposito, più spregevole è il voto contro la Risoluzione sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia e lo Stato di Diritto a Malta. C’è, poi, il sostanziale richiamo al motto “Dio, patria, famiglia” in cui “credono decine di milioni patrioti in Europa e nel mondo”, evocati nel rimpianto per la fine della Presidenza di Donald Trump.

Non poteva mancare la dimensione strutturale: le posizioni contro la sospensione dei brevetti dei vaccini e contro le politiche ambientaliste dell’UE testimoniano la consueta fedeltà agli interessi del potere economico. Certamente non è una caratteristica esclusiva dei regimi fascisti, ma ne ha costituito e ne costituisce la spina dorsale. Una sostanziale fedeltà, camuffata da veementi attacchi alle forze oscure; non più il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” ma “l’ideologia perversa del Green Deal” e “le lobby arcobaleno”.

Un’altra cosa colpisce dell’attività parlamentare di Fidanza: i colleghi che sceglie come firmatari delle interrogazioni, un campionario di rappresentanti delle più reazionarie formazioni politiche, a cominciare dai partiti di estrema destra e con venature paranaziste di Grecia, Spagna, Germania, Estonia.

C’è da chiedersi cosa tutto ciò abbia a che fare con la denominazione del Gruppo parlamentare “Conservatori e Riformisti Europei”.

Dopo l’aggressione squadrista alla sede della CGIL, c’è un dovere comune: del Governo, del Parlamento, dei Partiti che si dicono democratici, della cultura, dei media. Quello di affrontare il nodo della relazione tra l’attuale fascismo, più o meno esplicitato, e quelle componenti culturali e politiche che, in vitro, abbiamo messo in evidenza nelle posizioni dell’eurodeputato Fidanza.

I particolari nelle Notizie dal Parlamento Europeo.

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Dalle elezioni alle mobilitazioni 2

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