intersezioni femministe

Femminismo tunisino fra piazza e tecnologia digitale

di P. Guazzo,
N. Pirotta
Dopo il ciclo dei “dialoghi femministi contro l’economia di guerra”, una stimolante esperienza formativa in dimensione politica che ci piacerebbe poter continuare, riprendiamo a parlare di attivismo femminista internazionale presentando la realtà tunisina.

Benché poco indagata, almeno in occidente, la Tunisia ha una storia importante di attivismo fatta di conquiste e battute d’arresto, contraddizioni e lotte ancora aperte.
Nella realtà del Magreb  la Tunisia è considerata all’avanguardia per i diritti delle donne  che hanno avuto spazio e attenzione con leggi avanzate introdotte già negli anni ’50/60 : diritto di voto nel 1957 e due anni dopo la possibilità di accedere a cariche pubbliche; nel 1959 la Costituzione tunisina ha dichiarato il “principio d’uguaglianza”che ha consentito alle donne di entrare in settori dell’occupazione non tradizionali (medicina, esercito, l’ingegneria,per fare qualche esempio) così come la libertà di aprire conti bancari in autonomia e di accedere alla direzione delle imprese. Nel 1962 si è introdotta la possibilità di controllare le nascite tramite la contraccezione, mentre nel 1965 è stato legalizzato l’aborto, otto anni prima degli Stati Uniti e e due anni prima Regno Unito, ma l’aborto su richiesta è stato tuttavia legalizzato nel 1973.
Sempre in quegli anni si è facilitato l’accesso all’istruzione femminile superiore, il diritto di richiedere il divorzio, alcune pari opportunità per quanto concerne l’ambito lavorativo.
La condizione delle donne in Tunisia è dunque da sempre  un tema di grande rilevanza, anche perché è emblematica delle sfide locali e delle dinamiche più ampie del mondo musulmano.

Dopo la rivoluzione del 2011 le donne tunisine hanno guadagnato in visibilità e voce, ma restano ancora da fronteggiare numerose difficoltà legate a pregiudizi, stereotipi e disuguaglianze economiche : la maternità, i diritti riproduttivi e la violenza contro le donne rimangono questioni cruciali che richiedono ancora attenzione e supporto.
Anche perché la “rivoluzione dei gelsomini”, il nome che ha preso in occidente il moto rivoluzionario del 2011, ha lasciato lacune, specie sul piano sociale ed economico, che hanno precluso la possibilità di portare a termine quel cambiamento radicale che  la rivoluzione aveva fatto credere possibile.

Dentro questa complessa realtà il movimento femminista  resta attivo e dinamico.
Un movimento che combina attivismo sociale e politico, con una particolare  attenzione alle lotte per  diritti delle donne e delle minoranze queer.
Una delle originalità di questo attivismo sta nell’uso dei social.
Le piattaforme digitali consentono alle femministe di denunciare, organizzarsi, creare reti e rafforzare legami tra le varie realtà presenti sul territorio ed anche oltre i confini nazionali.
La rete è stata ed è strumento utile che ha consentito resistenza, alleanze, mobilitazioni,
costruzione di memoria collettiva, condivisione di saperi e lotta comune contro la violenza di Stato.
Per dare conto di tutto ciò pubblichiamo il link ad un articolo che indica le realtà femministe e queer più attive.

La realtà tunisina conferma la ricchezza di teorie e pratiche del movimento femminista internazionale.
Un movimento che lotta, certo, per affermare i diritti delle donne ma, al contempo,  attraverso pratiche sociali e politiche legate a condizioni materiali e simboliche fra loro intrecciate, offre un’alternativa di sistema radicale e radicata.

Paola Guazzo e Nicoletta Pirotta

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