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Esercitazioni militari statunitensi a Caracas

di Chiara
Caria

Sabato 23 maggio, a più di quattro mesi dalla cattura dell’allora Presidente Maduro, la marina militare degli Stati Uniti ha condotto delle esercitazioni nella capitale venezuelana Caracas. Due velivoli Ospreyn hanno sorvolato l’Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, recentemente riaperta, traportando militari americani che sarebbero successivamente atterrati proprio davanti all’Ambasciata.  Da uno degli aerei atterrati all’ambasciata statunitense, un Bell Boeing V-22 Osprey, è sceso l’attuale capo del Comando Sud degli Stati Uniti (SOUTHCOM), il generale Francis L. Donovan. Gli aerei sono partiti dalla nave da guerra statunitense USS Iwo Jima, che si trovava posizionata molto vicino alle coste venezuelane.
Il governo venezuelano aveva annunciato l’esercitazione già da una settimana. Il ministro degli Esteri Yván Gil ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero condotto l’esercitazione per prepararsi “in caso di emergenze o catastrofi”. Tuttavia, non si tratta di una esercitazione militare nell’ambito della cooperazione internazionale per la sicurezza qualunque. L’ambasciata degli Stati Uniti ha dichiarato in un comunicato di rimanere «impegnata a garantire l’attuazione» del piano in tre fasi del presidente Donald Trump, «in particolare la stabilizzazione del Venezuela». Quello che rimane incerto è cosa si intenda con stabilizzazione del Paese.  L’esercitazione militare era chiaramente volta a preparare le truppe statunitensi alle operazioni sul campo, che potrebbe essere utile in ambito umanitario quanto bellico. 
Permettere agli Stati Uniti di svolgere un’esercitazione che comporta un’invasione via terra della propria capitale è l’ennesima violazione della sovranità Venezuelana. Gli accordi dell’amministrazione di Delcy Rodriguez con gli USA mostrano un chiaro rapporto di sfruttamento imperialista da parte degli Stati Uniti. Dal canto suo, l’amministrazione Trump vede queste nuove relazioni con il Venezuela come il risultato di una conquista americana, una vittoria di cui il presidente degli Stati Uniti ha particolarmente bisogno.
Non è un caso, inoltre, che l’esercitazione a Caracas avvenga proprio durante l’aggressione americana a Cuba e le rivolte che potrebbero cambiare l’assetto politico in Bolivia. Gli Stati Uniti vogliono mandare un messaggio alla regione latino-americana. Trump vuole dimostrare la forza militare degli Stati Uniti, e un’esercitazione nella capitale di uno Stato sovrano, o che almeno lo era prima dell’invasione statunitense di questo gennaio, sembra voler rimarcare la forza militare americana e la facilità con cui potrebbero invadere e successivamente portare sotto la propria sfera di influenza diretta qualsiasi nazione, fino a lasciarla priva di sovranità.
Quando la marina statunitense è atterrata a Caracas, i cittadini venezuelani si sono riuniti davanti all’ambasciata per un appello contro l’imperialismo, non solo in Venezuela. L’evento è stato organizzato da organizzazioni come COMUNES, PCV, PPT-APR, Marea Socialista, Partido Socialismo y Libertad (PSL), Liga de Trabajadores por el Socialismo (LTS), Movimiento Popular Alternativo (MPA), movimenti sociali, rappresentanti di organizzazioni sindacali, attivisti e personalità politiche. Durante l’azione antimperialista è stato anche lanciato un appello alla solidarietà con il popolo cubano e boliviano per la loro resistenza contro l’imperialismo statunitense. Davanti alla strategia militare statunitense, che ha riportato al centro delle proprie priorità la compattazione di una sfera di influenza americana nell’emisfero occidentale, la popolazione venezuelana continua a resistere, seppur contrastata da un governo che sembra aver ceduto la propria sovranità.

Chiara Caria

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